Dimissioni dell’altro mondo: nella stessa sera se ne va anche il premier neozelandese

A pochi minuti di distanza dal discorso di Matteo Renzi, anche il premier della Nuova Zelanda ha deciso di annunciare il suo ritiro. I due sono molto diversi, ma i discorsi hanno somiglianze notevoli

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5 Dicembre Dic 2016 0846 05 dicembre 2016 5 Dicembre 2016 - 08:46

È finita anche dall’altra parte del mondo. Proprio mentre Matteo Renzi spiegava nella sua conferenza stampa l’intenzione di presentare le dimissioni da presidente del Consiglio, la stessa cosa avveniva a migliaia di chilometri di distanza. In Nuova Zelanda il presidente John Key ha deciso di ritirarsi da leader del Paese, che ha guidato per otto anni (e per dieci è stato segretario del suo partito, il conservatore National Party). E guarda caso, i discorsi di addio sono molto simili. Almeno nella retorica:

“Un vero leader sa quando è il tempo di andarsene. E questo è il tempo di andarsene”, ha esordito John Kay. Lui, dal canto suo, “ha dato tutto quello che poteva per il Paese”, anche sacrificando la famiglia, in particolare la moglie, la quale però è stata “totally supportive”. Del resto, “non ho mai voluto essere un politico di carriera”, e che “non sarebbe riuscito a guardare la gente negli occhi, se avesse chiesto un quarto mandato”. Aver raggiunto i dieci anni alla guida del partito gli ha permesso di “fare un bilancio del passato e di guardare al futuro”.

È tempo di tornare a casa, allora. Anche se il periodo passato al governo “è stato un’esperienza incredibile”, ha ricordato – per passare poi a elencarne i momenti più importanti: la reazione al terremoto, la crisi finanziaria, il disastro della miniera di Pike River. Più o meno le stesse cose che diceva il suo omologo, un po’ più giovane, nell’altro emisfero. Anche la Nuova Zelanda, sotto la sua guida, ha imparato “ad avere fiducia in se stessa” e a essere “più aperta”.

L’unico cruccio, per Kay, non è la mancata riforma costituzionale, ma la mancata riforma della bandiera. “Avrei dovuto spingere di più, forse”. O forse no, ha fatto bene così. Il suo collega ha spinto tanto, ma gli è andata male. Certo, la Costituzione è più importante della bandiera – in teoria – e una riforma in questo senso appare più impegnativa. I due hanno però anche molte differenze: Renzi è di centrosinistra, Kay è di centrodestra. Renzi è più giovane, Kay più stagionato. Renzi ha governato mille giorni, Kay otto anni. Alla fine, però, parlano allo stesso modo. Forse sono i discorsi di addio (che in politica sono sempre arrivederci), a essere sempre molto uguali.

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