Altro che governo a breve scadenza, in tanti sperano che Gentiloni duri a lungo

Con buona pace di Renzi e dei Cinque Stelle, in Parlamento cresce il fronte di chi non vuole tornare alle urne. Si pensa, ma non si può dire. Qualcuno spera che il nuovo esecutivo arrivi al 2018: nato come uno yogurt a breve scadenza, potrebbe diventare come il latte Uht, a lunga conservazione

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12 Dicembre Dic 2016 1625 12 dicembre 2016 12 Dicembre 2016 - 16:25

«Abbiamo un appuntamento imminente con le elezioni». Mentre il premier incaricato Paolo Gentiloni sta ultimando le ultime consultazioni a Montecitorio, il segretario del Pd Matteo Renzi guarda al futuro. Davanti alla direzione del partito, convocata al Nazareno, l’ex presidente del Consiglio insiste sulle prossime sfide. Il pensiero già alle urne. «Nell’arco dei prossimi mesi – continua – è evidente che andremo ad elezioni politiche». Nonostante la nascita del nuovo esecutivo, la legislatura ha le settimane contate. O almeno ne è convinto l’ex presidente del Consiglio, e non da solo. Alla fine non è detto che sarà così. In pochi si schierano apertamente, eppure il partito trasversale che vorrebbe rimandare le elezioni fino alla naturale scadenza della legislatura è sempre più ampio. Intanto cambia la natura dell’esecutivo Gentiloni. Nato come uno yogurt a breve scadenza, potrebbe presto trasformarsi in una confezione di latte uht. A lunga conservazione.

Sarebbe questo l’auspicio del Quirinale, ad esempio. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha gestito la crisi di governo con autorevolezza e rapidità. Guardando all’unico obiettivo, racconta chi lo ha incontrato, di garantire la stabilità al Paese. Ecco perché il Capo dello Stato si è ben guardato dall’indicare una scadenza al nuovo governo. Non solo. A chi nei primi momenti aveva lasciato trapelare l’intenzione di tornare presto alle urne, Mattarella ha lasciato intendere di essere di tutt’altro avviso. Spiegando che sarebbe stato impensabile sciogliere le Camere senza prima aver messo mano alla legge elettorale. Dal Colle a Palazzo Chigi. C’è da scommettere che tra i sostenitori di un governo destinato a superare l’estate ci sia proprio Gentiloni, che in serata è atteso al Quirinale per presentare la lista dei suoi ministri. «L’impressione – ha spiegato stamattina la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni dopo aver incontrato il premier incaricato a Montecitorio – è che Gentiloni voglia arrivare con il suo governo fino al 2018».

Quella che tifa per il governo Gentiloni è una maggioranza trasversale, silenziosa. Forse composta anche da qualcuno degli oltre seicento parlamentari che maturerà il diritto alla pensione a metà settembre. E che quindi, non è difficile immaginare, non soffrirà particolarmente se la legislatura supererà i mesi estivi

Qualcuno si schiera apertamente, come i Radicali. Ieri il segretario Riccardo Magi ha auspicato che «il prossimo governo possa avere come orizzonte la durata dell’intera legislatura». Altri si limitano a pensarlo, senza esporsi. Se nelle prime ore della crisi Fratelli d’Italia, la Lega e i Cinque Stelle hanno alzato la voce chiedendo di tornare alle urne, gli strateghi di un governo a lunga scadenza lavorano in silenzio. Il rischio di essere additati come difensori della Casta è alto. L’accusa di non voler rinunciare alla poltrona è sempre dietro l’angolo. Certo, le trattative di queste ore lasciano poco spazio all’immaginazione. Se i centristi di Angelino Alfano e gli esponenti di Ala guidati da Denis Verdini chiedono maggiore visibilità nell’esecutivo, probabilmente è perché nessuno di loro pensa a un governo di brevissima durata.

Ma anche dentro Forza Italia non tutti hanno una gran fretta di tornare al voto. Perché correre? L’approvazione di una legge elettorale favorevole alle proprie esigenze passa necessariamente da un ragionato confronto parlamentare. Senza dimenticare gli equilibri interni alla coalizione. Qualche mese di attesa potrebbe aiutare a gestire l’ascesa del leader leghista Matteo Salvini, ambizioso pretendente al ruolo di guida del centrodestra. Alla fine anche nel Partito democratico sono in molti a non essere convinti dall’ipotesi di un voto anticipato, dalla minoranza dem ai franceschiniani. E questo nonostante la situazione imponga dichiarazioni pubbliche di tutt’altro tenore. La linea, in ogni caso, non è univoca. E così poche ore fa il presidente dem Matteo Orfini, durante la direzione, ha spiegato senza troppi giri di parole: «È inconcepibile che la legislatura arrivi al termine».

In pochi si schierano apertamente, eppure il partito trasversale che vorrebbe rimandare le elezioni fino alla naturale scadenza della legislatura è sempre più ampio. Intanto cambia la natura dell’esecutivo Gentiloni. Nato come uno yogurt a breve scadenza, potrebbe presto trasformarsi in una confezione di latte uht. A lunga conservazione

Quella che tifa per il governo Gentiloni è una maggioranza trasversale, silenziosa. Forse composta anche da qualcuno degli oltre seicento parlamentari che maturerà il diritto alla pensione a metà settembre. E che quindi, non è difficile immaginare, non soffrirà particolarmente se la legislatura supererà i mesi estivi. Il calendario è dalla loro parte. A fine maggio l’Italia ospiterà a Taormina il G7. È difficile immaginare che il Paese si presenterà a questo impegno con un premier dimissionario e una campagna elettorale in corso. Soprattutto dopo aver visto i duri toni dello scontro registrati nell’ultima fase della campagna referendaria. Più facile ipotizzare uno scioglimento delle Camere nei mesi successivi. Impossibile votare in estate, però. A settembre arriva la scadenza “pensionistica” per gran parte dei parlamentari. In autunno, invece, si aprirà la sessione di bilancio. E così, di rimando in rimando, si arriva al prossimo inverno. Con tanti auguri al governo Gentiloni.

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