Terremoto e ricostruzione: l’Europa vuole aiutarci, noi la attacchiamo per prendere voti

La proposta della Commissione: finanziare tutta la ricostruzione coi fondi Fesr. Una battaglia che dovrebbe vederci dalla stessa parte. Ma Renzi continua a battere pugni sul tavolo e minacciare veti

Getty Images 612783352

TIZIANA FABI/AFP/Getty Images

1 Dicembre Dic 2016 1047 01 dicembre 2016 1 Dicembre 2016 - 10:47

La terra ieri ha tremato ancora, ad Amatrice. Una scossa di magnitudo 4.4 che ci ha riportato alla realtà, a quel che suo malgrado tornerà a essere l’Italia dopo il 5 dicembre, sia che vinca il Sì, sia che vinca il No. Con le sue emergenze e le sue incompiute.

E così, mentre Matteo Renzi, non spreca nemmeno una tribuna per battere i pugni sul tavolo, minacciare veti, e fare il gradasso con Bruxelles, Corina Cretu, membra della Commissione Europa, ha proposto, a nome dell’organismo di cui fa parte, di modificare le regole d’utilizzo dei Fondi europei per lo Sviluppo Regionale (in gergo tecnico, i fondi Fesr) per finanziarie, interamente, la ricostruzione dall’onda sismica che ha colpito, per due volte in pochi mesi, il centro Italia.

Se fossimo in Matteo Renzi ci metteremmo a fianco della Commissione, invece che usare il terremoto per minacciare ricostruzioni «senza alcun riguardo per regole tecnocratiche». Al contrario, proveremmo ad aiutare la Commissione a modificare quelle regole, ad aprire le porte per un uso intelligente di fondi cui finora l’Italia, dal 2014 a oggi, ha attinto già per 42 miliardi di euro

Intendiamoci: è una proposta che deve passare il vaglio del Parlamento prima e del Consiglio Europeo, poi. Non esattamente una passeggiata, soprattutto la seconda. Non bastasse, in un contesto di estrema debolezza politica della Commissione guidata da Jean Claude Juncker, ormai del tutto privo di sponde e alleati.

Però, ecco, se fossimo in Matteo Renzi ci metteremmo a fianco della Commissione, invece che usare il terremoto per minacciare ricostruzioni «senza alcun riguardo per regole tecnocratiche». Al contrario, proveremmo ad aiutare la Commissione a modificare quelle regole, ad aprire le porte per un uso intelligente di fondi cui finora l’Italia, dal 2014 a oggi, ha attinto già per 42 miliardi di euro. Per la cronaca, il Partito Democratico è ottimamente rappresentato nel Parlamento dell’Unione. E l'Italia, in quanto membro del Consiglio Europeo, potrebbe offrire in cambio, affinché questa misura sia adottata, di ritirare il veto italiano al prossimo bilancio pluriennale europeo.

Insomma, lo spazio per trattare c’è, e sarebbe un’ottima cosa. Un bel modo per dimostrare che l’Europa è diversa da come gli euroscettici la dipingono, anche. In grado di farsi carico celermente dei problemi di un Paese, permettendole di ricostruire rispettando i propri vincoli di bilancio. Di usare bene, con un corretto senso delle priorità, i tanti soldi che ha a disposizione. Se davvero volessimo cambiare l’Europa, una mano tesa, oggi, sarebbe molto più utile di mille pugni sul tavolo.

Potrebbe interessarti anche