Renzi-Berlusconi contro Lega a Cinque Stelle: la sfida inevitabile del 2017

I maggioritari si mettano il cuore in pace, ha ragione Berlusconi: non c'è alternativa al proporzionale. E nemmeno alla sfida finale tra establishment e populisti, tra europeisti e sovranisti. Il risultato? Nelle mani di Gentiloni

Salvini Renzi Grillo
30 Dicembre Dic 2016 1126 30 dicembre 2016 30 Dicembre 2016 - 11:26

Avete voglia a dire che con la legge elettorale non si mangia, che sono altre le cose di cui dovrebbe occuparsi la politica. Vero, verissimo. Ma mai come in questo frangente la legge elettorale plasmerà il futuro della politica italiana. È dalle alchimie dell’attuale parlamento e dalla coda di questa strana legislatura che si sceglierà quale strada imboccare. Se il ritorno alla prima repubblica, al proporzionale e alle coalizioni parlamentari. O invece il mantenimento di un assetto maggioritario, o pseudo-tale, con l’indicazione chiara dei candidati premier sulla scheda elettorale e il boccino nelle mani sempre e comunque all’inquilino di Palazzo Chigi.

Sgombriamo subito il campo da un gigantesco malinteso. Ha ragione Romano Prodi quando dice che non esiste una legge elettorale in grado di esorcizzare la possibile vittoria del Movimento Cinque Stelle. Che potrebbe far man bassa di parlamentari con ogni sistema elettorale. Allo stesso modo, ha ragione Silvio Berlusconi quando afferma che nessuna legge elettorale, a meno da forzare il risultato con premi di maggioranza al limite dell’incostituzionalità, può garantire un vincitore chiaro la notte stessa delle elezioni. Non ora, perlomeno, che i poli vanno da tre a cinque, a seconda che si considerino o meno la destra e la sinistra come soggetti unitari.

Si mettano il cuore in pace quelli che “vogliamo-scegliere-chi-ci-governa”. A meno di cataclismi elettorali al momento difficilmente ipotizzabili, il Presidente del Consiglio sarà scelto dal presidente della Repubblica e votato dal Parlamento, dopo interminabili trattative e consultazioni parlamentari. E si mettano il cuore in pace pure quelli della vocazione maggioritaria, renziani e pentastellati che siano: senza alleanze parlamentari nessuno potrà governare.

le uniche possibili coalizioni sul campo sono una grossa coalizione di centro tra Partito Democratico e Forza Italia e una coalizione populista tra Movimento Cinque Stelle e Lega Nord. Oggi come oggi, la sfida tra questi due assembramenti - che sarebbero quattro, alle elezioni - si gioca sul filo, attorno al 46% per entrambi. Prepariamoci, insomma, perché è questo il campo in cui giocheremo

In un contesto del genere, è difficile vi siano alternative al proporzionale con una soglia di sbarramento all’ingresso, per mitigare l’ulteriore frammentazione del quadro politico. Ed è pure l’unico sistema sul quale si può trovare un accordo politico in parlamento, in grado di arrivare a un accordo entro la fine della legislatura: lo vuole Berlusconi, lo vuole parte del Partito Democratico, lo vogliono i piccoli partiti e, non dimentichiamolo, fino a ieri era pure la legge elettorale preferita del Movimento Cinque Stelle.

Facciamo finta che ci sia il proporzionale, quindi. E proviamo a immaginare, sulla base delle attuali forze in campo, le possibili alleanze parlamentari. Prima di tutto, però, sgombriamo il campo dagli scenari impossibili: non ci sono numeri né per maggioranze di centro-sinistra (Pd + Sinistra Italiana + ex comunisti in ordine sparso), né tantomeno di centro destra (Forza Italia + Nuovo Centro Destra + Lega Nord + Fratelli d’Italia). In entrambi i casi - al netto di eventuali sbarramenti all’ingresso per le piccole forze - non si arriva nemmeno al 40%.

Ergo, le uniche possibili coalizioni sul campo sono una grossa coalizione di centro tra Partito Democratico e Forza Italia e una coalizione populista tra Movimento Cinque Stelle, Lega Nord e Fratelli d'Italia. Oggi come oggi, la sfida tra questi due assembramenti - che sarebbero quattro, alle elezioni - si gioca sul filo, attorno al 46% per entrambi. Una maggioranza parlamentare certa, insomma, non sarebbe garantita nemmeno in questo caso, ma perlomeno sarebbe un eventualità nel campo del possibile. Peraltro, le recenti dichiarazioni di Berlusconi - che ha prefigurato un programma di governo nel solco del partito popolare europeo, antitetico quindi a Salvini - e le altrettanto recenti intemerate securitarie di Grillo - ben più di una strizzata d'occhio alla Lega - fanno prefigurare un rimescolamento già in essere.

Prepariamoci, insomma, perché è questo il campo in cui giocheremo. Establishment contro populisti. Renzusconi contro Lega a Cinque Stelle. Europeisti contro sovranisti. A dare le carte, la mano tranquilla - forse pure troppo - di Paolo Gentiloni. Se riuscirà a strappare al G7 un allentamento delle sanzioni alla Russia, a risolvere il caos Mps e a disinnescare le clausole di salvaguardia nella prossima legge di bilancio, il terremoto potrà attendere. Altrimenti, si ballerà duro.

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