Tra i litiganti, Gentiloni gode

Giochiamo un po': e se in tutto questo caos, tra il Pd che litiga, il Movimento Cinque Stelle che non sa governare e il centrodestra che non sa cos'è, il premier riuscisse a risollevare l'Italia. Cronache da un futuro non così impossibile

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19 Dicembre Dic 2016 1121 19 dicembre 2016 19 Dicembre 2016 - 11:21

Magari andrà tutto come deve, come sperano gli ottimisti. Renzi troverà la quadra sul Mattarellum come legge elettorale, convincendo Berlusconi, che oggi è invece convinto proporzionalista. E magari si andrà a votare con un Movimento Cinque Stelle in difficoltà, se non in vera e propria caduta libera, seppellito dalle macerie del disastro romano. E magari, alla fine di questo ultimo giro di giostra, avremo di nuovo un governo stabile al potere. Tutto può accadere, in effetti.

Però la situazione sembra davvero molto più complessa. Perché Berlusconi sembra intenzionato a non mollare di un centimetro sul proporzionale, perché Lega e Movimento Cinque Stelle bombarderanno ogni trattativa, perché Renzi fatica a controllare un Partito sull’orlo della guerra civile, perché gli ultimi mesi hanno già dimostrato come Grillo e i suoi siano impermeabili o quasi agli scandali.

A ben vedere, c’è solo una persona a cui fa gioco questo caos. Non fosse altro perché è l’unica persona che può trarre vantaggio da quel che succederà nei prossimi mesi. Parliamo di Paolo Gentiloni, ovviamente, sino ad ora il premier più invisibile che la storia repubblicana ricordi.

Primo dato: fino a che le forze politiche non troveranno un accordo sulla legge elettorale, il governo Gentiloni potrà dormire tra due guanciali. Renzi non si azzarderà mai a farlo cadere senza, tanto più in questa sua autodefinita “fase Zen”, né Mattarella glielo permetterebbe. Nel frattempo, il governo dovrà svolgere le sue funzioni. Ad esempio, qualora l’aumento di capitale del Monte dei Paschi, iniziato oggi e che si concluderà venerdì, non andasse buon fine dovrà decidere che fare. Se applicare alla lettera la normativa sul bail in, o nazionalizzare la banca, o inventarsi insieme a Padoan una terza soluzione.

Spoiler: qualunque cosa decideremo di fare, ci sarà consentito farla, vuoi per paura di una crisi sistemica o di un ulteriore travaso elettorale verso forze antisistema. E scommettiamo pure che Gentiloni inizierà a essere dipinto come il demiurgo che è riuscito a sbrogliare una matassa complicata laddove i modi rudi e guasconi del suo predecessore avevano fallito. Già ce li immaginiamo oggi gli editoriali inneggianti la forza gentile del premier, le pennellate sul suo basso profilo, gli elogi per la sua refrattarietà a mostrarsi dietro a una telecamera, la sua capacità di cogliere il bisogno di normalità che arriva dalla pancia del Paese. Magari riuscirà pure a disinnescare i referendum della Cgil contro jobs act e voucher, magari con una lieve correzione di rotta la primo e un ulteriore drastico ridimensionamento all'uso dei secondi.

A ben vedere, c’è solo una persona a cui fa gioco questo caos. Non fosse altro perché è l’unica persona che può trarre vantaggio da quel che succederà nei prossimi mesi. Parliamo di Paolo Gentiloni, ovviamente, sino ad ora il premier più invisibile che la storia repubblicana ricordi

Poi arriverà, giusto in tempo, la celebrazione dei settant'anni del Trattato di Roma che fece nascere la Comunità Europea. E mentre Renzi e Grillo si insulteranno furiosamente, la Raggi combinerà disastri, le due anime del Pd si prenderanno a cazzotti e Berlusconi e Salvini continueranno la loro battaglia sulla leadership culturale della destra italiana, Gentiloni farà gli onori di casa per cancellieri, presidenti e primi ministri di tutto il continente. Rivendicherà il suo europeismo e la necessità di un’Europa genericamente più solidale. Applaudiranno tutti. Il vertice sarà salutato come un successo. E la magia si ripeterà, con ogni probabilità, anche al G7 di Taormina.

Nel frattempo, la sorte potrebbe fare un ulteriore regalo a Gentiloni: l’effetto Trump sul dollaro, già oggi ai massimi da quattordici anni, e la risalita del tassi d’interesse pur sotto l’ombrello del Quantitative Easing di Mario Draghi, potrebbero dare un insperato slancio alle esportazioni e agli investimenti italiani. Secondo l’economista tedesco Daniel Gros, l’Italia avrebbe i numeri per trarre i migliori vantaggi da questa situazione. Ancora di più, peraltro, se il disgelo Usa-Russia portasse con se la fine delle sanzioni contro Mosca, magari proprio in concomitanza col G7 italiano.

Dovesse accadere, ci sarebbe probabilmente spazio per immaginare, a ottobre, quel famoso taglio dell’Irpef che Renzi aveva promesso sin dall’inizio della sua avventura di governo. Solo che a prendersi i meriti, stavolta, sarebbe ancora Gentiloni. A quel punto, con la fine della legislatura alle porte, la sua candidatura a premier sarebbe quasi una formalità. Con tanti saluti a Renzi, che finirebbe per maledire quelle dimissioni troppo frettolose, nella notte del 4 dicembre.

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