Passare il Natale sull’Isola di Pasqua

Un’idea di viaggio per stare lontani dai parenti invadenti, ma anche per riflettere sulle conseguenze di una politica ambientale sciagurata

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21 Dicembre Dic 2016 1012 21 dicembre 2016 21 Dicembre 2016 - 10:12

Come passare il Natale lontano dai parenti? Semplice: basta andare sull’isola di Pasqua. Sì, è una destinazione un po’ sperduta, in mezzo al Pacifico, a metà tra il Cile e la Polinesia (ma anche la Nuova Zelanda non è lontanissima). Conta solo 5.800 residenti, qualche cavallo e un migliaio di teste di pietra – i moai – che hanno reso celebre l’isola nel resto del mondo. Chi cerca la pace può andare qua: inoltre, visto che è sotto l’Equatore, non fa nemmeno freddo.

Anche qui, visto che il 95% della popolazione è cattolica, si festeggia il Natale. L’isola di Pasqua fa parte del territorio del Cile, (regione Valparaìso), e anche dopo le difficili vicende del XX secolo (lebbra, incidenti durante la Seconda Guerra Mondiale, occupazione militare da parte di Pinochet) riesce a mantenere un contatto con la tradizione, mantenendo la lingua originaria (il Rapa Nui, lo stesso nome dell’isola) e alimentando l’artigianato locale, le danze e le musiche. Dal punto di vista produttivo, però, il mantenimento dell’isola è affidato ai beni di importazione dalla terraferma. E non è un mistero che l’unica forma di sostentamento è il turismo (per questo i prezzi sono più alti che altrove in Cile).

Misteriosa è, invece, la storia dell’Isola di Pasqua, almeno quella intercorsa prima della sua scoperta avvenuta nel 1722 a opera di un navigatore olandese, Jakob Roggeveen. Quando l’esploratore sbarcò, racconta nei suoi diari, il territorio era spoglio e brullo: era il risultato di una secolare opera di deforestazione, attuata fin dal 1100, quando i primi abitanti arrivarono sull’isola (provenivano, come dimostrano le prove genetiche, dalla Polinesia). Non è chiaro chi fossero, né in che modo avessero raggiunto Rapa Nui, né se avessero deciso di colonizzarla a ondate o in una volta sola.

Ciò che si sa è che, al loro arrivo, l’isola era ricchissima di palme. Subito cominciò una lenta ma inesorabile opera di deforestazione, sia per il mantenimento degli abitanti sia per la necessità (chissà perché poi) di realizzare i moai: i tronchi degli alberi sarebbero serviti come mezzo di trasporto. Nel 1400 la popolazione raggiunse il suo picco, cioè 20mila abitanti, e cominciò il declino. La deforestazione comportò una diminuzione delle risorse e un impoverimento del territorio. Scoppiarono guerre civili. La popolazione diminuì, fino alla quasi scomparsa nel 1700.

Natale lontano dai parenti, si diceva, ma non dai problemi. Nonostante il bel clima e le spiagge l’isola di Pasqua serba nell’anima una storia sinistra, fatta di fondamentalismo, distruzione ambientale e violenza. È bene pensarci, questo Natale.

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