L'amico italiano di Trump? Un tempo inneggiava alla Padania

Nel 1993 Guido 'George' Lombardi aprì una sede della Lega Nord a New York, frequentava Gemonio e Ponte di Legno. Ora si presenta come collaboratore del presidente Usa: non ha alcun incarico ufficiale ma ha una gran voglia di parlare

Guido George Lombardi, amico e sostenitore di Donald Trump

DOMINICK REUTER/AFP/Getty Images

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21 Gennaio Gen 2017 0830 21 gennaio 2017 21 Gennaio 2017 - 08:30

Nella foto di famiglia, gli è stata affidata la parte dell'amico di. L'amico di Donald Trump. La stampa internazionale lo ha citato in qualche caso, senza tanta convinzione, come un mediatore informale fra il nuovo presidente americano e le destre populiste europee in cerca di una santa alleanza. Le testate italiane lo hanno invece interpellato per avere un'interpretazione autentica delle mosse di Trump. L'amico in questione si chiama Guido Lombardi. Meglio: Guido 'George' Lombardi. E' un italo-americano sulla sessantina abbondante, curriculum da imprenditore immobiliare e consulente. Soprattutto, vicino di casa del nuovo presidente. Vive infatti qualche piano più sotto di lui, nella Trump Tower di Manhattan. Ma non ha incarichi ufficiali nello staff presidenziale.

"Con Trump ci conosciamo da circa 25 anni, da quando ci siamo spostati nella Trump Tower". Lombardi lo ha raccontato la notte delle elezioni, quando è stato ospite di Porta a Porta in diretta dagli studi Rai di New York, per commentare lo spoglio. Sempre nel ruolo di amico di. "Vivo anche a Palm Beach, in Florida - teneva a sottolineare al pubblico di Bruno Vespa -, quindi ci vediamo con Donald e tutta la famiglia sia qui che là". "Però la cosa più importante - concludeva Lombardi - è che negli ultimi quindici mesi l'ho aiutato soprattutto sui social media. Abbiamo circa cinquecento gruppi per Trump, compresi gli italiani per Trump qui in America, e abbiamo circa cinque milioni di seguaci". La battaglia sui social che tanto ha infuocato il dibattito post-elettorale su una vittoria largamente sottostimata.

Il nome di Guido 'George' Lombardi non è però nuovo alla cronache politiche italiane, anche se nessuno lo ricorda in queste settimane: nell'ottobre del 1993 fu lui ad aprire, proprio a New York, una sezione della Lega Nord, allora guidata da Umberto Bossi. Erano i primi anni della presidenza Clinton. E la sede, un ufficio all'Empire State Building, serviva a dare un'immagine positiva dei nordisti in casa del principale alleato dell'Italia. Avrebbe dovuto andarci il Senatur in persona, a inaugurarla, ci andò invece Francesco Speroni, leghista di Busto Arsizio, capogruppo al Senato e di lì a pochi mesi ministro delle Riforme del primo governo Berlusconi. Sul volo intercontinentale insieme a Speroni, il tesoriere di via Bellerio, Maurizio Balocchi. Un anno più tardi, Lombardi sarebbe stato ritratto in una foto di gruppo in cui ci sono lo stesso Trump e un altro leghista di primissimo piano, Roberto Maroni, che era ministro dell'Interno in missione oltre Altlantico.

New York, dunque. Ma anche la piccola Gemonio. Nella casa di Bossi in provincia di Varese, nei primi anni Novanta Lombardi è stato visto almeno una volta, a discorrere di politica fino a notte fonda. Prese anche la parola dal palco del congresso federale della Lega al Palatrussardi di Milano, nel 1998, inveendo contro i marxisti e invocando la libertà dei popoli. A partire da quello della Padania, ça va sans dire. E poi Ponte di Legno, all'hotel Mirella, il buen retiro in Valcamonica di Bossi, che sempre in quel 1998 convocò lì i suoi dirigenti per rilanciare una Lega rimasta in mezzo al guado, fra velleità secessioniste e marginalità politica a Roma. Nella riunione fiume - Radio Radicale conserva otto ore di registrazioni - parlò anche "l'americano Guido Lombardi, economista arrivato qui su una Mercedes targata Florida", annotava il Corriere della Sera.

Le cronache non raccontano poi molto altro, dopo quegli anni. Lombardi sostiene sulle sue pagine web di essere stato consulente di Silvio Berlusconi, tornato al governo nei primi Duemila. C'è per esempio il suo nome fra i militanti dell'Esercito della Libertà, in un elenco che è disponibile sul web. E circola anche una foto che lo ritrae accanto al Cav, ma è una delle tante insieme ai potenti di turno: Lombardi lo si ritrova ritratto sorridente accanto a Giovanni Paolo II, Bill e Hillary Clinton, José Maria Aznar, Shimon Peres e così via. Cambia solo il colore dei suoi capelli, a seconda dell'età. In Italia, il Paese lasciato all'inizio degli anni Ottanta, Lombardi è ricomparso qua e là. Un Guido George Lombardi si presenta per esempio come delegato di una Lega Centro Sud e una Lega Tuscia, nel 2010, lo stesso anno in cui circola l'idea di una missione a New York di Renzo Bossi, l'erede designato della dinastia di Gemonio e poi caduto in disgrazia. Ma la sua figura non ha riscosso nel tempo troppe simpatie: presenzialista ma ambiguo, a un certo punto il Consiglio federale della Lega ha revocato qualsiasi incarico a Lombardi. Fuori.

Il successo di Trump alle elezioni presidenziali del 2016 ha offerto a questo italo-americano una grande ribalta mediatica, soprattutto nel suo paese d'origine. "Benvenuti a Trump Tower. Siamo qui al 63/o piano, solo qualche piano sotto a Donald", il saluto di Lombardi riservato alla troupe della solita Porta a Porta, per la nottata elettorale dell'8 novembre scorso. L'appartamento nel grattacielo sulla quinta strada, con vista mozzafiato sul Central Park, l'immagine delle cartoline, è diventato il set delle numerose interviste rilasciate in qualità di amico di Trump. Certo, ha messo le mani avanti lui stesso dopo il saluto iniziale alla telecamera, "non è che siamo amici e andiamo a giocare a golf insieme. Ci conosciamo qui, socialmente, alle feste". Ma non si può dire che Lombardi non si sia mostrato un sostenitore sfegatato del candidato Repubblicano.

Di questi tempi, fa l'amico di Donald a tempo pieno. L'estate scorsa, durante la solita vacanza a Trieste, città di origine della moglie, diede un'intervista al Piccolo, in cui veniva definito "un corsaro cinquecentesco amico di Trump". Un servizio su Politico lo raccontava negli stessi mesi, a campagna elettorale ancora aperta, come l'ambasciatore presso le destre populiste europee, mettendo però in dubbio che avesse davvero un ruolo definito nell'entourage dello sfidante della Clinton. Di certo, Lombardi conferma di aver gestito in maniera ufficiosa, durante la lunga campagna elettorale, diversi gruppi di cittadini a sostegno del futuro presidente (nella rete di volontari 'citizens for Trump') attraverso i social, in particolare Facebook. Quei famosi cinque milioni di seguaci, di cui si è vantato in tv. Il New York Times lo ha invece citato a inizio gennaio per aver incontrato la leader del Front National, Marine Le Pen, proprio nella caffetteria della Trump Tower, due settimane prima del passaggio di consegne alla Casa Bianca. Nessun incontro fra l'aspirante presidente francese e Trump. Ma alla stampa Lombardi ha replicato di essere amico anche della Le Pen da 20 anni, sottintendendo di poter essere il tramite con il nuovo presidente americano. Circostanza che lo ha portato a essere citato anche dal sito della Bbc e dal Guardian.

Spunta come il prezzemolo, Lombardi. Ed esibisce molte 'amicizie' con politici in rampa di lancio. Il Bossi degli anni Novanta. Il Berlusconi di dieci anni dopo, che dice di aver cercato di invitare (invano) alla corte di Trump. Il tutto, senza avere incarichi ufficiali. Curiosamente, l'unico leader con cui Guido George non vanta rapporti, almeno pubblicamente, è Matteo Salvini. Proprio il segretario della Lega un tempo bossiana, che sta cercando di annodare un rapporto diretto con Trump, con cui per ora ha conquistato solo una fugace foto durante la campagna del 2016.

Nessun leghista ha rivendicato, dunque, amicizie con Lombardi. Anzi, qualcuno sì, ma dalle seconde file: un consigliere regionale lombardo della Lista Maroni, Marco Tizzoni, uno che viaggia spesso anche in Russia, ha sostenuto lo scorso autunno l'apertura di un comitato per il No alla riforma costituzionale di Matteo Renzi a New York. Insieme al collega consigliere leghista Fabio Rolfi. E con la collaborazione appunto di Lombardi, sorridente nell'immancabile foto ricordo dell'inaugurazione del comitato. Un po' poco, però, per parlare di politica internazionale.

@ilbrontolo

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