Dal Sudamerica a Firenze, viaggio nelle piccole enclavi del renzismo

Il Sì vince in Toscana e in Emilia (per un pelo). Ai piedi delle dolomiti, nella provincia di Bolzano, la riforma ha convinto il 63 per cento degli elettori (ma sono soprattutto quelli di lingua tedesca). Nemo propheta in patria: il boom in Brasile: il Sì arriva al 84,2 per cento

Matteo Renzi
5 Dicembre Dic 2016 1245 05 dicembre 2016 5 Dicembre 2016 - 12:45

Dal Sudamerica a Bologna. Tra le campagne della Toscana e ai piedi delle dolomiti, in Alto Adige. Piccole enclavi di renzismo resistente. Seggi sparsi in Italia e all’estero dove il presidente del Consiglio dimissionario ha vinto la sua scommessa. Qui gli elettori hanno votato a favore della riforma della Costituzione, in controtendenza. Ha prevalso il Sì, talvolta con dati sorprendenti.

Stamattina il Paese si scopre unito. Nonostante i dubbi della vigilia, l’Italia ha scelto di votare No al referendum di Renzi. Dal Sud al Nord, isole comprese. E se nel Mezzogiorno le percentuali di chi ha bocciato la riforma sono nettamente più alte, alla fine quasi tutte le regioni si sono schierate contro il governo. Fanno eccezione la Toscana, la provincia di Bolzano, il comune di Milano e l’Emilia Romagna (per un pelo). I dati, anzitutto. L’affluenza è stata alta ovunque. Degli oltre 50 milioni di aventi diritto, hanno votato 33.243.845 italiani. Il 65,47 per cento. 19.419.507 hanno optato per il No. Rappresentano il 59,11 per cento. Una batosta. Nell’oceano di voti contrari, restano alcune isole controcorrente. La Toscana, ad esempio. La terra del premier non tradisce le attese di Palazzo Chigi. Qui il 52,51 per cento degli elettori si schiera per il Sì. La riforma convince soprattutto nell’entroterra. Nella provincia di Firenze, dalle parti di casa Renzi, il Sì arriva addirittura al 57,7 per cento. Nel feudo aretino della ministra Maria Elena Boschi, madrina della riforma, i favorevoli sono il 54,07 per cento. E si impone il Sì anche a Siena. In provincia si arriva al 57,2 per cento.

Un tiepido Sì arriva anche dalla rossa Emilia Romagna. Qui il presidente del Consiglio dimissionario vince per un pelo. Ed è forse la dimostrazione evidente che la battaglia del premier non ha convinto fino in fondo la sinistra e l’anima del Partito democratico. Nella provincia di Bologna i favorevoli alla riforma arrivano al 52,3 per cento. A Modena raggiungono il 53 per cento, il 52,8 a Ravenna. In totale, in tutta la Regione il Sì raggiunge il 50,39 per cento, contro il 49,61 dei No. Davvero troppo poco per sperare di vincere il referendum.

Dal Sudamerica a Bologna. Tra le campagne della Toscana e ai piedi delle dolomiti, in Alto Adige. Piccole enclavi di renzismo resistente. Seggi sparsi in Italia e all’estero dove il presidente del consiglio dimissionario ha vinto la sua scommessa. Qui gli elettori hanno votato a favore della riforma della Costituzione, in controtendenza. Ha prevalso il Sì, talvolta con dati sorprendenti

Nella provincia di Bolzano il Sì arriva al 63,69 per cento. Piccola sorpresa. «Eppure bisogna fare attenzione a un aspetto» racconta il deputato Florian Kronbichler di Sinistra Italiana. «Nei comuni dove la presenza delle comunità italiane è più bassa, il Sì alla riforma è stato più ampio». Insomma, la riforma è stata approvata soprattutto dalla popolazione di lingua tedesca. È un segnale della distanza con il resto d’Italia, forse. Ma il fenomeno ha anche un’altra spiegazione. Qui la campagna elettorale è stata impostata soprattutto sul tema del rapporto con lo Stato centrale. Votando Sì, gli elettori hanno chiesto una maggiore tutela della propria autonomia (non toccata dalla riforma). Luoghi particolari, in controtendenza. Storia a parte anche per il comune di Milano. All’ombra del Duomo ha vinto il Sì con il 51,1 per cento, anche se calcolando tutta la provincia è il No a imporsi con il 52,2 per cento. Segnale di un inevitabile effetto Giuseppe Sala, il sindaco voluto proprio dal premier, e del legame di una parte importante della città con il renzismo.

Nemo propheta in patria. Come era largamente previsto, il premier trionfa invece all’estero. Qui hanno votato 1.245.929 connazionali, il poco più del 30 per cento degli aventi diritto. E per la riforma costituzionale è un vero trionfo. Il Sì vince con il 64,7 per cento. Il No si ferma al 35,3 per cento. Merito, probabilmente, della campagna elettorale dei diversi esponenti dell’esecutivo che nelle settimane prima del voto hanno girato in lungo e in largo il pianeta. In America Meridionale, terra che ha ospitato un discusso tour internazionale della ministra Boschi, il Sì arriva al 71,93 per cento. In Brasile il Sì raggiunge addirittura all’84,23 per cento. Un plebiscito renziano a ritmo di samba.

Renzi sapeva che a Sud di Roma la partita sarebbe stata difficilissima. In Sicilia è tornato più volte durante la campagna elettorale. E chissà che non sia stato proprio questo ad averlo danneggiato. Una delle tappe principali del suo tour aveva toccato la città di Catania. In questa provincia il No ha raggiunto il 74,56 per cento: se non è un record poco ci manca.

E poi ci sono i tanti No. Ovunque, una valanga. Dal Meridione arrivano i dati più sconcertanti per il governo. Il senso della sconfitta è proprio nel Sud d’Italia. In Sicilia il No arriva al 71,5 per cento. In Campania al 68,5 per cento. In Sardegna siamo al 72,22 per cento. In pratica tre elettori su quattro hanno voltato le spalle al governo. A Napoli - nella provincia i No superano quota 70 per cento - qualcuno ha attribuito parte della responsabilità al sindaco Luigi De Magistris. Chissà. Intanto la lettura dei risultati elettorali nei vari capoluoghi del Mezzogiorno assume il profilo di un calvario. A Palermo il No è al 72,5 per cento, a Cagliari al 73,78 per cento. Renzi sapeva che a Sud di Roma la partita sarebbe stata difficilissima. Non a caso il premier ha dedicato proprio a queste regioni un grande impegno in campagna elettorale. In Sicilia è tornato più volte. E chissà che non sia stato proprio questo ad averlo danneggiato. Una delle tappe principali del suo tour aveva toccato la città di Catania. In questa provincia il No ha raggiunto il 74,56 per cento: se non è un record poco ci manca.

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