Piercing, depilazioni e manicure. Su 4mila nuovi centri estetici, la metà sono abusivi

Presentata alla Camera una proposta di legge per regolamentare il settore del benessere. Tra acconciatori ed estetisti ci sono 140mila imprese. Un giro d’affari di 21 miliardi. Ma lo Stato ancora non riconosce le nuove figure professionali, dai tatuatori agli onicotecnici

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3 Dicembre Dic 2016 0830 03 dicembre 2016 3 Dicembre 2016 - 08:30

La messa in piega dal parrucchiere e un massaggio tonificante. Tra una depilazione del viso e un trattamento anticellulite, una bella manicure con tanto di ricostruzione delle unghie. Gli italiani amano prendersi cura del proprio corpo. Uomini e donne, sia chiaro. Perché anche i canoni della mascolinità si stanno evolvendo. E così il centro estetico è divenuto la tappa fissa di un rito imprescindibile. Intanto il business del benessere tira, nonostante il periodo di difficoltà economiche. In tutto il Paese ci sono 39.893 imprese di estetica, 110mila attività di acconciatura e 2.740 centri per tatuaggi. Realtà quasi sempre di micro e piccola dimensione, che danno lavoro a decine di migliaia di addetti. Il giro d’affari sfiora i 21 miliardi di euro all’anno, perché anche in tempo di crisi la ceretta non passa mai di moda.

Eppure, nonostante il gran numero di lampade abbronzanti, il settore vive ancora di luci e di ombre. La continua evoluzione del mercato ha visto la nascita di nuove figure professionali rimaste senza un riconoscimento. Intanto dilaga l’abusivismo. Dei 4mila nuovi centri estetici e acconciatori nati degli ultimi anni, circa 2mila non sono in regola. Il 50 per cento. Tra evasione fiscale e contributiva il giro d’affari generato dal nero sfiora i 15 milioni di euro. Senza considerare i danni per i consumatori. La mancata osservanza delle norme igienico sanitarie, infatti, ha portato a un significativo aumento delle patologie infettive.

Nonostante il gran numero di lampade abbronzanti, il settore vive ancora di luci e di ombre. La continua evoluzione del mercato ha visto la nascita di nuove figure professionali rimaste senza un riconoscimento. Intanto dilaga l’abusivismo. Dei 4mila nuovi centri estetici e acconciatori nati degli ultimi anni, circa 2mila non sono in regola. Il 50 per cento. Tra evasione fiscale e contributiva il giro d’affari generato dal nero sfiora i 15 milioni di euro

Adesso il Parlamento corre ai ripari. In questi giorni il deputato del Partito democratico Marco Donati ha presentato una proposta di legge per regolare l’intero settore. «Chi si rivolge a un centro estetico - ha spiegato il deputato durante un incontro a Montecitorio - non lo fa per la semplice rimozione di inestetismi, ma per il mantenimento e il recupero del proprio benessere psicofisico. Per questo è necessario un quadro normativo certo che generi percorsi formativi idonei e certificati per elevare il livello di competenza degli operatori del settore».

La precedente disciplina risale al 1990, oltre un quarto di secolo fa. Nel frattempo i cambiamenti di costume e l’evoluzione del mercato hanno visto la diffusione di nuovi servizi e figure professionali. Ad esempio l’onicotecnica, la pratica di ricostruzione e applicazione di unghie artificiali, e gli innumerevoli massaggi del benessere. Senza considerare i make up artist, i truccatori specializzati, e un esercito di tatuatori e piercer. L’obiettivo del provvedimento è quello di definire un quadro normativo certo, per garantire il giusto livello di competenza di operatori che, in un modo e nell’altro, intervengono sul corpo umano. Anche attraverso idonei percorsi formativi. Non è una banalità. Oggi in assenza di una norma di riferimento nazionale, il tatuaggio è regolamentato in maniera diversa da regione a regione. «Accade così che in Emilia Romagna bastano 14 ore di formazione per ottenere l’abilitazione, mentre in Toscana ne servono oltre 600».

Oggi in assenza di una norma di riferimento nazionale, il tatuaggio è regolamentato in maniera diversa da regione a regione. «Accade così che in Emilia Romagna bastano 14 ore di formazione per ottenere l’abilitazione, mentre in Toscana ne servono oltre 600»

La proposta di legge definisce ogni professione e stabilisce un quadro unico nazionale. Un esempio? Per quanto riguarda il percorso formativo, autorizza il conseguimento della qualifica professionale di operatore di tatuaggi e di piercing solo al termine di un corso di due anni, con un minimo di 600 ore. E serviranno 300 ore per conseguire la qualifica di onicotecnico e make up artist. Non solo. Per aiutare i giovani operatori e combattere abusivismo e concorrenza sleale, la proposta di legge «introduce concetti quali l’affitto di cabina, il coworking e le prestazioni a domicilio e occasionali». Nuove opportunità per un settore in evoluzione, che continua a crescere nonostante le tante difficoltà.

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