Brutte notizie per la moda: nel 2017 continueremo a vestirci con le tute

I quattro trend della moda nel 2017 secondo Fast Company: il trionfo dell’“athleisure”, la rivincita dei negozi fisici, la maggiore importanza del valore sul marchio e il ritorno graduale delle produzioni dall’Asia

Athleisure

(Stuart C. Wilson/Getty Images)

3 Gennaio Gen 2017 1427 03 gennaio 2017 3 Gennaio 2017 - 14:27
WebSim News

La buona notizia è che, nel 2017, si sentirà meno parlare di “athleisure”, l’abbigliamento sportivo che può essere indossato anche nella vita di ogni giorno. La cattiva notizia è che, se questo avverrà, non sarà perché la tendenza sarà stata superata ma, al contrario, perché sarà talmente diffusa e ubiqua che non ci sarà più bisogno di definirla: sarà il nuovo stile di vita. Parola di Denise Lee, fondatrice di Alala, una delle società di moda che più si è distinta in questo tipo di abbigliamento. Le riporta Fast Company, che ha fatto un giro di consulenti e dirigenti di imprese per delinare i quattro trend della moda per il 2017. Il punto di vista è quello americano.

1. La rivincita dei negozi fisici

I negozi non saranno spazzati via dall’e-commerce e dal letale fenomeno dello showrooming (provare un vestito in un negozio e comprarselo online molto scontato). Ma per resistere dovranno cambiare e in fretta, perché i siti di vendita online diventano sempre più bravi nel presentare i prodotti nel dettaglio, con foto a 360 gradi in alta risoluzione, nella spedizione e nella facilità dei resi. Cosa rimane ai negozi? Principalmente il rapporto umano, il consiglio giusto e affidabile. Per questo è necessario che i commessi siano sempre più qualificati e formati. Che altro? L’esperienza. I negozi devono incoraggiare i clienti a passare molto tempo al loro interno, e quindi devono diventare posti divertenti. Per questo non si devono escludere attività anche costose come i bar, i coffee shop, perfino i corsi di yoga. Obiettivo: far entrare i contatti con lo spirito del marchio e con la comunità. Ultimo ma non ultimo: un rapporto sempre più stretto tra negozi fisici e online, secondo la logica dell’omnicanalità.

2. Saremo sportivi

E già da qualche anno che l’abbigliamento sportivo ha cominciato ad avere una commistione con gli indumenti da portare al lavoro o a un aperitivo. La previsione dei consulenti sentiti da Fast Company è che la tendenza diventerà talmente diffusa che il termine athleisure, entrato nel 2016 nel dizionario Merriam-Webster, non sarà più necessario. Lo stile sarà assimilato negli stili di vita e negli armadi dei consumatori, soprattutto di quelli dei Millennial, che vogliono essere allo stesso tempo alla moda e comodi. Ogni marchio declinerà il tema a suo modo, chi spostando il pendolo verso la moda, chi verso lo sport. Gran lavoro per chi progetta materiali sportivi che non lo sembrano.

Più che tute, stiamo parlando di abbigliamento che va bene per la palestra ma anche per stare al lavoro o con gli amici. È il nuovo stile dei Millennial ed è destinato a durare

3. Daremo valore alle cose

Tempi duri per chi lascia troppi margini ai grossisti. Una tendenza forte individuata da Fast Company è la richiesta di trasparenza da parte dei consumatori nei confronti dei produttori. Marchi come Warby Parker o Everlane hanno insistito molto sull’importanza della qualità, attraverso un lavoro di storytelling, e sui risparmi assicurati ai clienti tagliando i costi degli intermediari e spostando il focus sulle vendite dirette. Il mercato li ha premiati. Tra i nomi citati come esempi ci sono le scarpe toscane di M.Gemi. Gli altri marchi devono rivedere la loro intera catena di fornitura. Vale anche per giganti come Gap Brands.

4. Made in America

Qui il discorso si fa molto americano. Il 2017 sarà il primo anno da presidente di Donald Trump, che tanto ha insistito sul ritorno delle produzioni dal Messico e dall’Asia verso gli Stati Uniti. La moda americana, tranne rare eccezioni, ha spostato tutta la produzione in Asia e sta cercando di capire quanto del promesso protezionismo diverrà realtà. Intanto qualche marchio, come American Giant, fa valere la propria scelta di produrre in America, forte di un’indagine di McKinsey che mostra come presso i Millennial l’entusiasmo verso il fast fashion sembri lasciare il passo a più richiesta di qualità. Ci sono però dei problemi: le fabbriche tessili negli Usa sono smantellate e i costi sarebbero troppo alti. Per questo, spiega Bayard Winthrop, fondatore e Ceo di American Giant, chi vorrà produrre dovrà rivedere ogni aspetto della supply chain e puntare sull’automazione. Come ha spiegato qualche mese fa Planet Money (programma economico dell’emittente pubblica Npr), il sacro graal potrebbe essere la prima macchina per cucire totalmente automatizzata. Finora, infatti, cucire è stata una delle poche attività in cui gli umani sono risultati insostituibili. Certo, con queste macchine potranno tornare le fabbriche ma molto meno gli operai.

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