Siamo circondati da un mare di plastica (e ce la ritroviamo perfino nel cibo)

Nel Mediterraneo ormai c’è quasi un chilogrammo di microplastiche per chilometro quadrato. Nel tratto di mare tra Corsica e Toscana anche dieci volte di più. E così la plastica finisce anche sulla nostra tavola: se ne sono trovate tracce in circa un terzo del pescato in Adriatico

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21 Gennaio Gen 2017 0830 21 gennaio 2017 21 Gennaio 2017 - 08:30

Un mare di plastica, letteralmente. Miliardi di microscopici frammenti affondano nelle acque del Mediterraneo, inquinando l’ambiente marino e alterando l’equilibrio dell’ecosistema. «Ogni anno vengono prodotte nel mondo più di 300 milioni di tonnellate di plastica - racconta alla Camera un’interrogazione della deputata di Sinistra Italiana Lara Ricciatti - E almeno il 10 per cento di questi materiali finisce negli oceani». A volte si tratta delle microsfere utilizzate per prodotti cosmetici e creme scrub. Altre volte è il lento processo di frammentazione dei rifiuti - prodotto dall’erosione dell’acqua e dal vento - a creare minuscole particelle. Pezzetti di plastica piccolissimi, dai 0,5 ai 5 millimetri, spesso neppure visibili a occhio nudo.

Un mare di plastica, letteralmente. Miliardi di microscopici frammenti affondano nelle acque del Mediterraneo, inquinando l’ambiente marino e alterando l’equilibrio dell’ecosistema

Minuscoli, ma numerosi. Secondo una recente stima di Greenpeace nei mari di tutto il pianeta si trovano dai 5mila ai 50mila miliardi di frammenti. Intanto un recente studio pubblicato su Nature - Scientific Reports, a cui ha collaborato l’Università Politecnica delle Marche, spiega come il Mediterraneo sia diventato uno dei bacini maggiormente interessati dal fenomeno. I quantitativi medi di microplastiche raggiungono gli 800 grammi per chilometro quadrato. Si tratta di «valori paragonabili a quelli rinvenuti nei famosi 5 vortici oceanici di accumulo delle plastiche» scrive la deputata nel documento depositato a Montecitorio, citando lo studio. Da mare nostrum a mare plasticum. Nel mare Adriatico, si legge nell’interrogazione, ci sarebbe una media di 500 grammi per chilometro quadrato. Almeno 2 kg di plastica a largo delle coste occidentali della Sardegna, della Sicilia e lungo la costa pugliese. «Fino ad arrivare ad un hot spot di addirittura 10 chilogrammi di microplastiche per chilometro quadrato nel tratto di mare compreso tra la Corsica e la Toscana».

Ogni anno vengono prodotte nel mondo più di 300 milioni di tonnellate di plastica. E almeno il 10 per cento di questi materiali finisce negli oceani

Ma perché il Mediterraneo è così interessato dall’inquinamento da microplastiche? Anzitutto per la forte pressione antropica che interessa il nostro mare. Ma anche per il limitato ricambio d’acqua. Intanto il fenomeno rischia di avere evidenti conseguenze per gli animali e per l’uomo. Le microplastiche vengono ingerite da diversi organismi marini. Dai pesci ai molluschi, fino ai crostacei. Tanto che, così riporta lo studio dell’Università Politecnica delle Marche, se ne ritrovano tracce in almeno il 30 per cento del pescato dell’Adriatico. «Con percentuali ancora superiori in alcune specie», come si legge nell’interrogazione. Come denuncia Greenpeace in un dossier, sono almeno 170 gli organismi marini - vertebrati e invertebrati - che certamente ingeriscono questi microframmenti. «Un recente studio condotto su 121 esemplari di pesci del Mediterraneo centrale - spiega l’associazione ambientalista - tra cui specie commerciali come il pesce spada, il tonno rosso e tonno alalunga, ha identificato la presenza di frammenti di plastica nel 18,2 per cento dei campioni analizzati».

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