Quesiti linguistici

Bloggare, googlare, schedulare? Risponde la Crusca

Aumenta la formazione dei verbi in -are. Soprattutto nel burocratese e nella comunicazione telematica. Ma alcuni sono davvero brutti

Googlare

(Getty Images/Justin Sullivan)

31 Dicembre Dic 2016 0830 31 dicembre 2016 31 Dicembre 2016 - 08:30

Tratto dall’Accademia della Crusca

Basta considerare il numero e la varietà delle domande che arrivano alla nostra redazione su questo fenomeno di neoformazione verbale, per capire quanto questa modalità sia produttiva nell'italiano contemporaneo. In effetti, la tendenza verso una lingua sintetica, più semplice anche nella sintassi, ha dato luogo alla "proliferazione" di verbi denominali (formati cioè su nomi, del tipo commissario / commissariare) e deaggettivali (formati cioè su aggettivi, del tipo criminale / criminalizzare). Questo fenomeno sta proliferando principalmente in due direzioni: la formazione di verbi sulla base di nomi e aggettivi italiani spesso di ambito burocratico-amministrativo e la formazione di nuovi verbi in cui la desinenza della prima coniugazione -are si applica su nomi stranieri, in prevalenza inglesi, permettendo così l’integrazione della forma verbale nel sistema morfologico dell’italiano e la sua normale coniugazione. La caratteristica più evidente che sembra accomunare queste formazioni verbali, sia quelle da una base italiana sia quelle da una base straniera, è la settorialità e quindi un uso e una diffusione abbastanza contenuti in ambiti ben determinati: ad esempio, per i verbi che prenderemo in considerazione, la burocrazia e la comunicazione telematica.

Vediamo le due possibilità:

1) Senz'altro ci sono ambiti in cui il fenomeno della neoformazione verbale su base italiana è più produttivo ed evidente: i linguaggi settoriali, in particolare la lingua burocratica e quella degli uffici commerciali e pubblicitari hanno "inventato" e fatto circolare ampiamente verbi come promozionare (già trattato da Salvatore Claudio Sgroi nel n. 41 della Crusca per voi), attenzionare, appuntamentare, efficientare, scadenzare (e riscadenzare), urgenzare.

Tale procedimento continua a operare ampiamente: recentemente è stato segnalato, ad esempio, disguidare che replica lo stesso meccanismo di formazione per cui a un nome (talvolta a un aggettivo) viene applicata la desinenza verbale -are della prima coniugazione, l'unica oggi produttiva in italiano; per i verbi sopra citati i nomi di partenza sono appuntamento, scadenza, urgenza, disguido appunto, e l’aggettivo efficiente,. Si formano così nuovi verbi, transitivi o intransitivi a seconda dei casi, che hanno il vantaggio linguistico di essere estremamente sintetici, e che permettono, con un'unica parola, di esprimere un concetto che altrimenti avrebbe richiesto una perifrasi (es. appuntamentare per 'fissare uno o più appuntamenti'; scadenzare per 'fissare una serie di scadenze'; efficientare per 'rendere efficiente', ecc.).

Se analizziamo questi verbi secondo il modello valenziale, considerandone la struttura globale, semantica e sintattica, si nota che, con questo genere di trasformazione si passa da espressioni analitiche che possono prevedere tre argomenti con un argomento diretto distinto dalla forma verbale e necessariamente espresso ("ho fissato un appuntamento", "ha stabilito le scadenze", ecc.) e un terzo argomento indiretto ("ho fissato un appuntamento al sig. Rossi", "ha stabilito le scadenze per le consegne", ecc.), a verbi transitivi bivalenti in cui quello che era il complemento diretto è morfologicamente e semanticamente compreso nella forma verbale e l'argomento indiretto diventa diretto ("ho appuntamentato il sig. Rossi", "ha scadenzato le consegne"); è questo l'aspetto più delicato della questione perché, in teoria (e non solo), a questo punto è possibile la trasformazione in forma passiva ("il sig. Rossi è stato appuntamentato", "le consegne sono state scadenzate").

Per quel che riguarda l'opportunità di servirsi di queste forme, l'uso sta rispondendo ai nostri dubbi: come sempre accade di fronte a parole nuove che circolano da poco (anche se poi vedremo che alcuni di questi verbi proprio nuovi non sono!) la prima impressione è che siano "brutte", che in qualche modo stonino con quelle conosciute e consuete, ma dal punto di vista linguistico il criterio estetico non è rilevante per una valutazione obiettiva. In questo caso si tratta di verbi assolutamente ben formati che, all'interno dei linguaggi settoriali, possono apparire anche efficaci per la loro trasparenza di significato. Tuttavia la sinteticità non può essere l'unico parametro di giudizio sulle innovazioni linguistiche e, in questo caso, il rischio di assecondare la pervasività del "burocratese" è davvero alto, soprattutto se si considerano le costruzioni passive citate poco sopra. Certo è vero che, se proprio vogliamo la legittimazione dei vocabolari, in molti casi la troviamo e alcune delle forme prese in esame non sono neanche nuovissime: scadenzare è registrato nei vocabolari che lo attestano dal 1965 (riscadenzare l'ho rintracciato nel n. 718 della rivista Mondoperaio del 1982), urgenzare è presente nel Devoto-Oli (ediz. 2007) che lo attesta però fin dal 1935; efficientare sembra decisamente recente ed è entrato nell'edizione 2011 del Grande Dizionario Hoepli, forse sulla base della sua presenza nel testo della Guida all'applicazione della manovra correttiva per gli enti locali del 2010; meno presente, almeno negli strumenti lessicografici (compresi i vocabolari di neologismi), il verbo appuntamentare che compare con moderazione anche in rete (una ricerca con Google, il 17 luglio 2011, ha dato 433 occorrenze, tra cui anche forme coniugate del tipo appuntamentiamo o con il participio passato appuntamentato).

2) Questo tipo di verbi denominali e deaggettivali è in continua espansione anche su una base inglese; infatti, esattamente con lo stesso meccanismo si formano verbi su nomi e aggettivi stranieri, nella stragrande maggioranza dei casi anglismi non adattati (comunque ben radicati almeno nell’ambito di maggiore uso e diffusione), con l'unica differenza che l'aggiunta della desinenza verbale -are determina un adattamento della base straniera alla morfologia dell'italiano. Il numero maggiore di esempi l'abbiamo senza dubbio in ambito informatico e negli usi linguistici che riguardano i più vari aspetti della comunicazione elettronica: bloggare da blog, postare da post, taggare da tag, crashare da crash, hackerare da hacker, googlare da Google,il più recente killare in questo caso dal verbo kill ‘uccidere’ (in ambito informatico ‘uccidere, cioè far terminare un processo, interromperlo’), ecc. Si tratta di formazioni più recenti alcune delle quali già registrate nei vocabolari: taggare cioè 'evidenziare, spec. un file con un tag' è registrato nel GRADIT che lo data 1998; bloggare, con il significato di 'creare o gestire un blog', è registrato nel Devoto-Oli (ediz. 2007) con attestazioni dal 2000; googlare 'fare una ricerca telematica usando il motore di ricerca Google' (presente in Zing. 2016 e in Devoto-Oli 2014) e, postare 'affiggere, impostare un messaggio in un blog o in un sito di discussione della rete telematica' (già su GRADIT) e adesso anche shazammare ‘utilizzare l’applicazione Shazam capace di riconoscere qualsiasi canzone o programma televisivo’ si trova tra i Neologismi (Treccani) con attestazioni dai giornali, rispettivamente dal 2004, dal 2003, e dal 2015. Molto numerosi i derivati di questo tipo segnalati dai nostri utenti non ancora rintracciabili nei dizionari, ma circolanti soprattutto nei mezzi di comunicazione, tradizionale e mediatica, nei social network o nel circuito degli appassionati ai videogiochi come beggiare (con adattamento grafico alla fonologia dell’italiano) o badgeare, endorsare, friendzonare (‘respingere uno spasimante confinandolo nella sfera delle relazioni amicali’), killare, likare (anche nella forma laikare che riproduce la pronuncia inglese), screenshottare, spawnare (nei videogiochi il ‘nascere di nuovi personaggi’), farmare (‘accumulare risorse di gioco’). Altri esempi ci portano fuori dall’ambito informatico: mi riferisco ad esempio a billare ‘rendicontare, preparare la fatturazione’ (sulla base inglese bill ‘conto’), ma nella maggior parte dei casi si tratta di termini che hanno un campo di circolazione abbastanza definito e circoscritto. È vero tuttavia che il sistema delle comunicazioni tipico del nostro tempo contribuisce naturalmente a far circolare queste parole anche al di fuori dei settori in cui si sono formate e, proprio in questo senso, dovrebbe agire la competenza e la sensibilità linguistica di ciascun parlante. È infatti importante riuscire a scegliere e usare questo genere di formazioni opportunamente, a seconda del contesto comunicativo in cui ci si trova ad agire. Difficile quindi rispondere ad alcuni dei nostri interlocutori che chiedono se questi verbi si possano o non si possano usare: senza dubbio circolano, si usano, si trovano scritti e, abbiamo visto, in molti casi i vocabolari li trattano a tutti gli effetti come parole del lessico dell'italiano. Certo, in una mail tra colleghi, al di là dei gusti e dello stile personale, non dovrebbe scandalizzarci trovare o usare scadenzare o urgenzare così come nella comunicazione telematica risultano del tutto normali forme come bloggare o crashare che però hanno un impatto del tutto diverso se incontrati in altre circostanze. Per dare comunque un'indicazione di massima direi che verbi di questo genere sono da evitare, o meglio da sostituire con forme analitiche quindi, ad esempio non appuntamentare ma fissare un appuntamento, non efficientare, ma rendere efficiente, in contesti più controllati, di formalità medio-alta e quando i documenti in cui ricorrono siano destinati a uscire dagli uffici per diventare comunicazione pubblica.

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