Il 50 per cento dei botti di Capodanno non è a norma. In Italia esplode il mercato dei fuochi illegali

Solo lo scorso anno sono stati sequestrati dalle Forze dell’ordine 23mila chilogrammi di polvere da sparo. Quasi 200 i feriti, di cui 16 gravi. Il settore è composto da piccole imprese familiari, quasi tutte al Sud, e vale circa 100 milioni. Ma il mercato illegale parallelo vale anche di più

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30 Dicembre Dic 2016 1428 30 dicembre 2016 30 Dicembre 2016 - 14:28

Oltre 23mila chilogrammi di polvere da sparo. E poi 1.168 strumenti lanciarazzi, 1.823 munizioni, 46 armi comuni da sparo. Sono solo alcuni dei materiali sequestrati dalle forze dell’ordine - in occasione dello scorso Capodanno - nell’attività di contrasto all’uso improprio e alla commercializzazione di materiale pirotecnico, spesso illegale. A cui vanno aggiunte, come spiega il Viminale, 317 persone denunciate a piede libero e 26 arrestati. Si avvicina la fine dell’anno e come da tradizione tornano le polemiche su botti, petardi, razzi e fuochi d’artificio. Nell’affrontare la questione è fondamentale una distinzione. Se il mercato legale dei fuochi pirotecnici vale quasi cento milioni di euro, c’è una realtà parallela e illegale che supera persino le stesse cifre. Un danno per la nostra economia e un rischio evidente per chi vi si approvvigiona.

Stando ai dati raccolti nell’ultimo dossier sui fuochi illegali del Movimento FareAmbiente, in Italia esistono circa 300 aziende impegnate nel settore. È un’attività prevalentemente artigianale, che si tramanda di padre in figlio. «Molte realtà imprenditoriali sono infatti alla terza o quarta generazione». Aziende familiari di dimensioni estremamente ridotte, tanto che gli addetti regolarmente registrati sono circa 500. Si trovano al Meridione, per la maggior parte. Nel Mezzogiorno si registra la presenza del 70 per cento di queste attività. Ai dati ufficiali del comparto, come spiega FareAmbiente, «si devono aggiungere le aziende che lavorano in nero e quindi non censite, che sono almeno un altro 30 per cento».

Oltre 23mila chilogrammi di polvere da sparo. E poi 1.168 strumenti lanciarazzi, 1.823 munizioni, 46 armi comuni da sparo. Sono solo alcuni dei materiali sequestrati dalle forze dell’ordine - in occasione dello scorso Capodanno - nell’attività di contrasto all’uso improprio e alla commercializzazione di materiale pirotecnico, spesso illegale

A detta degli esperti, il 50 per cento delle vendite di materiale pirotecnico nel nostro Paese interessa prodotti illegali. Provenienti principalmente da Cina e dai paesi dell’Est Europa. Enormi quantitativi di materiali pirotecnici fuorilegge la cui immissione in commercio viene già largamente limitata dall’attività sul territorio della Forze di Polizia. I centri dove è più radicato il mercato nero, stando agli studi di FareAmbiente, «risultano essere la città metropolitana di Napoli, compreso l’hinterland, Bari e Palermo».

I risultati sono spesso drammatici. Nel bollettino degli incidenti pubblicato lo scorso anno, il Viminale spiega come gli episodi più gravi debbano «essere ricondotti all’uso sconsiderato di prodotti pirotecnici illegali». I dati, nella freddezza dei numeri, ricordano le conseguenze di un evento bellico. Nonostante la complessiva diminuzione di feriti e l’assenza, da due anni a questa parte, di incidenti dagli esiti mortali, le cifre sono impietose. Solo lo scorso anno i feriti sono stati 190. In 174 casi si è trattato di feriti lievi, con prognosi inferiore a 40 giorni. L’anno prima erano stati 241. E oltre 500 nel 2012, record negativo del decennio. Ben 16, invece, sono stati i feriti gravi. Contro i 12 del Capodanno precedente. A questi vanno aggiunti tre ferimenti derivanti dall’uso sconsiderato di armi da fuoco, la metà rispetto al 2015. Per le vittime, le patologie più comuni sono principalmente due. Tipiche conseguenze dello scoppio di materiale pirotecnico. Il ministero dell’Interno ricorda i traumi alle mani, con «frequenti fratture e amputazioni di dita o falangi». Oppure le ustioni, «al volto ed alle parti basse del collo».

A detta degli esperti, il 50 per cento delle vendite di materiale pirotecnico nel nostro Paese interessa prodotti illegali. Provenienti principalmente da Cina e dai paesi dell’Est Europa. Enormi quantitativi di materiali fuorilegge la cui immissione in commercio viene già largamente limitata dall’attività sul territorio della Forze di Polizia

Intanto, per contrastare il fenomeno, molti comuni hanno deciso di vietare l’utilizzo dei botti. Come si legge sul dossier di FareAmbiente, nel 2015 sono state 850 le amministrazioni che hanno emesso ordinanze di divieto per i fuochi artificiali. Quest’anno sono oltre mille. La scorsa settimana anche la sindaca di Roma Virginia Raggi aveva vietato l’utilizzo di qualsiasi fuoco pirotecnico durante gli ultimi giorni dell’anno per «evitare tragici incidenti che colpiscono adulti e bambini». A poche ore dal Capodanno, però, il Tar ha sospeso il divieto. Ieri sera è arrivata la risposta della sindaca, che si è rivolta a tutti i cittadini con una lettera aperta. «La nostra ordinanza è stata bocciata - si legge - Ma noi, con questo appello, vogliamo portare avanti una battaglia di civiltà e sensibilizzazione. Evitiamo botti e petardi pericolosi che possono portare a conseguenze negative sia per la salute delle persone che degli animali».

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