Sulla legge elettorale ha ragione il Movimento Cinque Stelle

Fino a qualche settimana fa, l’Italicum era la legge elettorale perfetta. Oggi, dopo il referendum, si scoprono tutti proporzionalisti e i grillini hanno buon gioco a stanarli. In attesa delle mosse di Renzi

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12 Dicembre Dic 2016 1120 12 dicembre 2016 12 Dicembre 2016 - 11:20

Domanda: dove sta scritto che tutto quel che si è detto e ripetuto prima del 4 dicembre non vale più? O meglio ancora: com’è che le priorità del Paese sono radicalmente cambiate nel giro di una settimana scarsa?

Riassunto delle puntate precedenti: l’Italicum era la legge elettorale perfetta, quella che ci avrebbero imitato tutti, in primis spagnoli e tedeschi, col loro anacronistico proporzionale, le loro grandi coalizioni, i loro stalli istituzionali. Perché, si diceva, era prioritario sapere la notte delle elezioni chi avesse vinto e lo era altrettanto avere una maggioranza solida e cosa, in grado di realizzare il proprio programma e durare per l’intera legislatura.

Sarebbe facile, ora, puntare il dito contro Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, i due principali sostenitori delle tesi sopra elencate. Salvo alcune eccezioni, erano più o meno d’accordo tutti: la maggioranza del Partito Democratico, i suoi alleati di governo, persino Forza Italia, visto che quella legge era figlia del Patto del Nazareno. Pure la minoranza Pd, che mai era stata tenera con l’Italicum, ne ha sempre contestato, soprattutto, il largo premio di maggioranza e il ballottaggio tra i due partiti con più voti, proprio i due attributi della legge che la Consulta dovrebbe dichiarare incostituzionali, il prossimo 24 gennaio.

C’è che oggi il Partito Democratico rischia di perdere, e quindi la legge per cui ha combattuto in parlamento per tre anni, a colpi di voti di fiducia, non va più bene. Mentre improvvisamente vanno benissimo i governi di coalizione, gli accordi post elettorali, l’instabilità e l’incertezza. Difficile farsi stanare più di così

La situazione è cristallina, insomma: c’è una legge elettorale per la Camera dei Deputati che, in teoria, va bene a tutti. A quanto pare, oggi, persino al Movimento Cinque Stelle e alla Lega Nord. A questo punto, basterebbe trasferirla tale e quale al Senato e si potrebbe andare a votare quanto prima, cosa che tutti i gruppi parlamentari hanno chiesto a Mattarella, durante le consultazioni per la formazione del nuovo governo.

La cosa curiosa, però, è che a proporre questo iter sia il solo Movimento Cinque Stelle. E che gli altri partiti, quello Democratico in primis, invece che compiacersene, fanno orecchie da mercanti tacciando Di Maio, Di Battista e il resto della compagnia di incoerenza, visto che fino a ieri i grillini erano proporzionalisti convinti.

Commedia dell’assurdo? Sì, ma fino a un certo punto. C’è che oggi il Movimento Cinque Stelle può davvero vincere le elezioni e una legge elettorale maggioritaria come l’Italicum - anche quello rivisto dalla Corte Costituzionale - potrebbe garantirgli un’ampia maggioranza. C’è che oggi il Partito Democratico rischia di perdere, e quindi la legge per cui ha combattuto in parlamento per tre anni, a colpi di voti di fiducia, non va più bene. Mentre improvvisamente vanno benissimo il proporzionale, i governi di coalizione, gli accordi post elettorali, l’instabilità e l’incertezza. Difficile farsi stanare più di così.

Inutile girarci troppo attorno. Se Matteo Renzi deciderà per il proporzionale per salvare la pelle al suo partito, perderebbe la faccia e seppellirebbe, con un colpo di pala, tre anni di battaglia politica. Col rischio - molto più concreto di quanto si pensi - che finisca per andare al governo una coalizione formata da Movimento Cinque Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia.

Se invece deciderà di tirare dritto e puntare sul’Italicum, corretto o meno, esporrà il Paese a una più che possibile vittoria dei Cinque Stelle, ma almeno avrà salvato il principio costitutivo della sua azione politica. Che la governabilità è importante tanto quanto la rappresentatività. Che la stabilità è la precondizione del cambiamento. Che tecnici e larghe intese sono la miglior benzina per i populisti. Che le battaglie si combattono a viso aperto e a testa alta. A noi quel Renzi piaceva. Chissà se a lui piace ancora.

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