Lavoro

Voucher, l’ennesima battaglia sul lavoro di cui non abbiamo bisogno

A pochi minuti dalla decisione della Consulta, la Cgil ha già presentato i manifesti con gli slogan elettorali. «Comincia la campagna referendaria», ha ripetuto Susanna Camusso, che nei prossimi giorni incontrerà i gruppi parlamentari di Fi, M5s e Sinistra italiana, ma non quelli del Pd

Camusso Campagna Elettorale

(Foto tratta dal profilo Twitter della Cgil Nazionale)

12 Gennaio Gen 2017 0815 12 gennaio 2017 12 Gennaio 2017 - 08:15

«Da oggi inizia la campagna elettorale, grande e impegnativa». E avrà al centro il lavoro. Lo ha ripetuto più volte Susanna Camusso, segretario generale di Cgil, nella conferenza stampa convocata dopo la decisione della Consulta della ammissibilità di soli due dei tre quesiti referendari proposti. Tant’è che il sindacato di Corso d’Italia, a pochi minuti dalla sentenza, ha già presentato i manifesti: “Libera il lavoro. Con 2 sì. Tutta un’altra Italia”, dice lo slogan. «Erano già pronti anche quelli con i 3 sì», ha assicurato Camusso, più che mai pronta ad andare alla guerra con il governo. Sia sui quesiti ritenuti ammissibili, quelli su voucher e appalti. Sia sul quesito ritenuto inammissibile dalla Corte costituzionale, quello sul ripristino dell’articolo 18.

Comincia una battaglia, che sarà soprattutto politica, tra il governo e il principale sindacato italiano. Staremo a vedere se Camusso & co. riusciranno a convogliare il fronte dell’opposizione, da destra a sinistra, trasformando in fronte del sì quello che era il fronte del no al referendum costituzionale. «Questa primavera saremo chiamati a votare per il referendum che elimina la schiavitù dei voucher», ha già scritto Luigi Di Maio. «Sarà la spallata definitiva al Pd, a quel partito che ha massacrato i lavoratori più di qualunque altro e mentre lo faceva osava anche definirsi di sinistra!»

Il segretario della Cgil ha chiesto rinforzi agli altri sindacati confederali. E ha già annunciato di aver fissato nei prossimi giorni appuntamenti con i gruppi parlamentari di Forza Italia, Cinque stelle, Sinistra italiana, Gruppo Misto, Centro democratico e Riformisti italiani per incardinare la proposta di legge sulla Carta dei diritti universali del lavoro. Nell’elenco manca il gruppo del Pd.

Certo è che, dopo i mesi di scontro sul referendum costituzionale, con la disoccupazione risalita all’11,9% e quella giovanile che sfiora di nuovo il 40%, di tutto il nostro mercato del lavoro aveva bisogno tranne che di altri mesi di scontro politico. Camusso ha parlato di «pressione» sulla decisione della Corte costituzionale, e dell’intervento dell’avvocatura di Stato contro i quesiti referendari come di «una scelta politica». «Siamo convinti», ha detto, «che la libertà di lavoratori e lavoratrici passa attraverso la loro sicurezza». Per questo ha annunciato già il ricorso alla Corte europea contro la decisione della Consulta sulla inammissibilità del quesito sui licenziamenti. «Abbiamo rispettato l’articolo 75 della Costituzione», ha ribadito. «In altre epoche sono già stati accolti quesiti sulla materia. Noi non abbandoneremo la battaglia sul reintegro in caso di licenziamenti illegittimi. A quelli che pensano che ora tutto andrà avanti come prima diciamo “non dormite sonni tranquilli”». Il messaggio al governo e al Pd è tutt’altro che velato.

Certo è che, dopo i mesi di scontro sul referendum costituzionale, con la disoccupazione risalita all’11,9% e quella giovanile che sfiora di nuovo il 40%, di tutto il nostro mercato del lavoro aveva bisogno tranne che di altri mesi di scontro politico

Così come, ha detto il segretario, «chiederemo da oggi tutti i giorni al governo di fissare la data per il referendum». La consultazione referendaria, secondo quanto prevede la legge, dovrà svolgersi tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Salvo, però, elezioni anticipate. I quesiti sui quali si andrà al voto sono l’abolizione dei voucher e la reintroduzione della responsabilità solidale di appaltatori e appaltanti in caso di violazioni contro il lavoratore. «Sono temi che riguardano milioni di lavoratori nel Paese», ha detto Camusso. Sui due temi il sindacato ha annunciato il racconto e la diffusione delle storie dei lavoratori durante la campagna elettorale. Due sono già state presentate in conferenza stampa. Federica, 32 anni, da cinque catalogatrice alla Biblioteca nazionale di Roma, pagata tramite scontrini alimentari. E poi Giancarlo, operaio specializzato all’ospedale Gemelli di Roma, oggi disoccupato. «Parteciperemo alla battaglia per acquisire i diritti che sono stati persi», dicono.

È chiaro che la bandiera di questa nuova campagna referendaria saranno i voucher. «Sono aumentati del 27mila per cento in questi anni», ha detto Camusso, «e i maggiori utilizzatori hanno un’età media di 35,9 anni. Non parliamo di pensionati o giovani studenti, parliamo di coloro che avrebbero bisogno non solo di sopravvivere ma di farsi un progetto di vita». Susanna Camusso ha definito i voucher «uno strumento malato». «Bisogna avere il coraggio di azzerarlo», ha detto. «Bisogna pensare a una nuova regolamentazione del lavoro accessorio. Anche i voucher devono presupporre l’esistenza di un contratto di lavoro per garantire la contribuzione ai fini previdenziali e anti-infortunistici». Ecco perché ha già detto che il sindacato non si accontenterà di «piccole modifiche sui voucher» da parte del Parlamento. «Bisogna avere il coraggio di cambiare questo istituto». Quindi: o si radono al suolo i voucher e si comincia da zero, o la battaglia continua e si va al voto. Camusso non ha risparmiato nessuno, nemmeno il presidente dell’Inps Tito Boeri, che in un’intervista a Repubblica ha dichiarato che la Cgil ha usato 750mila voucher. «Come fa ad avere i dati su di noi se ci ha detto che è impossibile avere i dati sui principali utilizzatori di voucher in Italia?». L’ascia di guerra è stata sferrata. E degli oltre 3 milioni di disoccupati forse ci dimenticheremo per un bel po’.

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