Reportage

Dio, patria e addominali scolpiti: viaggio nei beauty contest dei filippini a Milano

Siamo stati al “Mr. Republika Ng Pilipinas Europe 2016”, il concorso di bellezza della comunità filippina a Milano. Fra inni nazionali, lingue creole, crew hip-hop e preghiere a Dio per vedere il proprio campione vincere la cintura di “Mr. Charity”

Mr Filippino
10 Dicembre Dic 2016 0830 10 dicembre 2016 10 Dicembre 2016 - 08:30

Si comincia invocando il nome di Dio. E 400 persone pregano tutte assieme. Il contesto è adatto perché siamo all'Auditorium PIME di Milano – il Pontificio Istituto Missioni Estere. Nulla di meglio per rendere grazie al Signore.

Poi è il momento della patria: il pubblico canta a squarciagola il Lupang Hinirang, l'inno nazionale delle Filippine e, a seguire, i versi di quello di Mameli. Il teatro è gremito: 24 file da 20 posti ciascuna prese d'assalto da famiglie, parenti, ragazzine. La musica che seguirà di lì in poi avrà poco a che fare con il patriottismo e la religione: hip-hop, i più noti successi disco dance degli ultimi anni, canzoni strappalacrime del repertorio filippino che, per assonanza, ricordano i neo melodici del sud Italia. Alcuni brani sembrano versioni riarrangiate de Il Volo e cantate in Tagalog – uno dei tredici idiomi indigeni che in patria sono parlati da almeno un milione di persone.

Si comincia pregando Dio. Poi si canta l'inno delle Filippine e quello di Mameli. Infine salgono sul palco 26 ragazzi, in smoking, con vestiti tradizionali, seminudi. È il “Mr. Republika Ng Pilipinas Europe 2016”, il contest di bellezza della comunità filippina di Milano

Il prezzo del biglietto è 8 euro; i candidati poco più che adolescenti sono 26 e si giocano la “cintura” di “Mister Republika Ng Pilipinas Europe 2016”. Di fatto è un concorso di bellezza, eleganza, stile. Chi si aggiudica il primo premio ha diritto a un viaggio a Manila per conoscere le proprie origini. Il secondo va in Spagna e il terzo a Catania come rappresentate della comunità ad altri contest.

Per la verità non c'è un solo vincitore. A ogni sfilata viene consegnata una cintura per qualità diverse: “Mr. Class” e “Mr. Elegance” sono due dei titoli consegnati durante la passerella in smoking; “Mr. Smile” e “Mr. Body beautiful” vengono assegnati durante la sfilata dei corpi in costume, seminudi. E ancora: “Mr. Facebook”, “Mr. Popularity” e tanti altri. A fine serata i “Mr. qualcosa” sono più di una dozzina – incluso “Mr. Charity” che si aggiudica il posto di diritto alla finale – e il senso di tutti questi premi non è ben chiaro a un profano ma nemmeno ad alcuni fra gli addetti ai lavori.

I vincitori in realtà sono più di una dozzina: “Mr. Class”, “Mr. Elegance”, “Mr. Smile”, “Mr. Body beautiful”, “Mr. Popularity” e “Mr. Charity” che ha diritto a un posto in finale in automatico

Ogni annuncio di vittoria o eliminazione va tradotto al microfono dal palco in tre lingue: inglese (o comunque la sua versione creola contaminata dal filippino), tagalog e italiano – perché sono parecchi qui a non parlare altre lingue, addirittura alcuni dei “Mr. Pilippino” si chiamano Salvatore o Giancarlo. Ad occuparsi del problema linguistico è Mr. Marc Paulo Noces assieme alle sue vallette sempre presenti sul palco. È l'organizzatore della serata e vincitore dell'edizione precedente. Di certo ha un lavoro normale nella vita ma per la reverenza e l'ammirazione con cui viene trattato dalla comunità filippina di Milano sembra uno di quei campioni ritiratisi imbattuti a vita privata.

La lunghezza della competizione è a tratti estenuante. E inframezzata per lunghi minuti dalle acrobazie di ballerini che danzano in L.A. Style. È un gruppo che si è formato apposta per questo evento ma tutti provengono o dalla RuRaito Step School, accademia hip-hop fondata del marzo del 2015 a Milano, oppure dagli “$hadows” – un'altra crew di ballerini che si scrive proprio così, con il simbolo del dollaro. Nulla sembra placare l'entusiasmo delle centinaia di supporters che ogni aspirante vincitore si è portato appresso: le ragazze gridano come ossessi, commentano con parole non proprio fini e gettano stracci anche in direzione delle telecamere durante la sfilata in costume, quando i ragazzi fanno bella mostra di addominali e bicipiti scolpiti; due donne sedute in settima fila incrociano le mani e pregano rivolgendosi al cielo al momento della semifinale, nella speranza che il loro “Numero 12” passi il turno. Provare a infilarsi nei camerini dei campioni è possibile ma si rischia di suscitare la rabbia del servizio di sicurezza. Una fotografa si imbuca e nota che i ragazzi sono stesi a terra a fare flessioni per cercare di tonificare i muscoli prima di salire sul palco.

Le ragazze urlano alla vista degli addominali scolpiti dei loro coetanei; le crew hip-hop si esibiscono sul palco e due donne in settima fila invocano il cielo per vedere il loro “campione” passare il turno

É presente anche la stampa. Giornalisti amatoriali e non: quelli di PiliTV, un neonato servizio di informazione fondato da un'italiana, Anna Monzini (che fa parte della giuria), e segue eventi della comunità filippina a Milano – pare che siano a decine ogni anno i galà di questo tenore – e la comunicazione istituzionale del Consolato di Manila. C'è Philip John Monsanto che imbraccia una telecamera per conto di Spire Media, novella agenzia di stampa e comunicazione web che conta di crescere con le sponsorizzazioni in futuro. E poi i professionisti come MyeMye Dimaano, una ragazza che lavora come corrispondente dall'Italia per ABS-CBN, la più importante emittente televisiva in patria.

C'è anche la stampa: servizi amatoriali come PiliTV e Spire Media ma anche la corrispondente da Milano della ABS-CBN, la più importante emittente televisiva di Manila

Il format ricorda vagamente una qualunque “Miss Italia” ma compresso in sei ore e senza il tele-voto. La giuria è mista italo-filippina e oltre a valutare aspetti estetici ha anche il compito di interrogare i candidati su tematiche culturali o legate all'integrazione: «Cosa faresti come ambasciatore della cultura filippina in Europa?». «Quali sono i tratti caratteristici dell'identità filippina?». Ci sono ragazzi sicuri come modelli di professione nello sfilare in passerella ma che invece si riscoprono pavidi e imbarazzati nel rispondere ai quesiti. Altri che rispondo con sicumera: «Sono filippino al cento per cento» pur non spiaccicando una sola parola che non sia italiana. Altri ancora strappano grida di gioia dicendo che «Sono filippino perché amo Dio, la mia famiglia e il mio Paese». Boato. Di quelli assordanti. Come l'ultimo che viene lanciato dalla folla verso 9 di sera quando lo speaker annuncia «Ladies and gentleman, the winner is...» col tono enfatizzato da annunciatore delle leghe boxe sul ring. Partono le foto, le interviste, gli abbracci, anche fuori dal teatro, a serata conclusa.

Non è un evento isolato: fra due settimane il contest delle Under 14 e due signore ci invitano al “Beautiful Moms” dedicato alle mamme, il 25 dicembre: «Il Natale lo possiamo festeggiare così»

E non è certo un unicum. Prima di andarcene veniamo invitati alla gara delle ragazze Under 14 che si svolgerà fra meno di due settimane. E due signore ci avvicinano anche per proporci l'ennesimo contest: il 25 dicembre, a Milano, dal titolo evocativo “Beautiful Moms”, dedicato alle madri. Quando facciamo notare che quella data coincide col Santo Natale loro ci rispondono così: «Sai, noi stando lontano dal nostro Paese e dalla nostra famiglia lo festeggiamo così». E non hanno tutti i torti

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