Le inchieste di Milano e Roma

Il sonno della politica genera mostri

L’autosospensione di Beppe Sala, sotto indagine per Expo, l'arresto per corruzione di Raffaele Marra, braccio destro di Virginia Raggi. Un uno, due micidiale della magistratura, nel vuoto di potere della politica italiana. Cui non resta nemmeno la forza di un sussulto di dignità

Raggi
16 Dicembre Dic 2016 1059 16 dicembre 2016 16 Dicembre 2016 - 10:59

Un uno-due micidiale, coda avvelenata di un 2016 che credevamo ci avesse già dato tutto. Prima, la sera del 15 dicembre, l’auto-sospensione del sindaco di Milano Beppe Sala, dopo che ha scoperto dalle pagine del Corriere della Sera di essere stato iscritto nel registro degli indagati, per la vicenda dell’appalto della piastra di Expo 2015, una vicenda del 2012. Poi, la mattina del 16, l’arresto di Raffaele Marra, capo del personale del Comune di Roma, braccio destro (e sinistro) della sindaca a Cinque Stelle Virginia Raggi, accusato di corruzione nell’ambito dell'inchiesta sulla compravendita delle case Enasarco, che risale al 2013. Pochi giorni prima si era dimessa anche l’assessora Paola Muraro, anch’essa indagata per aver “truccato” le autorizzazioni per gli impianti di smaltimento dei rifiuti e di inquinamento ambientale, quando era in Ama.

Si tratta di due vicende di diversa gravità, sia chiaro. Formalmente, per dire, a Sala non è nemmeno arrivato un avviso di garanzia. L’impatto politico complessivo, tuttavia, è devastante. Soprattutto, se si pensa alla strana coincidenza temporale tra le due vicende, avvenute peraltro a meno di due settimane dalla sconfitta di Matteo Renzi al referendum, che ha fatto precipitare il Paese in una sorta di limbo istituzionale, senza una legge elettorale per il Senato e con quella della Camera su cui pende una sentenza della Corte Costituzionale. Se a questo aggiungiamo i guai di Berlusconi, rinviato a giudizio per falsa testimonianza nell’ambito del processo Ruby Ter e sotto scacco per la scalata ostile di Mediaset da parte di Vivendi, si capisce come il quadro sia piuttosto preoccupante.

In un contesto simile, la politica dovrebbe prendere di petto la situazione, evitando di farsi trascinare a fondo nel gorgo delle inchieste, della canea giustizialista o del vittimismo di chi si sente vittima di un complotto. Basterebbe un sussulto di dignità e senso delle istituzioni. Magari, evitando di difendere a spada tratta i propri indagati per attaccare come fossero già dietro le sbarre gli indagati altrui

In un contesto simile, la politica dovrebbe prendere di petto la situazione, evitando di farsi trascinare a fondo nel gorgo delle inchieste, della canea giustizialista o del vittimismo di chi si sente vittima di un complotto. Basterebbe un sussulto di dignità e senso delle istituzioni. Magari, evitando di difendere a spada tratta i propri indagati per attaccare come fossero già dietro le sbarre gli indagati altrui, come già stanno facendo molti politici, nelle file del Partito Democratico, chiedendo a gran voce le dimissioni di Virginia Raggi. Allo stesso modo, appare quantomeno frettolosa la stessa scelta di Beppe Sala di autosospendersi, tanto più se si pensa che la sua intenzione iniziale fosse quella di dimettersi, cedendo a un’egemonia culturale che fa dell’indagato un colpevole, a prescindere.

La sensazione, amara e preoccupante, è quella di un Paese alla deriva, con le sue due metropoli abbandonate a loro stesse, con un governo mediocre (eufemismo) che rappresenta solo se stesso, coi quattro leader dei principali partiti politici che pontificano fuori dal Parlamento, con le magistrature - dal consiglio di Stato con le banche popolari alla Consulta con la legge elettorale - che tengono sotto scacco le riforme degli ultimi mesi. Di un vuoto di potere clamoroso che, per la teoria dei vasi comunicanti, la magistratura sta provando a riempire, come già fece con successo tra il 1992 e il 1993, una stagione dalla quale non abbiamo imparato nulla, evidentemente.

Allora la politica, coi suoi partiti e coi suoi leader navigati, era molto più forte di quanto lo sia ora, oggi è una scialuppa a cui bastano un paio d’onde per naufragare. Allora, fu Berlusconi ad approfittarne. Oggi vengono i brividi solo a pensarci.

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