I farmaci-truffa? Li scoprono i motori di ricerca

Quando qualcuno ritiene inefficaci le medicine che assume, va a cercare informazioni su Google e Bing. Un ricercatore di Microsoft ha applicato l’intelligenza artificiale a queste ricerche ed è stato in grado di anticipare quali farmaci sarebbero stati ritirati dal commercio

Pillole Gialle E Rosse

(FRANCK FIFE/AFP/Getty Images)

FRANCK FIFE/AFP/Getty Images

22 Dicembre Dic 2016 1606 22 dicembre 2016 22 Dicembre 2016 - 16:06
Tendenze Online

«Caro Google, dovrei forse preoccuparmi della qualità delle mie pillole?» non è certo una domanda che ci si auspichi di dover mai porre, ma è anche molto logica per chiunque assuma farmaci e abbia l’impressione che qualcosa non vada. Questo fu il pensiero di Elad Yom-Tov della Microsoft Research quando decise di scoprire se un’analisi delle ricerche online potesse essere utilizzata per predire quali farmaci siano a rischio di venire ritirati dal mercato. Salta fuori che l’idea è valida.

Come riportato dal New Scientist, Yom-Tov ha addestrato per 8 mesi un’intelligenza artificiale perché stabilisse una connessione tra ricerche eseguite su Bing a proposito di 300 farmaci diversi e il loro eventuale ritiro dal mercato. Per altri quattro mesi ha poi testato la capacità dell’intelligenza artificiale di predire quali farmaci sarebbero stati ritirati dalla casa produttrice.

I suoi algoritmi sono riusciti nell’impresa, ma con un anticipo di soli uno o due giorni prima dell’evento. «Il dato più significativo è l’impennata di ricerche su di uno specifico farmaco in ciascuno Stato degli Usa», scrive Yom-Tov su arXiv.

Gli algoritmi sono riusciti nell’impresa di predire quali farmaci sarebbero stati ritirati, ma con un anticipo di soli uno o due giorni prima dell’evento

Non è la prima volta che si fa uso di un motore di ricerca per studiare farmaci e stato di salute tra gli utenti. La Microsoft ha già per esempio analizzato le ricerche online per identificare effetti collaterali di farmaci, individuare possibili rischi di cancro e persino per seguire l’evolversi della diffusione dell’influenza, seppur con scarsissimi risultati.

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