Il governo ci crede: il futuro sono le start up

In arrivo una sventagliata di nuove norme per favorire le imprese innovative, che prevedono tra le varie misure l’esonero dell’imposta di bollo agli incentivi per gli investimenti. Servirà davvero? Forse, ma serve anche altro

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18 Gennaio Gen 2017 0844 18 gennaio 2017 18 Gennaio 2017 - 08:44

Le startup vanno sempre più di moda si sa, attirando capitali crescenti, ma servono veramente a far crescere il Paese? Il governo è convinto di sì, tanto da dedicare un ampio gruppo di norme dell’ultima legge di bilancio proprio a loro. Una vera sventagliata di nuove opportunità per l’impresa innovativa che spaziano dall’esonero dell’imposta di bollo per le nuove imprese che si costituiscono, agli incentivi per investimenti in startup e Pmi innalzati sino al 30 per cento, passando per il rinnovo degli strumenti di super ammortamento e l’introduzione dell’iper ammortamento per beni strumentali.

Al centro c’è il piano industria 4.0 che il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, ha fortemente voluto per trasformare il volto del tessuto produttivo italiano. Mattia Corbetta (della Direzione generale per la Politica Industriale, la Competitività e le Pmi del Ministero dello Sviluppo Economico) ne ha parlato di recente durante l’evento “Startup act e legge di bilancio 2017” promosso da Angel Partner Group, associazione di professionisti, manager, imprenditori e corporate che credono nell’imprenditorialità e nell’innovazione e che ha tra i soci fondatori LVenture Group, holding di partecipazioni che opera nel settore del venture capital.

Come ha sottolineato Corbetta, il focus non è rivolto solo all’interno ma il governo vuole spingere molto anche sull’attrazione di investimenti dall’estero. Ecco perché la legge di bilancio 2017 prevede una nuova tipologia di visto, della durata di due anni, per cittadini non-Ue che intendono investire nel nostro paese. Forse si tratta di una delle sfide più complicate se – come denunciano da tempo imprenditori e addetti ai lavori – il nodo resta la burocrazia con le sue lentezze e i suoi grovigli.

Al centro di tutto c’è il piano industria 4.0 che il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, ha fortemente voluto per trasformare il volto del tessuto produttivo italiano

Altrettanto stimolante dovrebbe risultare il nuovo regime fiscale opzionale per chi trasferisce la propria residenza in Italia. Cittadini, anche italiani, che non sono stati residenti per almeno 9 degli ultimi 10 anni, potranno optare per una tassazione sostitutiva a carattere forfettario su tutti i redditi prodotti al di fuori del territorio nazionale. Tra settembre e dicembre 2016 il programma Italia Startup Visa - lanciato nel giugno del 2014 per semplificare la procedura di erogazione del visto per lavoro autonomo a favore dei talenti non UE che propongono di avviare una startup innovativa in Italia - ha fatto registrare ventinove nuove candidature. Un altro tassello che ci dovrebbe aiutare a risalire la china delle classifiche europee sugli investimenti stranieri considerato che – secondo l’ultimo rapporto dell’European Attractivenes Survey di Ernst Young – l’Italia è nona in Europa in termini di attrattività per gli investimenti diretti esteri ma è solo diciottesima in termini di investimenti effettivamente ricevuti.

Anche il legislatore da qualche tempo, non tantissimo, ha riconosciuto un valore particolare a quelle startup considerate innovative. Un ecosistema che sta crescendo: secondo le cifre del Mise da settembre 2015 a settembre 2016, il numero delle persone complessivamente coinvolte nelle startup innovative ha registrato un incremento del 44,8 per cento, passando da 24 mila unità a quasi 35 mila unità. Numeri certamente positivi, ma che vanno accompagnati da un rafforzamento delle misure per il credito alle imprese stretto da un lato dalla morse della crisi bancaria che sta sferzando l’Italia e dall’altro dall’impiego dei fondi comunitari che spesso vengono mal utilizzati.

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