«600 milioni di investimento in innovazione. Così la Lombardia crescerà grazie alla ricerca»

Parla l’assessore regionale Luca Del Gobbo, promotore della legge regionale “Lombardia è ricerca e innovazione”: «Abbiamo costruito questa legge insieme agli innovatori. Ma non finanzieremo progetti che avranno un impatto negativo sulla vita delle persone»

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18 Gennaio Gen 2017 1325 18 gennaio 2017 18 Gennaio 2017 - 13:25
Osservatorio Non Food 2017

Al primo posto in Italia per numero di start up innovative, 1.436, il 22% sul totale italiano. Al primo posto per risorse pubbliche e private investire in ricerca e sviluppo. Al primo posto per numero di brevetti depositati, quasi uno su tre sul totale nazionale. Se c’è una regione che, in teoria, non avrebbe bisogno di alcuna legge sulla ricerca e sull’innovazione, teoricamente, quella è la Lombardia.

E invece - strategicamente prima del referendum, che poteva sfilarle questa competenza dalle mani - è anche la prima e unica regione italiana a dotarsi di uno strumento così particolare e costruito in maniera innovativa. Un’iniziativa che porta la firma dell’assessore all’Università, Ricerca e Open Innovation Luca Del Gobbo, ma che a ben vedere non è che un pezzo del percorso di una legislatura che lo stesso assessore definisce «vocata all’innovazione, con la legge “Impresa Lombardia” e i suoi 53 accordi di competitività firmati e i 12mila posti di lavoro mantenuti. Poi la legge su manifattura 4.0» E ora la legge “Lombardia è ricerca e innovazione” che, di questa vocazione, «è forse il passaggio più radicale e sperimentale».

Assessore, prima di tutto: a che serve una legge sull’innovazione nella regione più innovativa d’Italia? Ce n’era tutto questo bisogno?
In Lombardia le imprese investono 7,2 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, le istituzioni pubbliche e gli organismi no profit 1,4 miliardi, abbiamo università migliori d’Italia, i migliori centri di ricerca. Come istituzione, molto semplicemente, volevamo aiutare questo sistema a crescere ancora di più.

Come mai?
Se Milano e la Lombardia crescono, possono essere un traino e un esempio per tutta l’Italia.

Parliamone, allora. Cosa c’è in questa legge?
Ci sono agevolazioni fiscali a imprese che investono in ricerca e si insediano in Lombardia; accordi per la ricerca e l’innovazione tra pubblica amministrazione e reti formate da imprese e centri di ricerca e/o Università; team di progetto per favorire l’ingresso di capitale umano d’eccellenza all’interno delle aziende attraverso percorsi di collaborazione e ricerca in accordo con le università; infrastrutture digitali per migliorare l’accesso alle tecnologie dell’informazione ed alla comunicazione. E una giornata della ricerca fissata l’8 novembre e intitolata a Umberto Veronesi, in cui si assegnano premi ai migliori ricercatori e alle imprese innovative.

D’accordo, tutto bello, ma c’era davvero bisogno di una legge? L’Italia di leggi ne ha fin troppe e in fondo non si aiuterebbe di più l’innovazione disboscando la foresta legislativa e derogando?
Facciamo esattamente questo, inserendoci nel contesto della sussidiarietà orizzontale. Vuol dire mettere in campo una legge che non crea vincoli, ma li toglie. Che semplifica, anziché complicare le cose. E soprattutto puntiamo su una strada per lo sviluppo sostenendo le esigenze che il sistema produttivo e della ricerca stessi ci hanno manifestato.

Ad esempio?
Ad esempio, il trasferimento tecnologico. O la formazione e la valorizzazione del capitale umano in grado di adattarsi ai nuovi sapere e di generare continua innovazione. E poi, una nuova governance del sistema della ricerca.

La governance?
Istituiremo una cabina di regia politica, un filo rosso che lega tutti gli assessorati. Dalla sanità alle attività produttive, dalla formazione al welfare, nessuno è chiamato fuori nel contesto dei processi innovativi. Accanto a questa cabina di regia, poi, lavorerà un Foro per la ricerca e l’innovazione, nel quale vogliamo portare i più bravi innovatori al mondo a darci una mano, dieci persone che elaboreranno proposte alla giunta regionale e supporteranno la cabina di regia nello sviluppo delle scelte strategiche, oltre a monitorare quel che stiamo facendo e l’impatto che l’innovazione ha nella vita di tutti i giorni, stimolando così un cambio culturale decisivo quanto lo sono le risorse messe a disposizione.

A proposito di risorse…
40 milioni di euro a fondo perduto solo per gli accordi per la ricerca e l’innovazione. Stiamo chiudendo la fase di valutazione dei progetti presentati, centrati su prodotto e processo innovativi. I migliori riceveranno un cofinanziamento del 50%, fino a un massimo di 4 milioni e mezzo di euro a fondo perduto.

E quante ne sono arrivati?
Sono arrivati 92 progetti che muovono una leva di 600 milioni di investimento. Siamo andati oltre ogni previsione. Da questo mese e fino a maggio avvieremo la fase di sottoscrizione degli accordi.

«In un momento difficile come quello attuale, dove hai grandi sfide di fronte, puoi rispondere solo accentrando tutto oppure puntando sulla valorizzazione delle persone, sulla creatività e sulla responsabilità. In quest’ottica la legge è stata costruita insieme agli stakeholder territoriali. Quando l’architettura era pronta, l’abbiamo rilanciata sul portale dando a tutti la possibilità di correggerla»

Facciamo un esempio: si presentano due tizi che vogliono fare qualcosa di simile a Uber o AirBnb. Innovativo, quindi, ma potenzialmente distruttivo per alcuni mercati già esistenti. Che fate, finanziate l’innovazione?
​La finanziamo se rispetta i requisiti stabiliti nelle misure che di volta in volta mettiamo in campo, con l’obiettivo di generare impatti positivi da un punto di vista sociale, oltre che economico. È chiaro che su qualunque iniziativa è necessario un lavoro preventivo di valutazione, oltre che successivo, molto attento. Sarà fondamentale, in questo senso, il ruolo del Foro nei suoi compiti di analisi, monitoraggio e previsione degli avanzamenti tecnico-scientifici, che si avvarrà anche del coinvolgimento della comunità scientifica e della società civile.

Non è un po’ dirigista, come modello?
Al contrario. Questa è una legge che fa della centralità della persona il suo motore immobile.

In che senso?
Nel senso che in un momento difficile come quello attuale, dove hai grandi sfide di fronte, puoi rispondere solo accentrando tutto oppure puntando sulla valorizzazione delle persone, sulla creatività e sulla responsabilità. In quest’ottica la legge è stata costruita insieme agli stakeholder territoriali. Quando l’architettura era pronta, l’abbiamo rilanciata sul portale dando a tutti la possibilità di correggerla. La condivisione è iniziata prima dell’approvazione in Giunta. Ma non solo.

Cosa, ancora?
Con questa legge lavoriamo a rendere fruibili i big data di Regione Lombardia, che possono essere utili a tutti, se accessibili. È un fattore produttivo in più che mettiamo a disposizione dell’economia lombarda. E non è poco.

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