LeFrac, così il feltro (e internet) hanno cambiato il destino di una mamma

La storia di Lidia Giuliani, tre figli in un borgo abruzzese, è la prova che nulla è impossibile, oggi, per chi vuole fare impresa. Grazie alla passione, alla creatività e al digitale

FELTRO MADE IN ITALY BORSE
11 Gennaio Gen 2017 1601 11 gennaio 2017 11 Gennaio 2017 - 16:01
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Non esiste un destino che non si possa cambiare. Può venirti un’idea imprenditoriale mentre stai giocando coi tuoi tre figli. Puoi fare di un materiale povero come il feltro la base per disegnare e produrre accessori di lusso. Puoi essere laureata in lingue straniere e diventare una designer di accessori tra le più stimate sulla più grande piattaforma globale digitale del “fatto a mano”. Puoi abitare in un borgo medievale a tre quarti d’ora di curve dal primo centro abitato di medie dimensioni ed esportare in tutto il mondo.

LeFrac, a suo modo, è tutto questo. È una storia che nasce quando Lidia Giuliani, 39 anni, decide insieme al marito di cambiare vita. Da Bologna, dove entrambi avevano studiato e lavoravano, decidono di trasferirsi ad Atri, un piccolo borgo abruzzese, in provincia di Teramo: «Lui comincia a lavorare, io no - ricorda -. Mando qualche curriculum dopo aver partorito il primo figlio, ma a Bologna lavoravo in un azienda di servizi, dopo essermi laureata in lingue e letteratura straniera e qui nessuno sembra aver bisogno di una professionalità come la mia. Poi nascono le due bambine e fare la mamma a tempo pieno diventa un lavoro necessario».

Difficile non rassegnarsi, in una situazione simile. Eppure la creatività dei bambini, la loro idea di gioco fantasiosa e libera da preconcetti innesca una miccia che probabilmente era lì da sempre: «Volevamo costruire gli abiti di alcuni personaggi fantastici che si erano inventati: è così che ho scoperto il feltro di lana e ho deciso che dovevo far conoscere al mondo questo materiale», racconta ancora Lidia.

Il feltro di lana ha un valore nascosto enorme, come una mamma rimasta fuori dal mercato del lavoro: «È un materiale costoso quanto la pelle, versatile al punto giusto per creare borse eleganti e originali»

Un po’ si assomigliano, in fondo, il feltro e Lidia. Una mamma a tempo pieno e un materiale povero, da bancarella, il sottoprodotto dell’infeltrimento, quello che cerchiamo di evitare quando laviamo i maglioni. Il feltro di lana ha un valore nascosto enorme, come una mamma rimasta fuori dal mercato del lavoro: «È un materiale costoso quanto la pelle, versatile al punto giusto per creare borse eleganti e originali». La semplicità e la pulizia, anche con colori molto forti, sono il cuore della linea di LeFrac.

Si mette al lavoro, Lidia: ideatrice, designer, imprenditrice, manodopera e addetta stampa, anche se, parole sue, «parlare coi giornalisti mi toglie dieci anni di vita». Soprattutto, però, è la sua strategia commerciale ad averla premiata: «LeFrac è un progetto che nasce online - spiega -. Del resto, tutte le indagini di mercato mi hanno detto che è molto apprezzato all’estero, più che in Italia, che il mio cliente-tipo è estero, non italiano. Se mi fossi concentrata sull’Italia avrei chiuso dopo due mesi». Per andare all’estero, Lidia doveva necessariamente puntare su internet, e sullo shopping online: «Le nostre collezioni, la loro presentazione, sono studiate per funzionare su una pagina digitale, non nei punti vendita. Non distribuisco quasi nulla nei negozi».

I negozi LeFrac sono il sito internet dell’azienda e Etsy, il portale dell’handmade globale, che Lidia ha studiato da cima a fondo, mentre immaginava di trasformare il suo hobby in attività imprenditoriale. A oggi, la sua pagina dice 634 vendite, 5.326 persone che l’hanno aggiunta alle loro preferite, e cinque stelle di valutazione complessiva. Niente male, per un attività che ha meno di due anni. E che è stata scelta come realtà da supportare da Botteghe Digitali, il progetto dedicato all’evoluzione digitale dell’artigianato: «È stato un percorso importantissimo - spiega Lidia - che mi ha dato la consapevolezza di essere sulla strada giusta. Con Botteghe Digitali il lavoro principale è stato sulla brand identity: «Il mercato è enorme ci sono un mare di prodotti ed è facile cedere alle influenze di chi ha più successo di te. Con il nostro tutor abbiamo lavorato sulla nostra identità di prodotto, cercando di renderla più originale e distinguibile possibile. È il lavoro più difficile». Detto da una che sa cambiare il destino, c’è da crederle.

Botteghe Digitali è il progetto di Banca IFIS dedicato al Made in Italy 4.0

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