Roma

Raggi indagata? La vera emergenza di Roma sono le famiglie senza casa

Il dramma di Roma è l'emergenza abitativa: giunta senza assessore da 7 mesi, 10mila famiglie in attesa di appartamento e nelle case popolari scontri fra italiani e stranieri, in una guerra fra poveri. Ma fra chat di whatsapp e l'avviso di garanzia a Raggi, la luce in fondo al tunnel non si vede

Virginia Raggi

TIZIANA FABI/AFP/Getty Images

27 Gennaio Gen 2017 1426 27 gennaio 2017 27 Gennaio 2017 - 14:26

Chissà se nella celebre chat di whatsapp Virginia Raggi e Raffele Marra parlavano anche dei problemi dei romani. Uno su tutti? La casa. Che detta così suona semplice ma nel concreto è una bella gatta da pelare. Significa oltre 10mila famiglie in graduatoria, un numero stimato al ribasso perché le graduatorie attuali si basano sulle domande degli inquilini presentate al 31 dicembre 2013. Tre anni fa, mentre tutti gli altri attendono di conoscere il loro destino.

Parliamo anche di un Comune che non conosce numeri e valori del proprio patrimonio pubblico che è cosa diversa dagli alloggi Erp (Edilizia residenziale pubblica) regolati da legge regionale. Una capitale ignara dei propri possedimenti, non da oggi e non da quando si sono insediati i pentastellati, certo, ma per chi è arrivato in Campidoglio con l'obiettivo di cambiare tutto, non cambiare nulla è la macchia peggiore.

Roma è da sette mesi senza assessore alla casa. Ma la quesitone abitativa è uno dei drammi della capitale: oltre 10mila famiglie in graduatoria, solo se si considerano le domande al 31 dicembre 2013

A questo aggiungiamo il clientelismo. La città che non ha un regolamento che spieghi a quali persone e per quali cifre questo patrimonio pubblico è destinato. Significa che lo stesso appartamento può essere affittato a 80 o a 1.500 euro, a discrezione dei dirigenti del Dipartimento. E senza regole è difficile anche contestare illeciti di qualunque natura nelle sedi giudiziarie. I procedimenti, infatti, vanno spesso a sbattere contro un muro.

Ne abbiamo avuto un assaggio nei mesi che hanno preceduto le elezioni capitoline quando il commissario Tronca rese pubblica una mappatura iniziale del I Municipio, facendo gridare a una nuova “affittopoli”. Alcuni numeri parlavano da soli: 357 milioni di euro che manca(va)no all'appello delle casse pubbliche, affitti fantasma, canoni agevolati a soggetti con redditi invidiabili e almeno 1000 edifici inutilizzati o abbandonati.

Problemi più seri di un avviso di garanzia per abuso d'ufficio e di qualche bugia detta dalla sindaca, s'intuisce. Con chi parlarne allora in Campidoglio? Al momento con nessuno. Silenzio di tomba. Perché da sette mesi i romani aspettano una nomina cruciale: quella dell'assessore alla casa e alle politiche abitative, dopo i balzelli estivi e i dietro front sul bilancio che hanno tenuto con il fiato sospeso stampa e opinione pubblica. A oggi le deleghe alla casa le ha proprio lei, Virginia Raggi. Che le tiene nel congelatore impegnata com'è su altri fronti, più personali che politici. Ancora a luglio, il 19 del mese, Raggi annunciava di aver trovato il nome adatto. Quello di Paolo Berdini, già titolare dell'Urbanistica e dei Lavori pubblici nella giunta pentastellata, gradito anche ai movimenti per il diritto all'abitare e ai sindacati. Una nomina sparita misteriosamente dall'agenda grillina.

A luglio la sindaca Raggi aveva fatto il nome di Paolo Berdini, gradito a sindacati e movimenti. Poi il silenzio. Una poltrona che è vacante da tre anni, con lo scoppio dell'inchiesta “Mafia Capitale”

Chi pensa che si tratti di una partita fatta solo di nomine politiche si sbaglia. L'inattività sul fronte abitativo, a Roma, sta facendo alzare la tensione sociale fra attivisti per il diritto alla casa e forze dell'ordine, ma non solo. Anche fra italiani e stranieri. Due casi alla ribalta delle cronace solo nell'ultimo mese e mezzo dovrebbero far drizzare le antenne. Il primo a San Basilio, inizio dicembre, quando alcuni abitanti si sono rivoltati contro l'assegnazione regolare di un appartamento a una famiglia marocchina, monoreddito e con tre figli, usando slogan razzisti come “Non vogliamo negri o stranieri”. La famiglia ha poi rinunciato per timore di ripercussioni durante la vita quotidiana nel quartiere mentre la polizia locale ipotizza una rete di racket delle occupazioni abusive e del traffico di droga, che utilizza come base proprio le case Ater, sul modello di quanto Domenico Lo Presto – sindacalista campano dell'Unione Inquilini – denuncia da anni nei quartieri popolari di Napoli, utilizzati come hub dai clan camorristi per i propri affari.

Scoppia la tensione sociale nella capitale: manifestanti contro la polizia e italiani contro stranieri. A San Basilio e al Trullo impedito l'accesso a famiglie nord africane nella casa che gli spettava al grido “Non vogliamo negri. Prima gli italiani”

Il secondo fattaccio meno di 48 ore fa, quando gruppi di estrema destra – fra cui CasaPound e Forza Nuova – hanno impedito l'accesso di una famiglia egiziana in un appartamento assegnato loro al Trullo, per riconsegnarlo alla giovane coppia italiana (lui ventenne precario, lei 17 anni e al sesto mese di gravidanza) che l'aveva occupato abusivamente. In tre parole: guerra fra poveri

Le parole le ha anche Massimo Pasquini, segretario nazionale dell'Unione Inquilini, fra le sigle più attive sul fronte abitativo, per definire questa situazione. Parla di un «Un branco di lupi che deve spartirsi una briciola di pane». Problemi con radici profonde che affondano addirittura in “Mafia Capitale”, quando l'ex assessore della giunta Marino, il dem Daniele Ozzimo finì coinvolto nell'inchiesta con l'accusa di aver preso una tangente da Salvatore Buzzi. Poi condannato in primo grado a due anni e quattro mesi. Da allora quella poltrona è vacante e nelle mani delle Politiche sociali, oggi rette da Laura Baldassare – ex Autorità Garante per i diritti dell'infanzia. Ma per il sindacalista «La politica abitativa non può nascondersi dietro l'assistenza sociale, bisogna parlare di strutture e di case. Nel programma della Raggi si parla di sgomberi e graduatorie ma se gli appartamenti non ci sono per tutti che si fa?». E aggiunge: «Serve un piano complessivo, non si può mettere una toppa caso per caso solo quando scoppia la violenza e i giornali parlano di scontri con le forze di polizia» dichiara intervistato da Linkiesta.

Il problema casa a Roma? Per il sindacalista Pasquini si tratta di «Un branco di lupi che deve spartirsi una briciola». Alcune soluzioni esistono e sono dentro lo “Sblocca Italia” ma inapplicate dal 2014

E dire che alcune soluzioni già esistono, incise a chiare lettere dentro leggi delle Stato. Per esempio nello Sblocca Italia. All'articolo 26 proprio l'Unione Inquilini e i deputati Morassut – pd, ex assessore all'urbanistica con Veltroni – e l'onorevole cinque stelle, Alfonso Bonafede, erano riusciti a strappare una vittoria. O almeno tale sembrava. Un comma che sanciva come nei progetti di recupero degli immobili avessero priorità quelli per l'edilizia residenziale pubblica. Da destinare alle famiglie che stanno in graduatoria comunale,ai morosi incolpevoli o ai progetti di auto recupero urbano. Significa, ad esempio, che per le oramai famose caserme abbandonate dal demanio militare, prima di destinarle al commercio o altri usi si debba vagliare un progetto che aiuti le persone in emergenza abitativa. E non vale solo per le caserme abbandonate o le proprietà del Ministero della Difesa ma per tutto il patrimonio pubblico, dalle aziende ospedaliere agli scali ferroviari. Che a Roma pesano e parecchio.

Non era certo la panacea di tutti i mali ma un punto fermo da cui partire. Tutto scritto dentro un decreto legge convertito oltre due anni fa. E rimasto lettera morta.

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