Clini: «Terremoto e bufera, ha ragione Bertolaso: non eravamo pronti»

L’ex ministro dell’Ambiente: «Si sapeva che sarebbe caduta tanta neve, si sapevano i luoghi a rischio valanghe, ci si poteva preparare molto meglio. Errani? Persona seria, ma con troppe teste che decidono, non si decide mai nulla»

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20 Gennaio Gen 2017 0827 20 gennaio 2017 20 Gennaio 2017 - 08:27

«Bertolaso? Magari ha usato toni sbagliati, magari i media ci hanno ricamato su. Però ha affrontato questioni molto fondate, in modo abbastanza costruttivo». Ministro dell‘Ambiente durante il governo Monti e direttore generale dello stesso dicastero tra il 1991 e il 2011, Corrado Clini difende l’ex capo della Protezione Civile, al centro delle polemiche per il suo j’accuse al governo e all’incapacità delle istituzioni di farsi trovare pronti di fronte al micidiale cocktail di bufere di neve e terremoti che ha messo in ginocchio il centro Italia. E che ha scatenato la valanga killer che ha travolto un albergo alle pendici del Gran Sasso, spezzando la vita - per ora - di quattro persone.

Certo, dice Clini, «il contesto per farlo è scomodo, perché parli mentre tutti gli altri si stanno facendo il mazzo per fare quel che possono». Ma nonostante «tutto l’apprezzamento per il lavoro a mani nude di Protezione Civile, Soccorso Alpino, Esercito» è allo stesso modo «opportuno e necessario un ragionamento critico sul contesto».

Parliamo del contesto, allora. Secondo Bertolaso, in questi giorni è stato toccato il punto più basso…
Questo non lo so. Di sicuro quel che è successo in questi ultimi tre giorni, mette in evidenza che siamo scarsamente attrezzati. Al di là del tono di Bertolaso e come è stato gestito dai media, questi sono argomenti seri e nemmeno nuovi. Sono anni che se ne parla.

Di prevenire i danni dei terremoti o quelli delle bufere?
Soprattutto di queste ultime. Il terremoto è difficile, ma gli eventi climatici estremi - ad esempio quelle che chiamiamo bombe d’acqua o di neve - sono abbastanza prevedibili, li conosciamo e li studiamo da anni. Tra l’altro proprio in quella zona qualche anno fa c’era stata una precipitazione nevosa intensa che aveva creato parecchi problemi.

Qui però l’evento è stato duplice: terremoto e bomba di neve…
Il duplice evento è assurdo. Ma dobbiamo dire, con estrema franchezza, che i danni, nonostante tutto, potevano essere limitati. Quel che è mancato, in questa vicenda, sono gli strumenti per gestire gli eventi climatici estremi e per mettere in sicurezza il territorio.

Ad esempio?
C’era una previsione di bomba di neve? Bene, ma allora non puoi aspettare che cada la neve per organizzare la gestione dell’emergenza. Bisogna tenere libere le strade e proteggere i siti più esposti dalle valanghe, ad esempio. Perché si sa dove può esserci rischio di valanghe. Il servizio valanghe del Veneto sa dove sono i luoghi a rischio valanghe.

«Che lo sapessero o meno, se lì è arrivata una valanga, vuol dire che quell’albergo era esposto a rischio idrogeologico, così come molti altri luoghi in tutta Italia»

Sta dicendo che si poteva prevedere una valanga sulla costa del Gran Sasso sotto cui era ubicato l’Hotel Rigopiano?
La metodologia è nota e diffusa. Esistono sistemi. Conoscere la geomorfologia del territorio è fondamentale, per difenderlo dal rischio di frane e valanghe. Io quando facevo il ministro, nel dicembre 2012, io portai al Cipe un programma per la manutenzione del territorio per limitare i danni degli eventi climatici estremi.

E la conoscevano, in Abruzzo?
Che lo sapessero o meno, se lì è arrivata una valanga, vuol dire che quell’albergo era esposto a rischio idrogeologico, così come molti altri luoghi in tutta Italia. Ma non si tratta solo di questo.

Cos’altro, ancora?
Anche sulla situazione critica degli allevamenti è mancata un’azione preventiva. Giuseppe Zamberletti, che della moderna protezione civile è il fondatore, ha detto che nel Centro Italia - dopo i due sisma di quest’estate e di quest’autunno - bisognava fare le stalle comuni e aveva ragione da vendere.

Bertolaso se la prende anche con la gestione dell’emergenza però. Citiamo testuale: “stiamo assistendo ad una situazione inaccettabile, figlia delle scelte sbagliate adottate nei mesi scorsi. Da quando, cioè, l'ex premier Matteo Renzi in occasione del sisma di agosto, per dar parvenza di efficientismo ha nominato, ancora in fase di piena emergenza, Vasco Errani commissario alla ricostruzione”…
Bertolaso sbaglia a prendersela con Errani che è persona seria e competente. Il problema c’è, però, ed è nell’attribuzione dei poteri.

Spieghi meglio…
Nella gestione dell’emergenza, chi è incaricato dal governo deve assorbire tutti i poteri. Non possono esserci due, dieci, cento teste. E chi ha potere deve avere strumenti normativi e risorse per poter intervenire. Più teste producono corto circuiti che in situazioni delicate come quelle di questi giorni possono rivelarsi fatali. Ed è un problema che riguarda tutti noi, non solo l’Abruzzo.

In che senso?
Riguarda la Liguria quando ci sono le inondazioni, la bassa Toscana, la Sicilia con le frane. Se si va a vedere cosa succede durante l’emergenza e durante la ricostruzione, scopri una catena di blocchi e lungaggini assurda. Ed è colpa di un modello consociativo per cui se non sono tutti d’accordo non si fa nulla.

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