L’app che sfida i radiotaxi: «Lasciate liberi i consumatori di scegliere»

Parla Barbara Covili, general manager di mytaxi Italia: «I tassisti non sono dipendenti, pagano i radiotaxi e devono poter utilizzare anche altri servizi. Facciamo come in Germania ed eliminiamo l’esclusiva». L’Antitrust ha avviato un’istruttoria

Taxi Roma

(ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

26 Gennaio Gen 2017 1136 26 gennaio 2017 26 Gennaio 2017 - 11:36

I tassisti sono dei liberi professionisti che pagano le tasse e girano con i mezzi propri. Come sono liberi di pagare il servizio di radiotaxi devono poter sperimentare anche forme alternative di contatto con i clienti, come le app trans-europee che si stanno sviluppando negli ultimi anni. È questo il nucleo del ragionamento di Barbara Covili, general manager di mytaxi Italia, sui motivi che hanno portato l’app di servizio taxi a fare ricorso all’Antitrust per chiedere la fine della clausola di esclusiva applicata dalla maggior parte dei servizi di radiotaxi. Il ricorso è stato accolto e il 18 gennaio è stata avviata un’istruttoria. Nei valutazioni dell’Agcm rispetto ai casi di Roma e Milano ci sono già prese di posizione significative: a Roma condotte dei radiotaxi, che forniscono i servizi di raccolta e smistamento della domanda di taxi al 76% dei tassisti «appaiono in grado di ostacolare e rallentare fortemente lo sviluppo dell’attività del nuovo operatore mytaxi. Inoltre i comportamenti individuati appaiono idonei a limitare la concorrenza tra gli stessi operatori di radiotaxi, riducendo le possibilità di scelta dei tassisti e degli stessi utenti finali». Le società di radiotaxi hanno comunicato la propria disponibilità a collaborare con l’Antitrust e ribadiscono che i contratti vanno rispettati. Una risposta arriverà entro il 31 marzo 2018, limite per la chiusura dell’istruttoria. Abbiamo sentito le ragioni di mytaxi, che per prima cosa tiene a sottolineare un punto: la distanza siderale tra un servizio come Uber, che abbinava alla piattaforma e all’app il ricorso a guidatori senza licenza, e mytaxi, che invece fa ricorso a tassisti con licenza. E, peraltro, non modifica le tariffe fissate dai comuni.

Dottoressa Covili, come siete arrivati alla decisione di ricorrere all’Antitrust?

Abbiamo raccolto le richieste dei tassisti che si trovavano costretti a dover scegliere e che quando decidevano di aderire a myTaxi venivano generalmente cacciati dai radiotaxi. Si è creata una situazione per noi incomprensibile e difficile. Abbiamo risposto a un’esigenza fortemente sentita dal mercato.

Ci sono stati dei tentativi di accordo con i radiotaxi?

No, non ci siamo mai incontrati, tranne che in occasioni pubbliche ufficiali.

Quali sono le ragioni dei radiotaxi?

La risposta ufficiale di alcuni radiotaxi è che stanno lavorando con l’Antitrust per dare tutti i documenti. Però il dato di fatto è che la clausola di esclusiva esiste nei contratti che loro propongono ai tassisti.

I radiotaxi possono replicare che i tassisti hanno firmato una clausola di esclusiva e che myTaxi deve adeguarsi.

Noi non ci adegueremo perché noi non chiediamo l’esclusiva e non l’abbiamo mai chiesta in nessun Paese in cui lavoriamo. Tutti i nostri tassisti a Roma e Milano usano tranquillamente anche le app comunali, lo 02.7777 a Milano e lo 06.0609 a Roma. Noi siamo una realtà completamente aperta. In altri Paesi in cui lavoriamo, e sono nove Paesi europei, non ci sono obblighi così restrittivi, i tassisti possono utilizzare più sistemi in contemporanea.

All’estero non avete trovato esclusive contro cui scontrarvi?

All’estero ci sono delle realtà molto diversificate, però in molti Paesi il tassista può utilizzare i sistemi che vuole, non ci sono clausole di esclusiva. In Germania per esempio non c’è: i tassisti hanno i radiotaxi, hanno mytaxi e altre applicazioni che magari sono presenti nel settore.

Barbara Covili, general manager di mytaxi Italia

«Noi siamo una realtà completamente aperta. In altri Paesi in cui lavoriamo, e sono nove Paesi europei, non ci sono obblighi così restrittivi, i tassisti possono utilizzare più sistemi in contemporanea»

Avete quantificato la mancata crescita che vi deriva dall’esclusiva?

No, non l’abbiamo quantificata perché l’applicazione ha avuto un ottimo riscontro tra i tassisti. Quello che abbiamo riscontrato è un malcontento per una situazione di vincolo molto forte, che crea delle situazioni di scompenso: dopo aver lavorato per tanti anni con un operatore i tassisti si trovano a volerne provare anche un altro e a essere per questo improvvisamente buttati fuori (dal servizio radiotxi, ndr). Questo crea difficoltà.

Dai documenti dell’Antitrust emerge che tre quarti dei tassisti a Roma hanno contratti con radiotaxi in esclusiva. Ora quindi non potete quindi superare la soglia del 25%?

Non è così perché chi vuole venire da mytaxi in questo momento si licenzia dagli altri servizi. La nostra flotta su Roma è ormai è di più 1.100 tassisti (su 7mila, ndr) e a Milano abbiamo superato i 650.

A livello umano queste esplusioni di tassisti hanno avuto avuto modalità tranquille o sono state accompagnate da tensioni come avvenuto in altri casi in passato?

Non ci sono state tensioni, perché erano situazioni abbastanza nell’aria. Certo oggi di fronte alla possibilità di scelta varia uno vorrebbe avere più opportunità e non essere sempre vincolato a un solo sistema. Anche perché i tassisti sono liberi professionisti, non stiamo parlando di rapporti di dipendenza.

Qual è la differenza sostanziale?

Se si chiede a un dipendente un’esclusiva, questo sarebbe possibile perché l’esclusiva viene pagata. Ma in questo caso sono i tassisti che pagano i radiotaxi, il meccanismo è invertito. Inoltre sono tutti liberi professionisti: pagano le loro tasse, sono proprietari di una licenza, hanno un’auto di proprietà. Vorrei che fosse chiaro: si fa confusione tra livelli, quello tra dipendenti e liberi professionisti, che sono completamente diversi.

«Se si chiede a un dipendente un’esclusiva, questo sarebbe possibile perché l’esclusiva viene pagata. Ma in questo caso sono i tassisti che pagano i radiotaxi, il meccanismo è invertito»

Negli scorsi anni ci sono state polemiche sia tra i tassisti e la politica locale, a Roma e Milano, sia tra i tassisti e Uber. La categoria dei tassisti fatica ad accettare la concorrenza come dovrebbe?

Assolutamente no. In quei casi era una questione di politica e di non rispetto delle regole. mytaxi è al 100% legale. Prima di entrare in Italia abbiamo fatto un’analisi del mercato e lavoriamo solo ed esclusivamente con tassisti con licenza. Ci muoviamo in un ambito di legalità totale e non ci sono mai state recriminazioni o movimenti pubblici nei nostri confronti. Noi lavoriamo legalmente, diamo un’opportunità in più ai nostri tassisti, perché avviciniamo una clientela che oggi si è un po’ disaffezionata alla categoria. Abbiamo messo nelle mani dei clienti uno strumento trasparente, nuovo, semplice da utilizzare e valido in nove Paesi europei. La categoria in realtà è pronta a fare il salto qualitativo. Noi abbiamo un riscontro della qualità che è altissimo nei confronti dei tassisti della nostra flotta. Si può dare un rating da 1 a 5 al servizio e il risultato è di 4,85.

Il sistema del rating è accettato bene dai tassisti?

È stato preso molto positivamente dai tassisti perché finalmente è un riconoscimento della qualità del loro lavoro. E sanno che in questo modo si evita di avere a bordo in squadra chi non lo svolge in maniera corretta.

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