Istruzioni per diventare il miglior truffatore del mondo

L’esempio più illustre nella disciplina è quello di Victor Lustig, il più grande creatore di inganni di sempre. Lascia, oltre al ricordo e alla gloria, un decalogo cui tutti devono ispirarsi

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3 Febbraio Feb 2017 1030 03 febbraio 2017 3 Febbraio 2017 - 10:30

Per quest’epoca in cerca di nuovi eroi, LinkPop propone, in modo sommesso ma convinto, di riabilitare la figura di Victor Lustig. Adatto ai tempi attuali, Lustig viene considerato in via unanime il più grande artista della truffa di sempre. Eroe del magheggio, mago dell’imbroglio, ha il merito di essere riuscito a vedere due-volte-due la Torre Eiffel, a ingannare Al Capone, a muoversi con agilità nel mondo dell’inganno su tutti i livelli e con tutte le persone possibili. A riprova che, in fatto di credulità, non ci sono differenze di ceto: homines id quod volunt credunt, diceva Giulio Cesare. Gli uomini credono a ciò che vogliono credere.

Lustig, ceco di nascita, aveva un curriculum di tutto rispetto: parlava bene più lingue (requisito indispensabile) e si era “professionalizzato” nei transatlantici sulla rotta Francia – Usa. Il suo punto di svolta fu, nel 1925, la vendita della Torre Eiffel. Il piano era molto semplice, ed erano parecchi gli elementi che rendevano credibile la sua cessione. Prima di tutto, la Torre era in uno stato di sfacelo. Si arrugginiva e non veniva riparata. In secondo luogo, era stato deciso che, dopo l’Esposizione Universale, sarebbe stata smantellata. Insomma, nulla impediva di credere che l’assistente del direttore generale del ministero delle Poste e dei Telegrafi volesse davvero incontrare alcuni magnati del ferro (per l’esattezza, sei) per trattare la vendita della Torre.

Il piano andò alla grande: gli industriali vennero convocati all’Hotel de Crillon, furono riempiti di chiacchiere, vennero anche accompagnati con una limousine (affittata) intorno alla Torre. Lustig lanciò l’amo e uno in particolare abboccò: Andrè Poisson, industriale di provincia, non inserito nei circoli che contano della comunità parigina e desideroso di fare il colpo. Insicuro e ambizioso, era l’uomo perfetto.

Lustig cominciò a trattare con lui di nascosto. Poisson all’inizio fu preso nella rete ma, messo in allerta dalla moglie, chiese ulteriori spiegazioni: perché tanta segretezza? Perché tanta fretta? Lustig non si fece cogliere impreparato e si fece passare per un funzionario corrotto disposto a fare in fretta per non lasciarsi scappar via la possibilità di avere una bustarella. Poisson, uomo di mondo, capì al volo l’antifona e preparò una bella valigetta con dentro i soldi (l’acquisto della Torre più la tangente). Lustig la prese e fuggì a Vienna. Per la vergogna Poisson non lo denunciò nemmeno.

Non fu l’unica impresa di Lustig. Poco tempo dopo ripeté il trucco, ma non gli riuscì. Un imprenditore lo denunciò, portando i suoi documenti (falsi) alla polizia. Ma fu inutile: il re della truffa riuscì, insieme al suo complice, a sfuggire all’arresto.

Tempo dopo lo si ritrova negli Usa, intento a tendere un tranello perfino ad Al Capone. Con la promessa di un investimento fruttuoso, riuscì a convincerlo a farsi dare 50mila dollari in una valigetta. Lustig poi la tenne nascosta per sei mesi in una cassetta di sicurezza, senza toccarla. Al termine, tornò dal boss e confessò di non essere riuscito a piazzarli: l’affare era sfumato. Impressionato dalla sua onestà, Al Capone gli don 5mila dollari, che poi era proprio quello che voleva Lustig.

Purtroppo anche la sua storia, come tutte le storie belle, ebbe una tragica fine e la colpa, come spesso capita, è delle donne. Lustig venne catturato dalla polizia in America su soffiata della sua amante, gelosissima della nuova tresca del suo uomo, e fu accusato di truffa e contraffazione (un’altra delle sue specialità). Fu arrestato e imprigionato, riuscì a fuggire ma venne catturato di nuovo. Morì di polmonite ad Alcatraz, nel 1947. Proprio la prigione che, anni prima, aveva ospitato Al Capone, la sua vittima più celebre.

Di lui resta, oltre che la gloria imperitura e l’esempio, anche un decalogo (ma non si sa se sia vero o se sia un falso). Molto utile, del resto, anche per i manager di oggi:

Sii un ascoltatore paziente (è questo che aiuta il truffatore nei suoi piani, non certo parlare in fretta);

Non sembrare mai annoiato;

Aspetta sempre che sia l’altro a rivelare per primo le sue opinioni politiche. Essere d’accordo;

Lascia che siano gli altri a rivelare le proprie convinzioni religiose. Essere d’accordo;

Prova ad accennare a discorsi più piccanti, ma non continuare a meno che l’altro non dimostri un interesse marcato;

Non parlare mai di malattie, a meno che non ci sia di mezzo un motivo speciale;

Non impicciarsi mai delle condizioni personali di un individuo (te le diranno loro comunque, prima o poi);

Non vantarsi mai: lascia che la tua importanza risulti ovvia;

Mai essere in disordine;

Mai essere ubriachi.

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