10 domande a cui la sinistra deve rispondere, per non essere irrilevante anche nel 2017

Da D’Alema a Nannicini, sino a Pisapia, il 2017 nasce all’insegna del dibattito sul futuro della sinistra italiana. Il nostro modesto contributo, sotto forma di dieci domande. Qualcuno risponde?

Sinistra
2 Gennaio Gen 2017 1140 02 gennaio 2017 2 Gennaio 2017 - 11:40

Se non altro ci siamo arrivati. Dopo anni di vuoto, di collante antiberlusconiano, di dibattito autoreferenziale, di operai che votano Lega e Cinque Stelle e di batoste elettorale la sinistra italiana torna a interrogarsi su cosa ci sta a fare nell’emiciclo politico. Lo fa, in questo scorcio di 2017, con un afflato teorico che non si vedeva dagli anni settanta, forse. Negli ultimi giorni, sono arrivati Massimo D’Alema su Italianieuropei, con i suoi "Fondamenti per un programma della sinistra in Europa”, in cui snocciola parole come “globalizzazione selvaggia” e se la prende coi “capi più feroci e anticiperai delle grandi società multinazionali”. Pochi giorni ed è il turno dell’economista Tommaso Nannicini, che Matteo Renzi ha incaricato di occuparsi del nuovo programma del Partito Democratico, che ha illustrato sul Corriere della Sera il suo riformismo pragmatico che rifugge “le grandi ideologie e i piccoli ideologismi”. Non bastasse, ci si è messo pure Giuliano Pisapia, sceso nell’agone nazionale per guidare una forza a sinistra dei dem, con la sua lista dei desideri per il 2017, illustrata su La Repubblica.

Insomma, il dibattito è più che aperto. Abbastanza per provare a rimpolparlo senza “Fondamenti” né ricette, né liste dei desideri. Semmai con dieci domande che, a nostro avviso, sono piuttosto importanti per capire che direzione vuole dare alla modernità una forza che si dice di sinistra. Riguardano il lavoro e il tempo libero, la geopolitica e la strada sotto casa. Sono domande a cui la destra, se ci pensate, ha dato risposte piuttosto chiare, negli ultimi dodici mesi. E non a caso vince, mentre i partiti socialdemocratici traccheggiano tra il 20 e il 30 per cento. Noi le buttiamo sul tavolo. Non ci dispiacerebbe arrivassero pure delle risposte, da parte di chi ha a cuore il tema

1. Siamo lavoratori o consumatori? L’ecommerce ci permette di comprare qualunque cosa a un prezzo più basso senza muoverci da casa, ma i negozi chiudono. Il fintech promette di abbassare i costi dell’intermediazione bancaria, ma le filiali chiudono. La disintermediazione non è solo Uber, Airbnb e Foodora. Ogni cosa che viene disintermediata, pur essendo un’evoluzione che migliora la nostra vita come consumatori, comprime i salari e brucia posti di lavoro - qui in Europa, perlomeno. Da che parte sta la sinistra? Da quella di chi disintermedia o da quella di chi è disintermediato?

2. Polmoni puliti o braccia impegnate? Corollario al punto precedente. Che l’Europa si stia deindustrializzando non è una novità. Che i nostri Paesi siano sempre più puliti perché le produzioni sporche le localizziamo altrove, pure. Il processo è tutt’ora in corso, però. E mentre continuiamo a perdere industrie e posti di lavoro, sono Paesi come la Cina o gli Stati Uniti che più stanno investendo in tecnologie eco-sostenibili. Persino Trump, insieme ai petrolieri, ha nominato Elon Musk consulente della Casa Bianca. Quale dev’essere, cara sinistra, la strategia ambientale dell’Italia e dell'Europa?

3. Stipendio o reddito di cittadinanza? Secondo Beppe Grillo la parola lavoro sarà presto priva di senso. Non è il solo a pensarla così, del resto. Diversi pensatori di sinistra, come l’autore di Postcapitalismo Paul Mason, ritengono che il futuro della produzione sarà automatizzato e che il reddito di cittadinanza sia l’unica risposta possibile, come “sussidio all’innovazione”. Davvero dovremo abituarci a un futuro senza lavoro? Oppure il progresso tecnologico dovrebbe essere incanalato verso l’unica attività che nobilita l’uomo? Che ne pensa chi si definisce storicamente “laburista”?

4. Eccellenze o evasori? Uno dei problemi di molti Paesi occidentali è che le grandi multinazionali non pagano le tasse. O meglio, le pagano in Paesi con aliquote bassissime - Irlanda, Olanda, Lussemburgo, ad esempio -, mentre piccole imprese e famiglie vedono la loro pressione fiscale aumentare di anno in anno. Che ne pensa la sinistra? Che le grandi imprese che danno lavoro a molte persone e che devono competere nel mondo con giganti pari a loro debbano essere messe nelle condizioni di farlo? O che tutto questo non possa andare a scapito dei piccoli imprenditori e delle famiglie? E se la risposta è la seconda, come intendono far tornare i soldi a casa?

5. Giovani o anziani? Una delle grandi faglie della disuguaglianza oggi è quella tra giovani e anziani. Questo perché l’Europa ha una pessima demografia. Gli anziani vivono sempre più a lungo e si fanno sempre meno figli. Buona parte del welfare finisce quindi in pensioni e assistenza a chi ha i capelli bianchi. E il peso elettorale della componente anziana della società è il più grande freno a cambi di rotta. Ad esempio, quello di mettere in discussione i cosiddetti diritti acquisiti, in nome dell’equità generazionale. La sinistra è pronta a farsi portabandiera di una minoranza strategica come quella delle generazioni più giovani, per provare a invertire la tendenza? Oppure il suo compito è quello di difendere diritti che essa stessa ha conquistato?

Davvero dovremo abituarci a un futuro senza lavoro? Oppure il progresso tecnologico dovrebbe essere incanalato verso l’unica attività che nobilita l’uomo? Che ne pensa chi si definisce storicamente “laburista”?

6. Debiti o sacrifici? A proposito di giovani e anziani. Un debito altro non è che un costo posticipato a dopodomani. E quando quel debito è pubblico, significa molto banalmente che andrà pagato dalle generazioni dei futuri contribuenti. Su questo sistema, perlomeno in Italia, ci abbiamo campato per decenni. Anche perché i futuri contribuenti, pagavano i debiti facendo altro debito, che finanziava la crescita economica e ci consentiva di stare in equilibrio sui “pagherò”. Ora che non si cresce più sono guai, però. Che si fa, allora? Si stringe la cinghia o si continua come se niente fosse, prendendo a calci il barattolo e sperando che il domani sia migliore? In altre parole, sinistra nostra: si può ancora crescere a debito?

7. Ultimi o penultimi? Nonostante il suo conclamato declino, l’Europa è terra di sbarco per milioni di profughi e migranti provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente. Molti tra loro scappano da guerre e carestie. Molti sono alla ricerca di un lavoro. Molti altri sono attratti dal welfare più generoso al mondo. Le popolazioni europee, anziane, provate da un decennio di stagnazione economica e colpite dal terrorismo islamico, sono spaventate. A esserlo sono soprattutto le classi sociali più deboli, timorose di veder minacciato il loro posto di lavoro, la sicurezza dei loro quartieri, le loro tradizioni. Da che parte sta, la sinistra, in questa guerra tra ultimi e penultimi? Come intende risolverla?

8. Privacy o sicurezza? Internet ormai è la quarta dimensione della realtà. A internet - meglio: a Google, Facebook, Apple, Amazon, eccetera - abbiamo regalato tutti i nostri dati, il nostro privato. Di converso, tuttavia, nessuno di noi sa cosa queste aziende facciano coi nostri dati, come li usino, con chi ne dispongano. Certo, in cambio abbiamo servizi gratis. E il controllo sociale, in fondo, è garanzia di sicurezza in un’epoca di cellule terroriste, lupi solitari e guerre civili molecolari. La sinistra che ne pensa, però? Il gioco vale la candela? Gli algoritmi di Google e Facebook dovrebbero essere pubblici o rimanere segreti? Dovremmo sapere a chi vanno a finire i nostri dati? Potremo proteggere la privacy senza rinunciare a essere connessi?

9. Servizio pubblico o pubblico impiego? Sinistra ha sempre fatto rima con pubblico. Del resto, pubblico - in Europa - ha sempre fatto rima con universale, o quasi: la sanità pubblica, la pubblica istruzione. I soldi pubblici tuttavia sono sempre meno. Colpa dei grandi evasori fiscali - come si è già scritto - ma anche di una domanda di welfare sempre più pesante e di inefficienze della burocrazia che si sono via via gonfiate e che mettono in discussione il sistema di welfare pubblico europeo. Una soluzione ci sarebbe: usare l’innovazione tecnologica per rendere più efficiente l’economia pubblica, magari pure aprire al privato e alla sussidiarietà, ma questo vorrebbe dire molti meno posti di lavoro nel pubblico impiego. Che in Italia, storicamente, è bacino elettorale e anche camera di compensazione per aree in cui manca lavoro, soprattutto al Sud. Che si vuole fare, a sinistra? Mantenere i servizi, tagliando i posti di lavoro? Mantenere i posti di lavoro, peggiorando i servizi? O esiste una terza possibilità per salvare capra e cavoli?

10. Italia o Europa? Oggi c’è la fila tra chi dice che questa Europa non funziona. Il problema è che nessuno, o quasi, ha in mente come farla funzionare. Soprattutto, laddove gli euroscettici e i sovranisti un’idea ce l’hanno - tornare agli Stati nazione, riportando indietro le lancette della Storia di una cinquantina d’anni - sono gli europeisti a non avere idee. La sinistra, storicamente, si annovera tra le forze che più hanno spinto nella direzione dell’Europa unita. Ma oggi il suo elettorato è sempre più euroscettico. Che fare, quindi? Seguire l’elettorato per non consegnarlo alle destre? O provare a tenere la barra dritta sui principi, proponendo una road map concreta per un ulteriore rafforzamento del sogno europeo? E se sì, come?

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