La notizia più importante del 2016

Il sorpasso del Pil dell’India su quello del Regno Unito non ha guadagnato titoli a otto colonne. Ma niente racconta meglio il nuovo mondo multipolare e il poderoso declino dell’Europa

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INDRANIL MUKHERJEE/AFP/Getty Images

23 Dicembre Dic 2016 1029 23 dicembre 2016 23 Dicembre 2016 - 10:29

Attentati, sorprese elettorali, decessi celebri? No, ci spiace. Con ogni probabilità, l’unica notizia che meriterebbe di entrare in un libro di Storia, in un 2016 in cui ne sono comunque successe parecchie, porta la data del 22 dicembre ed è il sorpasso del Pil dell’India su quello del Regno Unito, che si sono scambiate il quinto e il sesto posto tra le più grandi economie del pianeta.

D’accordo, c’entra la paurosa svalutazione della sterlina sul dollaro a seguito della Brexit. D’accordo, che un subcontinente da più di un miliardo di persone superi in forza economica un isoletta che ne ha a malapena 50 milioni è nell’ordine delle cose, D’accordo, ma la portata, sia reale, sia simbolica dell’evento è enorme. Parliamo di quella che solo un secolo fa era la potenza coloniale per eccellenza, il Regno Unito, e di un Paese, l’India, che fino a vent’anni fa era la sua ex colonia per eccellenza, nonché l’archetipo della povertà estrema.

Fosse solo una notizia che racconta la poderosa crescita di una nuova potenza planetaria, di una moltitudine che si eleva dall’indigenza, delle meravigliose sorti e progressive della globalizzazione, sarebbero solo campane a festa. Il problema è che questa notizia suona anche le campane a morto dell’altrettanto poderoso declino dell’Europa. O meglio, di quelle sue ventotto piccole patrie ancora tronfiamente convinte di avere un futuro da nani in un mondo di giganti.

Fosse solo una notizia che racconta la poderosa crescita di una nuova potenza planetaria, di una moltitudine che si eleva dall’indigenza, delle meravigliose sorti e progressive della globalizzazione, sarebbero solo campane a festa. Il problema è che questa notizia suona anche le campane a morto dell’altrettanto poderoso declino dell’Europa

Quando tra vent’anni daremo un occhiata fugace a questo strano anno che sta finendo, ce lo chiederemo: dov’era l’Europa nel caos mediorientale e siriano? Dove mentre la Cina stava colonizzando l’Africa? Dove, mentre Usa e Russia facevamo prove tecniche a giorni alterni di nuove alleanze strategiche e nuove guerre fredde? Dove, mentre in America e in Cina nasceva una startup miliardaria al mese che inventava e distruggeva nuovi mercati? Dove mentre le più grandi multinazionali sfuggivano sistematicamente al fisco grazie anche a paradisi fiscali come Irlanda, Olanda e Lussemburgo? Dove?

Eravamo qua. A lacerarci tra austeri e spreconi, continentali e mediterranei. A piangere i morti sotto i tir e sotto le bombe. A farci prendere in giro dalla Russia e dalla Turchia. A prendercela coi migranti, con i profughi e con chi se la prende con i migranti e i profughi. A registrare mesti tassi di crescita di poco sopra lo zero virgola e l’ascesa, questa sì ben più rapida, di partiti populisti, nazionalisti e xenofobi. A scappare da un angolo all’altro della voliera alla ricerca di meno declino, di meno impoverimento, di meno erosione di welfare e di diritti. A farci superare a destra dall’India, mentre discutevamo di quanto fossero inopportune le parole di Poletti. A guardare il dito che indica l’ombelico, mentre il resto del mondo guarda le stelle.

A dimenticarci che, se fossimo una cosa sola come gli Stati Uniti d’America, la Cina, la Russia, l’India, saremmo ancora la prima economia del mondo, la seconda potenza militare, una forza geopolitica sufficiente per mettere sul tavolo la nostra idea di democrazia, di welfare, di sviluppo sostenibile che ancora oggi, nonostante tutto, non hanno uguali sul pianeta terra. Per arrestare un declino che, al contrario, sembra sempre più inevitabile. Per costruire la più importante notizia del 2017.

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