Musica, finisce un’epoca: i giovani possono twittare durante le opere

A teatro occorre sempre tenere un contegno rigido e formale e questo fa scappare i Millennial. Ma se li si lascia usare lo smartphone rispondono entusiasti

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23 Novembre Nov 2016 1301 23 novembre 2016 23 Novembre 2016 - 13:01

Per aprirsi alla modernità è necessario sbracare? Alcuni pensano di sì (non in questi termini, certo), come, per fare un esempio, la Boston Lyric Opera. Hanno deciso, per attirare le folle dei Millennial, in generale poco educati per comprendere la musica lirica, di autorizzarli a usare Twitter durante lo spettacolo. Che idea.

Come è noto, per questioni di decenza e correttezza nei confronti di chi vuole seguire l’opera senza farsi abbagliare dagli smartphone degli altri, o distrarre dalle vibrazioni continue, viene chiesto agli spettatori di spegnere il telefono. Il grande biasimo che colpisce chi non lo fa, sotto forma di sguardi austeri e feroci, è parte della punizione. Ma adesso tutto cambia: ci sono i Millennial con i loro inseparabili smartphone, che proprio non riescono no no no a stare qualche minuto senza digitare sullo schermo, o guardare le notifiche su Whatsapp rispondendo con faccine gialle e sigle inglesi. Un pubblico – è evidente – non molto adatto ai ritmi e ai cerimoniali dell’opera, che invece obbliga gli spettatori a lunghe sessioni di silenzio, stando seduti senza telefono. Magari anche concentrati su una cosa inutile ma bellissima come la musica.

Purtroppo, però, è necessario fare qualche conto: per la lirica è insostenibile restare aggrappati al solito vecchio (in tutti i sensi) pubblico, occorre attirare nuovi appassionati ed è giocoforza necessario puntare sui giovani. A questo punto, più che sventolare bandiera bianca, poco resta. I giovani possono usare Twitter, se vogliono, ma solo in un’area riservata: la “tweeting section”. Per evitare di disturbare gli altri spettatori. Una pezza, per fortuna, ce l’hanno messa.

La serata sperimentale riguardava la messa in scena di Greek, prima opera di Mark Anthony Turnage, ispirata al mito di Edipo. I giovani stavano nel loro comparto speciale, seguivano lo svolgersi del dramma e, quando avevano qualcosa da dire, anziché tenerselo per sé, lo twittavano:

Come scrive il Wall Street Journal, l’iniziativa è stata accolta con favore. I giovani erano entusiasti: “In uno spettacolo classico sono obbligato a spegnere il mio cellulare, e non posso comunicare. Devo ricordarmi cosa twittare, ma il rischio è di dimenticarlo, di far passare l’attimo” e si sa che i social vivono nell’immediatezza, nel pensierino espresso al volo, che ha un’aspettativa di vita di qualche minuto, al massimo qualche ora. Per i tempi di Twitter un’opera, anche moderna, è troppo lunga.

E allora è caduta la barriera: i giovani possono chattare, twittare, commentare in diretta quello che vedono. Tutto molto bello, tutti molto bravi. Poi quando le statistiche parlano di un aumento della distrazione, di un crollo della capacità di concentrazione, nessuno si chieda perché.

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