Contro l’estetica hipster bisogna ripescare la moda esistenzialista

Dolcevita neri, camicie a quadri, giacche con le maniche arrotolate. Era un altro mondo, quello del dopoguerra: i capelli erano lisci e lunghi ma gli occhiali bellissimi. Solo con un fashion adeguato si può battere il logorio della vita contemporanea

Getty Images 52016210

STF / Getty Images

7 Gennaio Gen 2017 0830 07 gennaio 2017 7 Gennaio 2017 - 08:30

L’onda è calante, ma non discende del tutto. Nel mondo ci sono ancora troppi hipster. Le barbe, anche se diminuite, continuano a circolare e i risvoltini stanno venendo rivoltati, ma non sempre e non dappertutto. Sembra che l’unica soluzione per liberarsi di loro in via definitiva sia la stessa che tutti i manuali di self-help consigliano agli innamorati delusi: il chiodo scaccia chiodo. E allora, cosa mettere al posto dell’hipsteria? Come sostituire questo movimento fashion che vuol perfino sembrare culturale? Semplice, con un altro movimento fashion che voleva sembrare perfino culturale: l’esistenzialismo.

La moda esistenzialista non è tanto lontana dall’estetica hipster: cambiano solo alcuni dettagli. Come la descrive, in modo anche ironico, Sarah Bakewell nel suo Al caffè degli esistenzialisti, i punti essenziali sono: vestire come capita, meglio se in modo trasandato. Il neo-esistenzialismo, invece, ovvero la nouvelle vague che LinkPop si auspica che presto prenda piede, non sarà straccione. Si concentrerà su alcuni aspetti precisi.

I capelli delle donne, ad esempio, dovranno essere tutti lisci e lunghi. Quella che veniva chiamata, anche con scherno, “l’acconciatura all’annegata”. In realtà erano scelte estetiche nate per caso: “la Gréco – scrive Sarah Bakewell – diceva che aveva fatto crescere i capelli per tenersi al caldo durante la guerra”. Chi non volesse farli crescere sarà almeno tenuta a indossare il turbante, scelta stilistica di Simone de Beauvoir, anche questa – pare – derivata dalla mancanza di riscaldamento negli anni dell’occupazione tedesca in Francia.

Per il vestiario, obbligatorio è il maglione spesso, che tralaltro fu l’inizio della lenta evoluzione che porterà al capo esistenzialista per eccellenza, cioè il dolcevita nero. È importante riproporlo, anche con forme e colori diverse (ma sempre scuri: l’esistenzialista non può permettersi, nel suo sforzo immenso di scegliersi, passo dopo passo, la vita, colori troppo vivaci). Sopra, giacche con le maniche ritratte. Le camicie, se si vuole riprendere lo stile degli avventori dei locali jazz della Francia liberata, dovranno essere così:

(clip del film Le sedicenni, del 1949 – sempre consigliato da Bakewell)

Ma soprattutto, gli occhiali:

In generale, non ci si discosta molto dallo stile hipster. Meno risvoltini, meno pantaloni aderenti, più vivacità. È una scelta di estetica, sia chiaro, non di etica. Soprattutto, non di filosofia. Il vuoto di una vita passata a interrogarsi su ogni scelta che si compie (senza nemmeno uno sguardo, per dire, alla società) può essere benissimo speso nei dubbi, amletici e durissimi, dei vestiti da indossare.

Potrebbe interessarti anche