Inchieste

Doppia bufera su Milano e Roma: Sala indagato si sospende, Marra arrestato

Il sindaco di Milano Beppe Sala, indagato per corruzione, si autosospende. Raffaele Marra, primo collaboratore del sindaco di Roma, Virginia Raggi, è finito in manette per una compravendita di case Ensarco

Raggi Sala

Virginia Raggi, sindaco di Roma, e Beppe Sala, sindaco di Milano

16 Dicembre Dic 2016 0932 16 dicembre 2016 16 Dicembre 2016 - 09:32

Una doppia bufera giudiziaria coinvolge la politica a Milano e Roma. A Palazzo Marino il sindaco Beppe Sala, dopo aver appreso di essere indagato per Expo, si è autosospeso. Al Campidoglio è finito in manete Raffaele Marra, fedelissimo della sindaca Virginia Raggi, dopo che la Guardia di finanza ha acquisito la documentazione sulle nomine effettuate nei cinque mesi di amministrazione Cinque stelle.

La sindaca Raggi in conferenza stampa ha chiesto scusa, ha detto che Marra non è un esponente politico, ma un dipendente comunale, e che l’amministrazione andrà avanti, anche perché i fatti che gli vengono contestati non riguardano la sua amministrazione. «Il mio braccio destro», ha detto Raggi, «sono i cittadini romani».

MILANO

Giuseppe Sala, sindaco di Milano, è risultato iscritto al registro degli indagati nell’inchiesta sull’appalto della “piastra dei servizi” di Expo 2015, la base sulla quale poi è stata edificata tutta l’esposizione universale. L’accusa per Sala è di concorso in falso ideologico e falso materiale commesso il 30 maggio 2012. L’appalto era stato assegnato all’impresa Mantovani spa con un ribasso del 42 per cento su una base d’asta di 272 milioni di euro.

«Apprendo da fonti giornalistiche - ha spiegato Sala in una nota - che sarei iscritto nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla piastra Expo. Pur non avendo la benché minima idea delle ipotesi investigative, ho deciso di autosospendermi dalla carica di sindaco».

L’indagine del sostituto procuratore generale Felice Isnardi, culminata nell’iscrizione nel registro degli indagati di Beppe Sala, ex manager di Expo, riguarda un’ipotesi di falso già proposta da un rapporto della Guardia di finanza. Il nucleo di polizia tributaria nel 2014 faceva notare l’estrema velocità con cui Expo a maggio 2012 aveva sostituito un componente della commissione aggiudicatrice dell’appalto sulla piastra per un potenziale profilo di incompatibilità. Con una procedura standard, i lavori sarebbero partiti in ritardo, mettendo a repentaglio l’apertura di Expo 2015, avvenuta in tutta fretta il 1 maggio 2015. Secondo il rapporto della Guardia di finanza, per evitare ritardi, ci sarebbe stata una retrodatazione dei documenti per l’annullamento della nomina dei commissari. Ma allora i pm non avevano indagato nessuno per questa vicenda.

L'iscrizione del nome di Sala nel registro degli indagati sarebbe scaturita dopo l'avocazione da parte della Procura generale del fascicolo che la Procura intendeva chiudere con un'archiviazione. I pm nell’iniziale richiesta di archiviazione scrivevano che in nome dell’interesse di terminare i lavori di Expo in tempo, era stata «arretrata la soglia della legittimità dell’agire amministrativo». E ammettevano diverse anomalie, sia per il ribasso del 42% con cui Mantovani vinse la gara della piastra, «non idoneo neppure a coprire i costi»; sia per l’aumento del costo dei lavori, «consentendo all’appaltatore di entrare in una anomala trattativa "al rialzo" con il committente, ponendo come contropartita la cessazione dei lavori, la cancellazione dell’evento e la credibilità del Paese». Ma i pm sostenevano che non c’erano prove di tangenti e chiesero l’archiviazione.

Il gip Andrea Ghinetti respinse la richiesta, consegnando i faldoni a Isnardi. Gli indagati erano cinque: Piergiorgio Baita, Antonio Acerbo, Ottaviano ed Erasmo Cinque e Angelo Paris. A questi nomi ora si aggiungono anche Giuseppe Sala, e il legale rappresentante del gruppo Pizzarotti, accusato di tentata turbativa d’asta.

ROMA

La tensione è alta anche a Roma. Dopo le dimissioni dell’assessore alla Sostenibilità ambientale Paola Muraro, è arrivato l’arresto di Raffaele Marra, capo del personale del Campidoglio e braccio destro della sindaca Virginia Raggi. Il reato contestatogli dalla Procura di Roma è di corruzione. I fatti risalirebbero al 2013, quando Marra lavorava all’Enasarco. Marra, fedelissimo anche dell’ex sindaco capitolino Gianni Alemanno, ex ufficiale della Guardia di Finanza, avrebbe intascato una tangente per un totale di 350mila euro nel giugno del 2013 da parte del costruttore Sergio Scarpellini, anche lui finito in manette.

Gli assegni sarebbero stati versati dal costruttore per l’acquisto di una casa Enasarco nel quartiere Prati Fiscali in modo da ingraziarsi Marra, allora direttore del Dipartimento partecipazioni e controllo del Gruppo Roma Capitale con la giunta guidata da Alemanno. Sergio Scarpellini è noto negli ambienti romani perché affitta, a prezzi onerosi, diversi palazzi alla Camera, il Consiglio di Stato e varie autorità indipendenti.

Un’inchiesta del settimanale L’Espresso aveva rivelato già come Marra e la moglie fossero riusciti a comprare a prezzi bassi case da privati ed enti come la Fondazione Enasarco. Marra negli uffici del Campidoglio è definito come «il vero sindaco di Roma». E la sindaca di Roma Virginia Raggi più volte si è spesa in sua difesa, affidandogli la carica di capo del personale del Campidoglio. L’ennesimo scossone per la giunta a guida Cinque stelle.

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