Gli effetti speciali del cinema che non aveva effetti speciali

Ai tempi del muto non c’era la comoda tecnologia digitale a creare paesaggi fantastici e situazioni impossibili. Ci si arrangiava con ciò che si aveva: ingegno, attori atletici e trucchi di prospettiva

Lloyd, Harold (Safety Last) 01
21 Gennaio Gen 2017 0830 21 gennaio 2017 21 Gennaio 2017 - 08:30

Ci voleva tecnica, creatività e attori molto agili. Adesso basta un computer. Come è noto, se la tecnologia non ha ancora ammazzato il romanticismo del cinema, ha senza dubbio fatto fuori il romanticismo degli effetti speciali. Una volta, prima ancora che il sonoro fosse coordinato con l’immagine, tutto era lasciato all’invenzione e alla genialità. O alla follia di attori disposti a rischiare di slogarsi le scapole per qualche scena (va detto: epocale).

Un esempio è il film muto Safety Last! (in italiano Preferisco l’ascensore), in cui il protagonista Harold Lloyd, per una serie di bizzarre circostanze (c’entrano una donna, un capo molto esigente e un amico acrobata) si trova a dover scalare a mani nude un intero palazzo a Los Angeles. Per sua fortuna non è un grattacielo, ma l’impresa è comunque proibitiva e l’effetto ottico molto realistico: Lloyd si sta davvero arrampicando? Certo che no.

Come spiega in queste gif un utente di Reddit, Auir2Blaze, i trucchi c’erano ma, come nelle migliori magie, non si vedevano. Erano tutte operazioni complicate, perché non c’era spazio per simulazioni digitali o chroma-key: tutto andava mostrato in camera, si doveva giocare sulle angolazioni, sulle sovrapposizioni tra realtà e modelli disegnati. Era un’epoca in cui ci si industriava, e si riusciva lo stesso: ad esempio, per Lloyd, il trucco, semplice e geniale, era questo.

La scena dell’orologio è entrata di diritto nella storia del cinema: simbolo di tutta un’epoca, di un mondo, di un modo di vivere. Lloyd, per girarla, si è anche slogato la spalla. Ed è stata appunto citata da Robert Zemeckis nel suo Ritorno al Futuro.

Un altro esempio, riportato sempre da Auir2Blaze, riguarda Tempi Moderni di Charlie Chaplin. Come si vede qui, il protagonista pattina all’indietro, rischiando un gran capitombolo – e mettendo a repentaglio la sua vita. Verità? No, illusione.

Come si vede qui, Chaplin non rischia affatto di cadere nella tromba delle scale. E non solo per la sua abilità di pattinatore, bensì per il fatto che non ci sono affatto delle scale dietro di lui. L’illusione i ottiene sovrapponendo un vero disegno di scale che, posizionato all’angolo giusto, crea questa impressione.

L’immagine è veloce abbastanza perché gli occhi non colgono i diversi piani di sovrapposizione, e cadano nell’inganno. Il cinema è finzione, si sa. Ma finzione fatta bene.

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