La risorsa contro populismi e intolleranze? Gli expat, le loro visioni e le loro idee

Soffiano venti anti-europei in tutta l'Unione, ma un'avanguardia di "lavoratori mobili", italiani e non solo, farà progredire il progetto Europeo

Giovani Expat
16 Dicembre Dic 2016 1409 16 dicembre 2016 16 Dicembre 2016 - 14:09

Se fosse un 'opera d'arte, sarebbe La città che sale di Umberto Boccioni. O uno di quegli Intonarumori, gli strumenti musicali prodotti dai futuristi per emettere ululati, rombi, sibili e ronzii. Perché la circolazione di italiani e non solo attraverso il continente sta sollevando domande, richieste e necessità nuove e rumorose. Sono bisogni che chiedono una risposta tanto scontata quanto difficile da realizzare: serve più Europa, occorre un'Unione più coesa nel diritto e nelle regole che la strutturano. Ed è a Bruxelles, all'ombra del Parlamento Europeo, che si elaborano risposte innovative e visioni originali per realizzarla.

Riconoscimento delle qualifiche professionali, sistemi contributivi unificati e omogenizzazione del diritto del lavoro sono i temi più pressanti. Basta unire in una sala di Bruxelles un gruppo di giovani espatriati italiani, attivisti ed esperti di tematiche europee, che questi temi emergono netti e veloci. Così accade ad esempio a MeeTalents, l'evento annuale organizzato dall'associazione iTalents che dopo Milano, Perugia e Bologna, si è tenuto quest'anno nella capitale belga.

Nata per promuovere il tema dell'“Italia diffusa”, categoria nuova per interpretare un fenomeno sempre più complesso, iTalents vuole abbandonare la retorica semplicistica della “fuga dei talenti” per produrre invece analisi più sofisticate e costruttive. «Crediamo nella circolazione dei talenti, anziché nella fuga. Chi parte non va dato per perso», afferma in apertura di serata la neo presidente dell'associazione, Eleonora Voltolina, 38 anni, direttrice della testata online Repubblica degli Stagisti.

Avanguardia in Europa
In un momento in cui l'Europa abbraccia le proprie ombre, loro, i giovani cittadini che vivono Oltralpe, non accettano di rinunciare a produrre quelle visioni di cui l'Europa è tanto povera e bisognosa al momento. Sono, gli italiani all'estero, parte di quella «avanguardia portatrice attiva di cittadinanza europea», come la definisce Maria Chiara Prodi, 38 anni, emigrata a Parigi e membro del Cgie, uno degli organi che rappresentano gli italiani all'estero. «Quindici milioni di Europei vivono in un Paese diverso da quello in cui sono nati (dati Eurostat, ndr)», afferma Prodi. «Stiamo anticipando il futuro di un'Europa politica», aggiunge Francesco Cerasani, 34 anni, Segretario del Partito Democratico a Bruxelles e impiegato nella delegazione del Pd al Parlamento Ue.

Sussidiarietà verticale tra Stati europei
Proprio Cerasani è tra chi porta a MeeTalents nuove idee e progetti. «Il cittadino italiano, spiega, possiede bisogni che possono essere soddisfatti solo in patria, ma anche necessità da demandare alle istituzioni del paese in cui vivono». Cerasani immagina una «sussidiarietà verticale a livello europeo», tra stati membri dell'UE. «Potremmo demandare ai patronati italiani all'estero i compiti che oggi hanno consolati e ambasciate italiane, come ad esempio «la creazione di uno sportello unico» per dare informazioni su lavoro o fisco a chi mette piede per la prima volta in città. Si guadagnerebbe in efficienza e taglio dei costi».

Ma addirittura, aggiunge Cerasani, «si dovrebbe dare alle istituzioni del paese ospitante la possibilità di erogare e rinnovare i documenti di ogni cittadino, da qualsiasi stato provenga, fino ad arrivare a creare un'anagrafe unica e una carta di identità europee». Per il segretario del PD belga, tutto questo non è altro che estendere un principio già esistente, quello di tutela e protezione del cittadino all'estero». Da costituzione UE, infatti, ogni cittadino di uno stato membro dell'Unione Europea che si trovi fuori Europa e in difficoltà, ha il diritto di godere della protezione delle ambasciate e dei consolati di qualsiasi Stato membro dell'UE.

Immaginare un contratto di lavoro europeo
Brando Benifei, 30 anni, eurodeputato del Partito Democratico e membro della commissione Occupazione e Affari Sociali del Parlamento europeo, è uno dei sostenitori dell'unificazione del mercato del lavoro in tutta Europa. Unificazione, sottolinea, che non può essere separata dalla costruzione di uno stato sociale comune, dove i benefit ai lavoratori siano omogenei tra stati, appianando le enormi differenze tra paesi nordici avanzatissimi e quelli, più scarni, dell'Est europa.

Per realizzare quella che oggi pare un'utopia, Benifei propone la nascita di una avanguardia di stati che crei «una versione più avanzata» di Europa, dove le qualifiche professionali siano riconosciute allo stesso modo da tutti i paesi membri, e in cui sperimentare un contratto di lavoro e un sistema pensionistico europei da applicare a tutti i lavoratori “mobili”, che vivono in un paese diverso da quello in cui sono nati.

"I vote where I live"
Si diventa cittadini europei facendo politica nelle sedi dei partiti italiani all'estero ma non solo. È fondamentale, ritiene Ilaria Maselli, essere partecipi e attivi nel posto in cui si vive. Lei, economista presso The Conference Board, e arrivata a Bruxelles una decina di anni fa, ha da poco creato un'iniziativa chiamata I vote where I live, con lancio ufficiale a febbraio. Scopo, portare sempre più italiani a votare alle elezioni amministrative della città estera in cui risiedono.

«È vero che quando lasciamo l'Italia poi iniziamo a rimpiangerla e a fare qualsiasi cosa per non perdere i contatti, dal comprarci la casetta al mare a investire in attività economiche. Siamo però molto meno bravi a inserirci nel tessuto sociale e politico del posto in cui viviamo, ed è un fatto triste», afferma Maselli. «Alle ultimi comunali di Bruxelles, solo un italiano su cinque a votato Essere cittadini europei significa anche partecipare alla cosa pubblica del posto in cui vivo». È un'iniziativa, quella di Masella, che trova eco in programmi simili avviati nella sua città dalla Spd tedesca e dal Pes francese, spiega.

Tempi duri
Solo che a soffocare il rumore crescente delle idee e dei bisogni sollevati da questi “italiani con il trattino”, come qualcuno qui a MeeTalents li definisce, soffiano venti non proprio favorevoli. Visioni progressiste come quelle appena descritte comportano una cessione di sovranità nazionale che è vista come fumo negli occhi da destre e populisti. Ma non solo. Anche la sinistra sociale e progressista, che dovrebbe promuovere a spada tratta tutto questo, sta facendo marcia indietro su molti fronti.

«Parlare oggi di queste idee pare fantapolitica», commenta Eleonora Medda, Inca Cgil Belgique e membro del Consiglio Generale degli Italiani all'estero, presente a MeeTalents. «Frans Timmersman, presidente del Partito Socialista Europeo (PSE, il partito politico europeo di orientamento socialista dentro cui si colloca anche il PD italiano, ndr), ha affermato in una dichiarazione del 2015 che l'accesso al mercato del lavoro di un Paese europeo diverso dal proprio non significa automaticamente accesso alla previdenza sociale di quello stesso stato», ricorda Medda. «È un forte freno ai diritti sociali che arriva direttamente dalla sinistra», commenta.

E non è stato l'unico freno. Al Parlamento Europeo si attende in questi giorni il voto di un pacchetto di leggi per coordinare tutti i regimi di sicurezza sociale dei vari stati europei, dopo che gli accordi firmati da David Cameron prima del referendum britannico hanno introdotto un pericoloso precedente, limitando l'accesso ai benefit sociali ai lavoratori europei e non inglesi e «cancellando di fatto la parità di trattamento dei lavoratori europei, ovunque si trovino», aggiunge Germana Viglietta, consigliere sociale, dal 2012 a Bruxelles come membro della Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione Europea.

Eppur si muove
Nonostante il contesto poco rassicurante, ci sono dati che danno speranza. Forse, dare sfogo a idee e visioni in un momento di crisi del progetto Europa non è un esercizio privo di senso. «Tra i giovani italiani e dei sei Paesi più popolosi d'Unione c'è voglia di più Europa e soprattutto di una politica sociale comune», spiega il demografo Alessandro Rosina che a MeeTalents ha presentato i risultati di uno studio condotto dall’Osservatorio giovani dell’Istituto G. Toniolo e dall’Agenzia Nazionale Giovani.

I dati sono il risultato di due indagini rappresentative svolte su giovani tra i 18 e i 34 anni nel corso del 2016 cui è stato chiesto, attraverso diverse e specifiche domande, cosa vogliono e cosa si aspettano dall'Unione Europea. La prima indagine è stata realizzata all'indomani d Brexit e ha coinvolto 1000 giovani per ciascuno dei sei Paesi più popolosi dell'Unione Europea (Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia). La seconda ha interessato un campione italiano di 6000 persone nella stessa fascia di età ed è stata condotta lo scorso ottobre.

Di fronte all'affermazione: «L'Unione Europea dovrebbe avere una politica sociale comune (pensioni, sanità, mercato del lavoro)», la maggioranza del campione intervistato in tutti e sei i Paesi europei ha detto di essere d'accordo, dal 72,7% degli italiani al 54,8% dei tedeschi. «I paesi nei quali i giovani si trovano più in difficoltà occupazionale tendono ad essere quelli più sensibili alle esigenze di una politica sociale comune», commenta il demografo. Ma la maggioranza a favore si raggiunge anche chiedendo se «L'Unione Europea dovrebbe sempre esprimere una posizione comune sui principali temi di politica internazionale» dal 68,4% di consensi raccolti tra gli italiani, al 52,2% dei francesi (informazioni anche qui).

In tutti i paesi chi pensa sia vincente una strategia comune supera chi preferirebbe vedere il proprio paese agire da solo e paradossalmente «i più convinti appaiono essere i paesi del Sud Europa», quelli dove le bordate anti europee partono più di frequente.

Questi dati ci dicono che c'è una generazione che sta crescendo, nonostante tutto e tutti, con il sogno di un'Europa più coesa e più presente. Ed è la generazione che sopravviverà ai populismi, quella per la quale vale la pena di rendere fertile di idee il terreno europeo.

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