È Bianca, l'ultima icona della sinistra

Una candidata suggestiva. Un simbolo. Così Bianca Berlinguer è entrata nei sogni della sinistra dem. D’Alema le avrebbe proposto il ruolo di anti-Renzi almeno un paio di volte, lei per il momento sembra aver declinato. «Ma chi vivrà, vedrà», spiega

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31 Gennaio Gen 2017 1410 31 gennaio 2017 31 Gennaio 2017 - 14:10

Una nobile suggestione. Che possa essere quello di Bianca Berlinguer il profilo dell’anti-Renzi è un’idea circolata spesso nei corridoi della politica. Qualcuno giura che sia qualcosa in più di una chiacchiera. Massimo D'Alema, l’ex segretario del Pds che ha guidato vittoriosamente l’opposizione dem contro Matteo Renzi al referendum costituzionale, ne avrebbe parlato in un paio di occasioni anche con la diretta interessata. Già lo scorso anno. Non tanto per offrirle la segreteria del Pd. Piuttosto per costruire in prospettiva una candidatura a premier a cui il mondo ampio della sinistra non possa opporsi.

No, grazie, pare sia stata la risposta della giornalista Rai. «Per il momento - metteva le mani avanti qualche bersaniano alcuni giorni fa - la sua è una candidatura soprattutto mediatica». I renziani pensano si tratti di una boutade per aggiungere pepe nel dibattito mai esaurito fra le correnti dem, proprio mentre la leadership dell'ex premier arranca. Una suggestione, appunto. La sfida lanciata sabato - pubblicamente - da D'Alema a Renzi ha però disegnato nuovi scenari a sinistra. Fino all’ipotesi estrema della scissione, formulata curiosamente in diretta tivù ieri sera proprio nello studio di "Cartabianca", la trasmissione di Rai3 condotta dalla Berlinguer. Nessuno smentisce e nessuno conferma, che alla fine possa essere proprio lei la candidata ideale per far fuori l'ex sindaco di Firenze. D'Alema, che ha spiegato di voler fare una lista alternativa nel caso Renzi non convochi il congresso del Pd prima delle elezioni, non ne ha certo parlato mentre lei lo intervistava in tivù. Roberto Speranza, probabile candidato della minoranza alla segreteria, è sembrato invece accennarne ieri in un’intervista al Corriere della Sera. «Bisognerà provare a tenere insieme tutte le personalità che hanno voglia di costruire un altro Pd».

Che possa essere quello di Bianca Berlinguer il profilo dell’anti-Renzi è un’idea circolata spesso nei corridoi della politica. Qualcuno giura che sia qualcosa in più di una chiacchiera. Massimo D'Alema ne avrebbe parlato in un paio di occasioni anche con la diretta interessata

Il nome della Berlinguer, dunque, come carta a sorpresa. Una candidatura carica di simboli. Una bandiera che farebbe comodo sventolare in questo periodo di profonda incertezza nel principale partito della sinistra italiana. In linea teorica, la scelta del nome della giornalista sarebbe perfetto. È una donna. Non fa politica. Ha una sua presenza mediatica forte e sa tenere testa agli interlocutori: basta andarsi a vedere i duelli in tivù con Silvio Berlusconi, ma anche con lo stesso Renzi, di cui è un’avversaria da tempi non sospetti. E poi porta un cognome che è in grado di rappresentare un ampio campo di centrosinistra: quando il padre Enrico Berlinguer guidava il Pci, la figlia Bianca incrociava giovanissima, in casa sua, la politica. Tutta la sua storia ne fa dunque una potenziale icona della sinistra italiana, e forse lo è già.

Cinquantasette anni, sposata in seconde nozze con il senatore Luigi Manconi, la Berlinguer ha fatto per tutta la vita la giornalista. Il grande pubblico ha iniziato a conoscerla come uno dei volti familiari del Tg3, il telegiornale della terza rete pubblica storicamente appannaggio della sinistra. Dal 1991 ha condotto l’edizione serale delle 19, fino a diventare direttrice del Tg nel 2009. Sempre rimanendo in video e cercando di dettare l’agenda agli ospiti di turno. Cosa potrebbe spingere la Berlinguer fuori dal suo mondo? Pur sostenendo la corsa del poco conosciuto Speranza alla segreteria, la minoranza del Pd vuole puntare su una figura di rilievo nella sfida a Renzi per la premiership. Con l’obiettivo, mai nascosto, di separare i due ruoli di segretario e presidente del Consiglio. «Non escludiamo a priori di pescare da campi che non sono del tutto sovrapponibili alla politica», ha spiegato qualche tempo fa l'ex segretario Bersani.

La Berlinguer è pronta per la politica? «Sono molto innamorata del mio lavoro», ha spiegato qualche settimana fa in un’intervista a Io Donna. «Chi vivrà, vedrà»

Non c’è solo la storia personale, a fare della Berlinguer un’icona della sinistra. Ci sono anche le mosse più recenti, che assicurandole maggiore visibilità finiscono, però, per allontanarla dalle tentazioni della politica. Dopo venticinque anni al Tg3, l’estate scorsa la giornalista ha dovuto fare un passo indietro e lasciare, dopo sette anni, la direzione. Un avvicendamento generalmente interpretato come un’epurazione, dovuta ai rapporti mai facili con il mondo renziano. Negli ultimi mesi, però, l’ex direttrice si è guadagnata sul campo una rivincita. In autunno è iniziato il nuovo programma "Cartabianca", una striscia quotidiana in onda nel tardo pomeriggio, poco prima del "suo" telegiornale. La trasmissione è andata bene, superando le aspettative. E così prima di Natale la Berlinguer è stata scelta per sostituire Gianluca Semprini nell’ambito spazio informativo del martedì sera. Dalla seconda metà di febbraio, sarà lei a prendere il posto della sfortunata trasmissione "Politics". Non sfugge una coincidenza: quando Semprini ospitò in prima serata Renzi, tra gli ospiti in studio era presente proprio la Berlinguer, che con l’ex premier diede vita a uno scambio di battute piuttosto acceso.

E così la Berlinguer ha cambiato posizione: da epurata a protagonista. Anche perché l’approdo in prima serata non cancellerà la striscia pomeridiana, che continuerà ad andare in onda dal lunedì al venerdì. Resta da capire quale sarà la forza reale della minoranza Dem, se starà dentro il Pd o ne uscirà come auspicato da D’Alema, il quale ha valutato intorno al 10% la forza di una lista alternativa. Se cercherà una candidatura più politica come quella del governatore pugliese Michele Emiliano o un'icona senza incarichi istituzionali. A qualcuno la suggestione Berlinguer ricorda quella coltivata da Silvio Berlusconi, nel campo del centrodestra, per il suo conduttore “populista” Paolo Del Debbio. Entrambi bandiere di un certo elettorato identitario, che ama guardare con regolarità gli stessi programmi tv. Entrambi corteggiati dalla politica in declino. Del Debbio ha detto sempre di no, a Berlusconi. E la Berlinguer è pronta per la politica? «Sono molto innamorata del mio lavoro», ha spiegato qualche settimana fa in un’intervista a Io Donna. «Chi vivrà, vedrà».

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