«La globalizzazione sarà più forte delle paure: parola di tedesco»

Detlef Braun, membro esecutivo di Messe Frankfurt: «Dalla Turchia alla Russia, siamo sempre più dipendenti dagli avvenimenti politici. Ma gli imprenditori ci raggiungono a Francoforte perché hanno ancora più voglia di esportare. E chi ha abbracciato l’Industria 4.0 ora ne coglie i benefici»

Detlef Braun

Detlef Braun, executive member di Messe Frankfurt

20 Dicembre Dic 2016 1440 20 dicembre 2016 20 Dicembre 2016 - 14:40

I propositi di alzare dazi, barriere se non muri al commercio globale, tornati in auge con l’elezione di Donald Trump negli Usa, non potrebbero essere più distanti dal cuore del business delle grandi società che organizzano eventi nel mondo. Una di queste, anzi, la maggiore, con 133 fiere nel mondo, oltre 90mila espositori e 4,2 milioni di visitatori, è Messe Frankfurt. Come rispondere a questa ondata di chiusura? Con pragmatismo, spiega Detlef Braun, executive member della fiera di Francoforte, e con la comunicazione. Vale anche per le rinnovate paure sul fronte della tecnologia, che riguardano i lavoratori ma in una certa misura le stesse imprese. Perché, ci racconta durante il Fimi, il forum sull’internazionalizzazione del Made in Italy organizzato a Milano dalla filiale italiana del gruppo, in Germania le imprese hanno avuto cinque anni per fare i conti con la nuova Industria 4.0. E hanno capito che i benefici sono maggiori dei vantaggi.

Nel 2016 il mondo ha scoperto paure profonde. Prima con la Brexit, poi con l’elezione di Trump, il messaggio è un rifiuto della globalizzazione e una richiesta di protezione per chi ne è colpito. Una delle risposte che viene prospettata è il protezionismo. Lei rappresenta un’azienda globale di fiere. Quale risposta può dare una azienda come Messe Frankfurt a queste paure e a queste richieste?

Noi siamo davvero un operatore globale. Abbiamo clienti in più 160 Paesi con 130 fiere in giro per il mondo. Per Messe Frankfurt il 2016 è stato un anno molto buono, con numeri record. Siamo anche dei dinosauri, visto che siano in attività da 80 anni: abbiamo dimostrato di essere una società davvero sostenibile. Ma vediamo cose che ci preoccupano. Quello a cui abbiamo assistito nel 2016 e che prevediamo nel 2017, è che stiamo diventando sempre più dipendenti da situazioni legate alla politica e alla sicurezza. Prendiamo il mercato russo, dove pure siamo un player di punta. Negli ultimi 24 mesi abbiamo assistito a quello che è sotto gli occhi di tutti: le sanzioni, l’economia che è scesa, il prezzo in discesa delle risorse: tutto questo sta influenzando in maniera molto forte il nostro business. Un altro esempio è la Turchia: non commento la situazione politica, ma i numerosi attentati hanno spaventato i nostri visitatori ed espositori internazionali. Soprattutto quelli asiatici, perché i travel alert delle istituzioni dicono di non andare in Turchia. Ma anche la Brexit per noi è stato un problema. Quindi al momento abbiamo meno espositori in Russia, Turchia e Regno Unito. Ma c’è un risvolto positivo.

Quale?

Abbiamo più visitatori a Francoforte, dove ci sono le fiere più importanti. Le aziende di questi Paesi hanno ancora più voglia di incrementare le esportazioni e trovano opportunità in altri Paesi. Quindi per il nostro business ci sono due facce della dinamica tra globalizzazione e protezionismo. Noi naturalmente incoraggiamo la globalizzazione e il libero commercio e le tendenze in atto ci preoccupano perché possono danneggiare le nostre attività.

«Le tensioni politiche hanno fatto scendere gli espositori in Russia e Turchia. Ma le aziende di quei Paesi vengono sempre di più alle fiere di Francoforte. Hanno ancora più voglia di incrementare le esportazioni»

La tecnologia è l’altra gamba delle paure del 2016. La vostra fiera da sempre promuove lo sviluppo dell’industria 4.0. Anche in questo caso, come vedete queste paure?

Con la digitalizzazione, o industria 4.0, i cambiamenti sul lato della tecnologia nei prossimi cinque anni saranno più rapidi e più drastici che negli ultimi 50 anni. Le persone in generale hanno paura dei cambiamenti, per questo il primo grande cambiamento da fare è di mentalità: bisogna essere aperti, ci sono moltissime opportunità da prendere. La digitalizzazione e l’industria 4.0 interesseranno tutte le imprese e tutta la catena del valore, dalla produzione alla distribuzione. È stressante, ma una volta che si collabora, all’interno della value chain, ci si rende conto dei benefici della maggiore efficienza: significa fare più profitti e reinvestire nella propria forza lavoro, nelle competenze, nei prodotti, nell’organizzazione. In questo modo si finisce per rafforzare la propria organizzazione. Per tutti i cambiamenti c’è sempre un problema mentale e psicologico. Ma se non andiamo in quella direzione, siamo fuori dagli affari.

Le paure sono dei lavoratori, ma anche le imprese soffrono di un’ansia da prestazione, quando si parla di industria 4.0, perché sembra un concetto difficile da tradurre nella realtà quotidiana. Come comunicate alle aziende per abbassare quest’ansia?

Per prima cosa, è compito dei dipartimenti di marketing delle imprese attive nell’industria 4.0 spiegare attraverso casi molto semplici quali siano i benefici di queste tecnologie. Poi le società, piccole o grandi, devono cominciare a sperimentare progetti e a fare le loro esperienze. Ci saranno molti tentativi ed errori, come sempre quando si sviluppano cose nuove. Sperimentiamo anche noi questa necessità di cambiamento, quando parliamo con le fiere del gruppo. Diciamo di non guardare a quello che abbiamo fatto negli ultimi 80 anni, ma a quello che serve nei prossimi cinque o sette. Quando dico che le nostre fiere devono cambiare, che devono diventare molto più forti sui contenuti del futuro, che devono offrire molti più benefici ai nostri espositori e visitatori in futuro, molti dei manager delle società collegate dicono: “a me mancano dieci anni per la pensione, pensiamoci dopo”. No, rispondo, le cose stanno cambiando troppo velocemente per permettersi questo. Pensiamo alle auto o all’industria del retail, che deve fare i conti con Amazon e ora con Amazon to Go. Devi capire se puoi battere questi soggetti o, se non puoi farlo, ti devi unire a loro.

In Germania il piano “Industrie 4.0”, il primo a livello mondiale, ha ormai cinque anni. Quali sono le principali lezioni apprese in questi anni?

La lezione principale che le imprese hanno imparato è che quando iniziano un processo digitalizzazione e industria 4.0 fanno passi da gigante avanti su vari fronti: processi più efficienti e trasparenti, economie di scale nei processi produttivi. Le aziende, grandi o piccole, si stanno rendendo conto che la loro produttività sta aumentando.

«A cinque anni dal lancio del piano Industrie 4.0 in Germania, le imprese hanno imparato che quando iniziano un processo digitalizzazione fanno passi da gigante su vari fronti. Le aziende, grandi o piccole, si stanno rendendo conto che la loro produttività sta aumentando»

Conosce il piano italiano per l’industria 4.0?

Non molto, so che è un tema all’ordine del giorno. So che ha lo scopo di dare un’accelerata all’innovazione, di attrarre gli investimenti e di favorire la creazione di nuova imprenditorialità. E questa è una notizia molto buona. So anche che il governo italiano è cambiato. Però, se mi permette una battuta, so che siete abituati a questi cambiamenti.

Il ministro responsabile per il piano (Carlo Calenda, ndr) è però rimasto in carica.

Penso che in ogni caso sia un piano importante per voi, perché l’Italia molte ha piccole imprese, come la Germania. Considerando che la domanda globale è sempre più diretta verso il concetto di “bello e ben fatto”, lo scenario (dell’industria 4.0 ndr) può essere un moltiplicatore della competitività italiana, tradizionalmente associata a prodotti eccellenti fatti su misura, a un design sofisticato e all’unicità. Quello che può aiutare è comunicare meglio i benefici dell’industria 4.0. C’è molto lavoro da fare nell’affiancare le imprese con la consulenza. Non si può pensare che le imprese possano cavarsela da sole.

Negli ultimi mesi le relazioni istituzionali tra Italia e Germania sono state peggiori rispetto a prima, diciamo che ci sono state molte incomprensioni. Questo ha avuto qualche effetto sul commercio tra Italia e Germania?

Penso che le nazioni più importanti in Europa, come la Germania e l’Italia, debbano unirsi in modo ancora più forte in tempi come questi. Abbiamo un’opportunità sola. L’Europa è ancora il più grande continente produttivo nel mondo. Non so cosa succederà negli Stati Uniti, ma so che Donald Trump non è uno stupido. Qualsiasi cosa dica o abbia detto sul protezionismo, mi viene da pensare “stiamo a vedere”. La cosa importante, intanto, è che le nazioni principali in Europa parlino con una sola voce. Se c’è irritazione o altro, è necessario che ugualmente siano unite. Se noi camminiamo da soli, ogni nazione in Europa sarà poca cosa rispetto alla Cina o all’India. Anche la Germania, con i suoi 70-80 milioni sarà un soggetto minore. Bisogna capire che è l’unico modo che abbiamo per avere successo.

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