Opere d’arte al posto della pubblicità: ecco la startup che salva il mondo

Un’idea nata in Francia: contro l’inquinamento visivo, si propone di raccogliere in crowdfunding i soldi necessari per pagare gli spazi altrimenti affidati alle concessionarie di pubblicità. Si migliora l’estetica e, soprattutto, l’etica

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JULIO CESAR AGUILAR / Getty Images

30 Gennaio Gen 2017 0815 30 gennaio 2017 30 Gennaio 2017 - 08:15

Forse la salvezza è possibile. Non certa, ma possibile. Di fronte al rischio di morire di bruttezza per colpa delle pubblicità sparse per la strada, una startup di Bordeaux ha trovato – forse – l’idea del secolo. Sostituire i cartelloni con opere d’arte. Semplicissimo, geniale.

Certo, come osserva Oboem (questo il nome della startup), gli spazi pubblicitari costano. A seconda delle città, della posizione, della grandezza, della durata, il prezzo cambia. Tanto che si arriva perfino a sborsare migliaia di euro per pochi metri. E solo le grandi aziende, con i loro grandi budget, possono permetterseli.

E allora occorre rivolgersi al crowdfunding. Chiedere i soldi ai cittadini proponendo, per ogni spazio pubblicitario, un’opera d’arte. Nel giro di poco si avrebbe una città libera da messaggi promozionali e piena di bellezza. Una galleria all’aperto, un museo al Sole. Come spiega Oliver Moss, cofondatore di Oboem insieme a Marie Toni, l’idea è sorta durante un viaggio in sudamerica. “Ci avevano colpito i murales di alcune città del Cile: opere di street art magnifiche che rendevano più bello il paesaggio”.

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Una foto pubblicata da Fede Asf (@fede_asf) in data:

Immediato il confronto con le città francesi: “Qui c’è troppo inquinamento visivo. La pubblicità è eccessiva. Crea desideri falsi, deforma l’immagine della donna, diffonde un’ideologia consumista. E soprattutto, distrugge l’ambiente”.

Non è solo un progetto estetico: è una nuova visione del mondo, in tutti i sensi. “Per venire incontro a chi decide di aiutarci, invieremo anche delle riproduzioni di vari formati delle opere d’arte più votate. Se si vuole si potrà anche comprare gli originali”.

Insomma, si abbellisce lo spazio urbano, si cancella l’ideologia della pubblicità, si offre una possibilità di riscatto e bellezza e si apre la strada anche agli artisti emergenti, sempre pronti a lamentarsi per la mancanza di opportunità. Si comincia nel 2017, a Bordeaux e dintorni. Poi, se funziona, si andrà avanti. Obiettivo: trasformare il mondo.

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