Cesare Prandelli: la verità, tutta la verità

Da quando ha lasciato la Nazionale, Cesare Prandelli non ne ha azzeccata una. Valderrama.it ripercorre alcune tappe salienti del suo declino, incorniciando il suo anno-no da cui tutto è cominciato: il 2014

Prandelli
7 Gennaio Gen 2017 0830 07 gennaio 2017 7 Gennaio 2017 - 08:30

Da quando ha lasciato la Nazionale, Cesare Prandelli non ne ha azzeccata una.

Valderrama.it ripercorre alcune tappe salienti del 2014, il suo ormai anno-no per eccellenza, dove tutto ebbe inizio.

24 marzo 2014
“In questo momento provo una grande soddisfazione: sono orgoglioso del fatto che la Federcalcio mi abbia proposto un rinnovo biennale, a prescindere dal risultato del Mondiale: e per questo io ho dato piena disponibilità”

10 aprile
“Alla Confederations cup abbiamo vissuto in un clima ideale perché i giocatori erano sereni ed avevano i giusti stimoli. Sono convinto che la presenza dei bambini stempera qualsiasi tensione. Naturalmente le spese sono a carico dei giocatori. Se fosse successo all’Italia quello che è accaduto ad altre nazionali lo scorso anno, adesso non sarei ancora ct”

14 aprile
“Davanti si basa tutto sul recupero di Rossi. Aspettiamo, anche se i tempi sono molto stretti ma la considerazione e l’amore per questo ragazzo sono grandi”

15 aprile
“Il codice etico resta in vigore anche in questo ultimo mese di campionato. Chi sbaglia resta a casa perché vuol dire che non sa tenere la pressione. I giocatori della Nazionale devono avere grande forza interiore. Sono stanco e stufo di vedere questi atteggiamenti”

9 maggio
“Sogno un’esperienza all’estero. E’ un sogno, sarebbe affascinante. I miei colleghi ne parlano entusiasti e con un sorriso che noi non abbiamo più”

14 maggio
“Ho visto e rivisto l’azione di Chiellini: per me non è un gesto violento”

16 maggio
“Ho convocato [Giuseppe Rossi] perché quattro mesi e mezzo fa, prima dell’infortunio, era capocannoniere della Serie A e lo è rimasto qualche settimana ancora dopo essersi fatto male, segno che stava compiendo qualcosa di straordinario. La sua chiamata è un messaggio per tutti: se uno vuole una cosa e lotta e fa fatica per quella cosa, merita una chance. Un po’ quello che fece Lippi con Totti nel 2006. Rossi è un campione anche di comportamento”

“Questa è stata una scelta tecnica e con tutto il rispetto, non ho lasciato a casa Cabrini o Paolo Maldini” [ma Criscito]


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