Ma l’Italia è sempre più verde, alla faccia della Fiat e delle emissioni truccate

I dieci selfie di Symbola, che celebrano i primati del nostro Paese, indicano la via: sostenibilità ambientale, economia circolare, efficienza energetica

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13 Gennaio Gen 2017 1056 13 gennaio 2017 13 Gennaio 2017 - 10:56
Osservatorio Non Food 2017

Sembra quasi beffardo ribadirlo nel giorno in cui la Fca di Sergio Marchionne - azienda dal passaporto americano, ma con radici italiane - viene accusata dall’Agenzia per la protezione ambientale americana di aver truccato le emissione delle sue automobili diesel, eppure i dati confermano come il destino dell’Italia, ciò che può davvero darle un’identità e una visione di futuro nell’economia mondiale è legata alla capacità di fare da fulcro a un nuovo modello di sviluppo incentrato sulla sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica.

È una via, questa, che del resto stiamo già percorrendo. E che almeno cinque dei dieci selfie che ogni anno Fondazione Symbola “scatta” per mettere in luce i piccoli, grandi record di cui gli italiani dovrebbero essere orgogliosi lo dimostrano.

Lo dimostra il fatto, ad esempio, che ben 385 mila le aziende italiane - il 26,5% del totale dell’industria e dei servizi, il 33% della manifattura - durante la crisi hanno scommesso sulla green economy, investendo nuovi prodotti, nuovi processi e nuovi servizi che hanno migliorato l’impatto ambientale. Rispetto a tutte le altre imprese, queste realtà hanno avuto benefici nell’export, nell’innovazione, nell’occupazione e pure nel fatturato, dove hanno quasi doppiato la media complessiva di tutte le altre imprese italiane. Capofila di questa avanguardia, l’industria del legno arredo made in Italy, all’avanguardia nella sostenibilità ambientale, dai consumi di energia alle emissioni.

L’Italia è il primo paese al mondo - lo ripetiamo: primo al mondo - per contributo del fotovoltaico nel mix elettrico nazionale, meglio della Germania, del Giappone e degli Stati Uniti d’America

Il legno-arredo non è un’eccezione, peraltro. Il modello produttivo italiano si conferma tra i più innovativi ed efficienti in campo ambientale, a partire dai consumi energetici e dalle emissioni inquinanti: con 107 tonnellate di Co2 equivalente per milione di euro prodotto siamo secondi per minore intensità di emissioni atmosferiche, dietro la Francia (che però ha il nucleare) e davanti a Spagna, Regno Unito e Germania.

Un record invidiabile, quest’ultimo, non solo per la qualità dell’aria, ma anche perché l’Italia è importatrice netta di energia. E più ne risparmiamo, meno ne dobbiamo comprare. Rassicura leggere, in questo senso, che l’Italia è il primo paese al mondo - lo ripetiamo: primo al mondo - per contributo del fotovoltaico nel mix elettrico nazionale (8%, secondo i dati relativi al 2015), meglio della Germania, del Giappone e degli Stati Uniti d’America. E non bastasse è il primo tra i grandi paesi europei per quota di rinnovabili nel consumo interno lordo.

Non bastasse, siamo pure leader europei nel riciclo industriale, con 47 mln di tonnellate di rifiuti non pericolosi avviati a riciclo nel 2015. Un processo virtuoso, questo, che ci ha permesso di risparmiare energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, ed emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di Co2: «L’Italia può essere un avamposto di quell’economia più forte e insieme più sostenibile e a misura d’uomo che emerge dall’Accordo di Parigi, confermato alla COP22 di Marrakech, sul clima», chiosa Ermete Realacci, presidente di Symbola. Com’è lontana l’Italia, caro Marchionne…

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