Perché la carta fa più male del coltello

Non è una metafora: i tagli fatti con i fogli di carta sono sempre ridicoli e molto dolorosi. Non è solo la vergogna che agisce: è che, in realtà, si soffre di più

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24 Dicembre Dic 2016 0830 24 dicembre 2016 24 Dicembre 2016 - 08:30
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Fa più male di quanto si pensi e c’è un motivo. Non è la vergogna (che pure assale il malcapitato: tagliarsi con un foglio porta sempre con sé una quantità di scuorno che amplifica il dolore), è che proprio è più doloroso. Più di un taglio fatto con un coltello. Come è possibile?

Lo spiegano qui. Prima di tutto, come è evidente, la zona del corpo interessata è ricca di terminazioni nervose: le mani hanno una complessa struttura. In particolare, i noxicettori, incaricati di percepire temperatura, pressione e, soprattutto, dolore. Sono a-mielinici, ma hanno una concentrazione enorme proprio nelle mani (più lì che in tutto il resto del corpo). Questo, allora, è il primo motivo: l’estrema sensibilità delle dita. Lo stesso taglio, se fatto su una gamba, non farebbe male allo stesso modo.

Poi, certo, una buona parte dipende dal fatto che le mani sono usate di continuo. Ogni movimento richiama il dolore del taglio, impedisce una rimarginazione veloce, e allunga i tempi della “guarigione”. È una parte sensibile, delicata e usatissima. Ma c’è un terzo motivo: la carta stessa.

A differenza della lama di un coltello, la carta lascia una ferita diversa e più diffusa. Il coltello, per capirsi, lascia un taglio diritto e chiaro. Non conta tanto la profondità, quanto la qualità del taglio. La carta, per la sua natura flessibile, lascia un solco imprevedibile, con varie ramificazioni e microferite lungo la pelle. Non solo. Il taglio da carta è più superficiale, ma proprio per questo è più doloroso: non ci sono fuoriuscite di sangue, che sono molto utili perché, andando a coagulare sulla ferita, la riparano da tutte le sollecitazioni esterne. Il foglio, invece, non perdona.

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