Dopo la sentenza della Consulta

Clementi: «Ora basta una legge di una riga per andare a votare»

Il costituzionalista plaude alla sentenza della Consulta: «È di buon senso, lascia alla politica il compito di scegliere. Mattarellum? Ancora possibile, ma per armonizzare le due leggi elettorali di Camera e Senato basta davvero poco»

Parlamento 3
25 Gennaio Gen 2017 1831 25 gennaio 2017 25 Gennaio 2017 - 18:31

«È una sentenza di buonsenso. Ora – se la politica vuole – con un provvedimento di poche righe di armonizzazione, come ha sottolineato il Capo dello Stato, può andare a votare». Francesco Clementi, giovane costituzionalista allievo di Giuliano Amato, apprezza la sentenza della Corte Costituzionale perché «consente alla politica di scegliere cosa vuole fare, lasciando a ciascuno il proprio compito».

Professor Clementi, le piace la sentenza della Consulta?
È molto equilibrata. La Corte Costituzionale non si è sostituita al legislatore e questo è un fatto molto positivo. Davvero, prendendo a prestito una nota locuzione: “unicuique suum”.

Si spieghi meglio…
Partiamo dal premio di maggioranza al partito che raggiunge il 40%. La corte dice che va bene, quindi apre a un’ipotesi di stabilizzazione della maggioranza alla Camera dei Deputati. Fatto positivo, almeno ai miei occhi.

Ok, ma al Senato non c’è il premio di maggioranza…
Non c’è, ma al netto del fatto che - se la politica vuole – può legittimamente introdurlo, legandolo a una soglia minima di voti ai sensi della sentenza 1 del 2014, si può anche ragionare del fatto che la conformazione del voto al Senato, con lo sbarramento esplicito per le coalizioni e di quelli impliciti legati alle dimensioni territoriali, può favorire il raggiungimento di una maggioranza, auspicabilmente omogenea a quella Camera.

Appunto, le soglie di sbarramento.
Al Senato oggi ci sono tre soglie di sbarramento. All’8% per le liste che si presentano da sole. Al 20% per le coalizioni di liste. E al 3% per le liste che si presentano in coalizione. Anche in questo caso, la politica deve scegliere se il formato coalizionale al Senato ha intenzione di mantenerlo o meno, armonizzando le due leggi elettorali. Il tutto si può fare, appunto, almeno in termini formali, in una riga.

«Basta davvero pochissimo per armonizzare le due leggi, migliorandone l’impianto complessivo. E favorendo la formazione di una maggioranza omogenea e coesa»

Francesco Clementi

Si può anche scegliere di andare a votare subito, senza armonizzare un bel nulla…
Certo. Anche questa è una scelta. Ma basta davvero pochissimo per armonizzare le due leggi, migliorandone l’impianto complessivo. E favorendo la formazione di una maggioranza omogenea e coesa.

Sulla questione delle multicandidature, invece?
La Corte Costituzionale cancella l’optabilità, cioè l’arbitrio dei multi-eletti nella scelta di dove essere eletti. E tuttavia, anche in questo caso, ha lasciato alla politica il compito di dirimere la questione. E ha fatto bene.

Possiamo dire che la strada per il proporzionale è in discesa, oggi?
​Chiaramente, ci si mette meno ad armonizzare le due leggi che ribaltare tutto e scegliere una legge elettorale maggioritaria come il Mattarellum. Teniamo però presente che questo formato ha certamente un impianto proporzionale ma può produrre, con poco, nonostante il bicameralismo paritario – che è il vero problema nella formazione di una maggioranza politica omogenea - un effetto maggioritario. Insomma, una Corte molto equilibrata che lascia alla politica la libertà di scegliere se tornare alla prima Repubblica oppure se proseguire, pur con le difficoltà scaturite dal mutamento di contesto e dall’esito referendario, verso un modello di democrazia decidente.

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