Tornano Paolo Nori e Jhumpa Lahiri: i libri in uscita di gennaio scelti da Finzioni

Come ogni mese la redazione di Finzioni ha scartabellato tra le tante uscite del mese di gennaio in libreria e ha selezionato i migliori: dal ritorno di Paolo Nori a una raccolta inedita di Allen Ginsberg a 20 anni dalla morte

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18 Gennaio Gen 2017 1547 18 gennaio 2017 18 Gennaio 2017 - 15:47

Jens Christian Grøndahl, Spesso sono felice (Feltrinelli). Traduzione di Eva Kampmann.

Spesso sono felice segna il ritorno del danese Jens Christian Grøndahl ed è un romanzo sull’amore e sulle relazioni familiari. Ellinor ha settant’anni e ha deciso di dare uno scossone alla sua vita. Proprio per questo, in seguito alla morte del marito, abbandona gli agi dei sobborghi di lusso per tornare nel quartiere operaio del centro di Copenaghen, dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. In una lettera destinata alla migliore amica morta ormai da tempo, Ellinor fa il bilancio della propria vita, segnata da inganni e tradimenti, da dolori e lutti, e da un grande, inconfessabile segreto.

Jhumpa Lahiri, Il vestito dei libri (Guanda).

Se, per Jhumpa Lahiri, il processo di scrivere è un sogno, la copertina del libro rappresenta il risveglio. È una sorta di traduzione ulteriore delle sue parole in un nuovo linguaggio, quello visivo. E, come una traduzione, può essere fedele o può tradire. In duplice veste di autrice e lettrice, Jhumpa Lahiri esplora il processo creativo che sta dietro alle copertine dei libri. Analizzando le relazioni tra testo e immagine, autore e designer, arte e mercato, Il vestito dei libri è un’intima riflessione sul ruolo di questo importante, spesso cruciale, elemento.

Paolo Nori, Undici treni (Marcos y Marcos).

Continua l’ormai collaudatissimo connubio Nori-Marcos y Marcos. Questa volta si tratta di Baistrocchi e Stracciari, due vicini che si incontrano ogni sera al bar sotto casa, detto il Tristobar. Baistrocchi è appena uscito di prigione, Stracciari ama registrare i suoni e i silenzi. Stavano quasi per diventare amici: Baistrocchi aveva sempre tante cose da raccontare, parlava con tutti e non ascoltava nessuno, mentre Stracciari ascoltava tutti e non parlava con nessuno. Ma poi Stracciari di colpo sparisce e Baistrocchi scopre che forse aveva molte cose anche lui, da raccontare.

Tania Crasnianski, I figli dei nazisti (Bompiani). Traduzione di Francesco Peri.

Himmler, Göring, Hess, Frank, Bormann, Höss, Speer e Mengele. Cognomi che pesano come macigni sulle spalle di figli incolpevoli. Molti di quei figli conobbero la verità solo quando la loro vita dorata venne stravolta nella primavera del 1945. Le reazioni sono state diverse: alcuni di loro non hanno mai rinnegato il proprio passato, costruendo un presente nel culto dei padri, mentre altri hanno intrapreso un cammino di radicale rottura, arrivando a ripudiare il proprio cognome. In occasione della Giornata della Memoria (il libro esce il 25 gennaio) esce per Bompiani una schietta raccolta di otto racconti che, privandosi di qualsiasi giudizio storico o morale, mette in luce come percorsi affini possano portare a esiti profondamente dissimili tra loro.

Caterina Emili, Il volo dell’eremita (Edizioni E/O).

I cugini Vittore e Volendo Guerrieri non potrebbero essere più diversi. Sconclusionato e insidiato dal demone del gioco il primo, mentre il secondo conduce una solitaria esistenza sperduto tra i monti Amerini, dove custodisce un segreto brutale. Fra pietre umbre ed erosioni pugliesi, pievi francescane e chiese rupestri, due vite e due mondi si confrontano specchiandosi nel delitto, in bilico fra il silenzio dei monti e il chiasso della vita.

Gabriele Pedullà, Lame (Einaudi).

Olimpia e Ruggiero, una coppia che vive a Roma e si affaccia felice alla soglia dei quarant’anni. I viali del Pincio, uno dei colli più suggestivi di Roma. Una compagnia di pattinatori, anima di meravigliose coreografie fatte di libertà e canzoni dell’adolescenza. L’incontro fortuito con la danza spalancherà ai coniugi una finestra sul passato e niente, da quel momento in avanti sarà mai più lo stesso.

Mario Benedetti, Il diritto all’allegria (Nottetempo). Traduzione di Stefania Marinoni.

Una sorta di testamento spirituale con cui Mario Benedetti, il grande scrittore uruguaiano morto nel 2009, per mezzo di brevi storie riassume e distilla i grandi temi a lui cari, quali l’amore, l’esilio e l’ateismo. Il taglio, intimo e personale, fa de Il diritto all’allegria un elogio alla vita, nel quale racconti e riflessioni si mescolano tra quisquilie quotidiane e vertiginose domande esistenziali. Benedetti rigetta ogni potere e salva le cose più semplici del mondo in cui siamo immersi: la natura, i sentimenti che “danno colore al mondo”, le fragilità dell’essere umano. Essere umano che reclama a gran voce, nonostante tutto, il proprio diritto all’allegria.

Le battute memorabili di Feynman, a cura di Michelle Feynman (Adelphi). Traduzione di Franco Ligabue.

Arruolato nel Progetto Manhattan alla giovanissima età di 23 anni, nel pieno svolgimento della Seconda Guerra Mondiale, la carriera di Richard P. Feynman culmina con l’assegnazione del Premio Nobel del 1965 per il suo lavoro sull’elettrodinamica quantistica. A quasi trent’anni dalla morte, Michelle Feynman scartabella tra i documenti personali del padre nel tentativo di aprire ai lettori un piccolo spiraglio su una delle menti più insaziabili e geniali di sempre. Con una collezione eterogenea di conferenze, trascrizioni di lezioni e interviste, questo libro fornisce delle vive istantanee del pensiero critico, a tratti eccentrico, del prof. Feynman.

Anna Giurickovic Dato, La figlia Femmina (Fazi).

Al suo esordio nel romanzo, l’autrice porta sulla scena il rapporto ambiguo di una madre e una figlia di fronte al peggiore dei crimini, la violenta perdita dell’innocenza. Silvia ha conosciuto Giorgio quando aveva solo 16 anni. Era un’adolescente insicura, lui già adulto, con una carriera diplomatica avviata. Venti anni dopo, dalla sua casa romana, Silvia assiste al tentativo scioccante da parte di Maria, sua figlia quasi adolescente, di sedurre il suo nuovo compagno, invitato a pranzo perché finalmente conosca la bambina. Un gioco al massacro, una sfida e una richiesta di aiuto, che Silvia osserva, immobile, incapace di reagire, mentre ripercorre la sua storia e quella di una famiglia che non c’è più.

Allen Ginsberg, Non finché vivo. Poesie inedite 1942-1996 (Il Saggiatore). Traduzione di Leopoldo Carra.

A vent’anni dalla sua morte, esce per il Saggiatore una raccolta di poesie inedite di Allen Ginsberg; testi estremamente intensi e fino a oggi irreperibili, riuniti al fine di comporre l’autobiografia letteraria di uno dei più grandi poeti del Novecento.

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