Il centrocampista è stato assassinato verso sera: sul luogo del delitto di Re Cecconi

La morte del giocatore della Lazio degli anni Settanta, Re Cecconi, ucciso una sera di gennaio in una gioielleria: Valderrama torna lì dove tutto è successo

Re Cecconi
25 Novembre Nov 2016 1000 25 novembre 2016 25 Novembre 2016 - 10:00

Il fragore di uno sparo in lontananza si riverbera nell’aria, disperdendosi nel temporale della prima sera di un tiepido gennaio romano, fino a fondersi definitivamente col rumore del traffico cittadino che sale tenue su per la collina Fleming.

All’interno di una gioielleria di via Nitti un uomo dai capelli biondi intrisi di pioggia giace a terra ferito a morte, con le dita rigidamente aggrappate al bavero rialzato della giacca. Gli altri tre uomini presenti sulla scena lo osservano pietrificati per alcuni interminabili secondi. Gli occhi celesti come la maglia che indossa ogni domenica sul campo da gioco cercano dapprima quelli del suo compagno di squadra, che solleva le mani in segno di resa. Quindi vagano in direzione dell’amico profumiere che aveva chiesto loro di accompagnarlo in quel negozio per una consegna, ricambiandone lo sguardo carico di spavento. Infine si posano oltre il bancone, dove la sagoma del gioielliere si staglia immobile in una innaturale posizione di tiro, i cui bolsi contorni evocano l’involontaria parodia di un giustiziere solitario. È l’ultima grottesca immagine che si imprime nella sua memoria morente. La Walther calibro 7.65 del giustiziere improvvisato rimane puntata verso di lui, quasi a volersi sincerare che il morto non scappi, anche se ormai è tragicamente chiaro che il morto in realtà ci sia scappato eccome.

Un tipo nervoso, si dirà del gioielliere: giusto qualche mese addietro aveva subìto una rapina a mano armata poco prima dell’orario di chiusura. Da allora era diventato poco incline all’umorismo, soprattutto sul lavoro, ed era corso subito ai ripari.

Un tipo nervoso, si dirà del gioielliere: giusto qualche mese addietro aveva subìto una rapina a mano armata poco prima dell’orario di chiusura. Da allora era diventato poco incline all’umorismo, soprattutto sul lavoro, ed era corso subito ai ripari. Aveva blindato l’ingresso, da cui ora era impossibile entrare senza prima suonare e aveva effettuato ripetute sessioni al poligono di tiro. Viveva nella certezza che prima o poi sarebbero tornati a puntargli una pistola in faccia, e non voleva farsi trovare di nuovo inerme, impreparato, in balia completa del destino.

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