Ma quali soldi, il M5S va dai liberali per diventare establishment

La questione dei finanziamenti c’entra poco con il voto dell’M5s per lasciare Farage e passare al gruppo Alde nel Parlamento europeo. Conta più la necessità di accreditarsi in Europa come forza di governo. Proprio come fece Forza Italia 20 anni fa

Beppe Grillo Occhiali

Beppe Grillo in una conferenza stampa del dicembre 2014 (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

9 Gennaio Gen 2017 1350 09 gennaio 2017 9 Gennaio 2017 - 13:50

Beppe Grillo lascia “Cavallo pazzo” Nigel Farage per abbracciare il “fighetto" Guy Verhofstadt? I giornali di oggi sono invasi di articoli e commenti, ma pare proprio che nessuno ci capisca granché. Anzi, i commentatori pongono l’accento sulla questione dei soldi a disposizione del Movimento Cinque Stelle: di più se si aderisce al gruppo dei Liberali e democratici europei (Alde), meno se si resta con Farage, niente se si opta per il gruppo misto.

È un modo come un altro per denigrare i pentastellati, che hanno fatto fortuna tra gli italiani facendo i conti della serva alla classe politica e puntando tutto su una dirigenza disposta (almeno in apparenza) a guadagnare meno magari perché un po’ improvvisata (la maggioranza degli eletti Cinque Stelle presentò una dichiarazione dei redditi zero o bassissima all’ingresso in Parlamento).

I soldi c’entrano poco o nulla con questa operazione – brillantemente pilotata dall’eurodeputato (M5s, ndr) David Borrelli, uno che sa il fatto suo – con il placet di Davide Casaleggio e di Beppe Grillo. Certo, quando si è pensato di avvicinarsi a un gruppo come quello di Alde si sono presi in considerazione pro e contro e qualche soldo in più al di là delle chiacchiere e della propaganda, non spiace a nessuno.

Ma la ragione vera della spinta ad aderire ad Alde è un’altra. Il vertice che eterodirige il Movimento Cinque Stelle vede avvicinarsi le elezioni e anche la possibilità di una vittoria. Un governo pentastellato aprirebbe alla Casaleggio e associati grandi opportunità e farebbe di Beppe Grillo uno degli uomini più potenti d’Italia, ben oltre Roma e Livorno.

Qual è però il limite del movimento, quello che anche elettori e sostenitori gli rimproverano? L’improvvisazione, l’impreparazione, l’inadeguatezza a governare una grande nazione occidentale come l’Italia. non è un limite da poco. Ed è assai complesso da smontare. Ecco allora la carta europea. La giocò anche Berlusconi, quando fu messo in crisi – negli anni dei governi del centrosinistra 1996-2001 – e isolato. A quel tempo l’iniziativa di Francesco Cossiga provocò il leader di Forza Italia a superare la fase d’improvvisazione che ancora fino al 1996 caratterizzava pesantemente il movimento politico di maggioranza relativa del Paese che, come adesso il M5s, stava all’opposizione.

Il M5S si prepara a indossare l’abbigliamento della forza di governo. Se riuscirà l’operazione tramite l’Alde, bene. Altrimenti si cercherà di percorrere altre strade

Fu proprio l’azione esterna di Cossiga e quella interna di uomini come Gianni Letta e Claudio Scajola a spingere per l’adesione dei parlamentari europei di Forza Italia nel gruppo del Partito popolare europeo (Ppe). Ciò rappresentò una “sdoganatura”, un accreditamento politico internazionale fondamentale per il partito di Berlusconi, catapultato nella famiglia popolare europea in compagnia di Helmut Kohl, Wolfgang Scheuble e Angela Merkel, Jose Maria Aznar, Wilfried Martens. All’adesione al gruppo del Ppe al parlamento europeo seguì l’ingresso anche nel Partito popolare europeo. Nel frattempo l’evoluzione di Forza Italia in partito democratico era stata raggiunta, con l’emanazione di un vero statuto di partito, con vere elezioni interne e un tesseramento da partito normale. D’altra parte, meccanismi inclusivi, regole certe, voti per esprimere gli organismi interni venivano richiesti incessantemente dagli organi d’informazione e infine tradotti in documenti dall’allora coordinatore nazionale di FI, Scajola, per superare la logica di un partito-azienda. Ovvero quanto viene domandato oggi a gran voce al Movimento Cinque Stelle, con l’aggravante del doppio legame di fedeltà degli eletti pentastellati, al leader maximo Beppe Grillo e a una società privata, quella fondata da Gianroberto Casaleggio.

Insomma, al di là dell’esito della consultazione della base, il M5S si prepara a indossare l’abbigliamento della forza di governo. Se riuscirà l’operazione tramite l’Alde, bene. Altrimenti si cercherà di percorrere altre strade. A proposito, i commentatori si interrogano anche sul perché i grillini abbiano cercato di confluire nel gruppo dei cosiddetti liberali. La risposta, anche qui, è lapalissiana. Trasferire il M5S nel gruppo dei conservatori non aveva senso e le altre due famiglie europee, quella dei socialisti e dei popolari, non avrebbero mai accettato l’ingresso di Grillo e, d’altro canto, non si può pretendere dai grillini che muoiano socialisti o democristiani. Insomma, ci voleva qualcosa che fosse à la page ma digeribile per tutti. Ora vedremo come andrà a finire.

Twitter: @AndreaCamaiora

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