Giornata mondiale contro la corruzione

Italia corrotta, oltre il 50 per cento delle grandi opere sono sotto inchiesta

Un’azienda sanitaria su tre ha subito episodi corruttivi, il 52% delle grandi opere nel 2015 è sotto inchiesta per corruzione. Eppure solo lo 0,5% dei detenuti è dietro le sbarre per corruzione. E la legge sui whistleblower è bloccata in Parlamento

Autostrada Palermo Messina

(Getty Images/AFP/Stringer)

9 Dicembre Dic 2016 1010 09 dicembre 2016 9 Dicembre 2016 - 10:10

Il 9 dicembre si celebra la giornata mondiale contro la corruzione. Un “virus” che distrugge società ed economie, sottraendo ogni anno 3.600 miliardi di dollari nel mondo. E che in Italia, al 61esimo posto su 168 secondo l’indice di corruzione percepita, lacera la società «come il coltello nel burro», ha detto il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Eppure nel nostro Paese «nella lotta alla corruzione il grande assente è lo Stato», spiegano da “Riparte il Futuro”, la piattaforma impegnata nell’advocacy digitale.

Nel 2015 il 52% delle grandi opere considerate infrastrutture strategiche in Italia era sotto inchiesta per corruzione. Dall’Expo alla Salerno-Reggio Calabria, le indagini documentano scambi di mazzette, appalti, consulenze o incarichi. Almeno un’azienda sanitaria su tre ha subito episodi corruttivi, per un ammontare di circa 1 miliardo di euro di soldi sottratti alla cura della nostra salute. Dal 2014, sulla piattaforma digitale Alac (Advocacy and Legal Advice Centre) di Transparency International sono arrivate 290 segnalazione di episodi di corruzione sul luogo di lavoro. Eppure solo lo 0,5% dei detenuti italiani (299 su 53.889) è in prigione per reati di corruzione. Mentre la legge per la tutela dei whistleblower, coloro che denunciano i casi di corruzione, si è arenata da tempo in Parlamento e forse ci rimarrà per un bel po’.

«L’importante lavoro che ci aspetta sono le prossime elezioni», dice Priscilla Robledo di “Riparte il Futuro”. «Dovremo monitorare e garantire che in Parlamento vengano elette persone contro la corruzione». L’anticorruzione, spiegano, «deve essere il primo punto in agenda di ogni politico candidato, la prima preoccupazione di chi aspira a governare». E invece così non è.

La trasparenza resta una qualità per pochi eletti. Secondo uno studio del 2013 sull’accesso all’informazione della pubblica amministrazione da parte dei cittadini, viene fuori che solo il 13% delle risposte è soddisfacente. E chi chiede informazioni sull’amministrazione della cosa pubblica, sette volte su dieci ancora non ottiene ciò che chiede. Per permettere ai cittadini di accedere alle informazioni, è nata la piattaforma Chiedi, realizzata dalla ong “Diritto di sapere”. E un gruppo di associazioni ha lanciato la campagna di crowdfunding “Fino in Fondo” per finanziare i ricorsi promossi dai cittadini, attivisti e giornalisti contro la pubblica amministrazione che nega ingiustamente l’accesso a documenti e informazioni.

L’importante lavoro che ci aspetta sono le prossime elezioni. Dovremo monitorare e garantire che in Parlamento vengano elette persone contro la corruzione

Come segnalare

Ma se i politici, di ogni colore, movimento o partito, fanno melina, sta crescendo l’attivismo nella società civile. Riparte il Futuro ha stilato un vademecum sulle diverse possibilità esistenti per segnalare episodi di corruzione.

Uno degli strumenti è la piattaforma Alac di Transparency International, che raccoglie segnalazioni anonime contro la corruzione. Nel 70% dei casi, le segnalazioni che arrivano sono considerate “rilevanti”. E per la sanità, che in Italia è il settore più esposto alla corruzione, Transparency International ha sviluppato insieme a sei aziende sanitarie un progetto ad hoc per garantire che i soggetti incaricati dell’anticorruzione siano del tutto indipendenti. Le segnalazioni di corruzione, poi, possono anche essere inviate alla piattaforma del gruppo giornalistico Italian Reporting Project Initiative (Irpi), che assicura la tutela della fonte e sviluppa inchieste a partire proprio dai contenuti segnalati.

La trasparenza e il cambiamento per molti sindaci sono solo orpelli mediatici. Tra politici di vecchio e nuovo conio nessuna differenza: lo stile pare proprio lo stesso

Questione di trasparenza

L’unica profilassi contro la corruzione, spiegano da “Riparte il Futuro”, è la trasparenza. Un’unità di misura che può essere adottata dai cittadini per valutare politici, amministratori, e il loro operato.

OpenMunicipio, ad esempio, è uno strumento messo a punto dall’associazione OpenPolis: una piattaforma attraverso la quale si può monitorare in tempo reale tutta l'attività politico-amministrativa di una città. In questo modo i cittadini possono seguire le scelte del sindaco, della giunta e dei funzionari. Ma, ad oggi, la piattaforma è stata adottata solo dai comuni di Senigallia e Udine. La stessa cosa si può fare sui bilanci tramite la piattaforma OpenBilanci, che permette ai cittadini di capire come vengono gestiti i soldi pubblici, quanto un comune guadagna dalle multe, quanto spende per le luminarie natalizie, quanto per gli asili o la manutenzione delle strade.

E per scegliere il candidato più trasparente, durante le elezioni amministrative del 2016 “Riparte il Futuro” e altre associazioni hanno creato la piattaforma Saichivoti.it. Dei 115 candidati sindaco dei trenta comuni più popolosi (sopra i 50mila abitanti) hanno aderito alla campagna, pubblicando online il curriculum, lo status giudiziario, potenziali conflitti di interesse e l’impegno a introdurre – entro cento giorni dall’insediamento della giunta – il metodo delle audizioni pubbliche per le nomine dei vertici nelle partecipate. Ma, alla scadenza dei cento giorni, solo i sindaci di Savona e Novara hanno dato attuazione alla promessa elettorale. Non hanno rispettato l’impegno la sindaca di Torino Chiara Appendino, che ha proceduto con nomine “tradizionali”, né il sindaco di Bologna Virginio Merola, che ha fatto anche lui nomine “alla vecchia maniera”, e neanche la sindaca di Roma Virginia Raggi, che per Atac ha proceduto pure lei con nomine “vecchio stampo”. «È la conferma che la trasparenza e il cambiamento per molti sindaci sono solo orpelli mediatici», scrivono da “Riparte il Futuro”. «Tra politici di vecchio e nuovo conio nessuna differenza: lo stile pare proprio lo stesso».

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