Storie che non hanno raccontato: la tregua di Natale del 1916

Quella più famosa è la tregua del 1914, in cui i soldati degli eserciti nemici smisero i combattimenti e si scambiarono doni (forse anche per giocare a calcio). Ma ce ne furono anche gli anni successivi, che però gli ufficiali non volevano rendere note

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23 Dicembre Dic 2016 1125 23 dicembre 2016 23 Dicembre 2016 - 11:25

Uno dei miracoli del Natale, per come viene raccontato nella sua versione oleografata, è la tregua avvenuta sui campi di battaglia durante il 1914. I soldati, lontani da casa e alla loro prima esperienza bellica, decisero di sospendere i combattimenti, dedicarsi a uno scambio di regali con i nemici della trincea accanto e, a quanto dicono, anche giocare a pallone. Divenne uno degli aneddoti simbolici più famosi, e anche un emblema della pace in tempo di guerra. Accadde solo nel 1914, secondo le ricostruzioni storiche correnti: negli anni successivi, sia a causa del peggioramento del conflitto, sia a causa della difficoltà nel trovare le risorse, le “tregue di Natale” non ci sarebbero più state.

In realtà, come dimostra lo studio di Thomas Weber, dell’Università di Aberdeen, le cose sarebbero andate in modo diverso. Anche nel 1915, e pure nel 1916 ci sono state tregue natalizie. Meno famose perché tenute nascoste con la complicità dei superiori. Per non andare contro gli ordini di scuderia, sia i soldati che gli ufficiali evitarono di segnalarlo. Per questo la Storia (con la “esse” minuscola) non li ha registrati, ed è passata l’idea che “dopo il primo Natale non ci fu una replica della tregua a causa della violenza dei mesi successivi, e dell’amarezza subentrata”.

E invece non sarebbe andata così: “I soldati – sostiene Weber – non hanno mai smesso di fraternizzare con i loro nemici, soprattutto a Natale”. E la storia (quella con la “esse” minuscola, fatta non di documenti ufficiali, ma di lettere personali e individuali) lo conferma. Nelle sue ricerche sulla vita di Adolf Hitler al fronte, lo studioso ha avuto modo di scoprire che, in effetti, le tregue continuavano. “Secondo un diario di guerra della brigata di Hitler, i tentativi da parte dei soldati di fraternizzare e organizzare una tregua con i nemici sarebbero stati bloccati e repressi da parte degli ufficiali. Ma non è la verità”. Un documento in particolare è illuminante: “È la lettera di un soldato scozzese, Ronald MacKinnon, di stanza a Vimy, in Francia. Il suo battaglione fronteggiava quello dove, all’epoca, era presente anche Hitler. Se si guarda ai rapporti ufficiali, i tedeschi avrebbero cercato di aprire una tregua, ma nessuno del battaglione anglo-canadese avrebbe risposto. Ma se si leggono le sue lettere, si scopre una realtà diversa”.

MacKinnon scriveva in privato a sua sorella: “Here we are again, come dice la canzone. Ho passato un buon Natale, considerato che ero in prima linea. La vigilia è stata dura, turno di guardia da sentinella con il fango fino alle ginocchia, ovvio. Ma a Natale abbiamo fatto una tregua e i nostri amici tedeschi sono stati abbastanza gentili. Sono venuti a trovarci e ci siamo scambiati carne di toro con sigari. Natale è stato “tray bon”, che vuol dire molto buono”.

Insomma, la tregua c’è stata: i soldati si sono fatti gli auguri e si sono perfino scambiati dei doni. Ma non lo si doveva dire. “E nessuno lo ha più saputo. Ma la Guerra, anche se ha avuto lunghe fasi di violenza e crudeltà, è stata caratterizzata anche da momenti di pentimento, in cui l’adrenalina scendeva e le persone si sentivano in colpa. Non sono stati pochi i casi in cui soldati nemici si sono fermati ad aiutare i feriti dell’altro schieramento”. E non stupisce se si scambiassero anche qualche regalo, quando arrivava Natale.

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