Smog record in Pianura Padana: la nostra polizza vita è una rivoluzione verde

L’Olanda fa una legge che taglia le emissioni del 90%, l'Irlanda mette al bando gli investimenti pubblici in combustibili fossili. Da noi invece si fanno le danze della pioggia, mentre le polveri sottili superano di tre volte i limiti. Ed è in arrivo pure una maximulta europea. Tutto normale?

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MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

3 Febbraio Feb 2017 1130 03 febbraio 2017 3 Febbraio 2017 - 11:30

Perdonateci se oggi non parliamo di polizze vita o di manovre di Palazzo. Tutto molto interessante, direbbe il buon Rovazzi, ma a noi che abitiamo nel catino padano, dove l’aria ristagna, dove vive metà della popolazione italiana e dove ci sono tutte o quasi le grandi concentrazioni industriali del (virgolette) Belpaese, ci sono altre notizie che preoccupano un po’ di più.

È dei giorni scorsi la notizia che in nove città del nord, a gennaio, è stato sforato il limite massimo di polveri sottili - 50 microgrammi per metrocubo - per 15 giorni su 25. A Cremona è successo per venti giorni su venticinque, addirittura. A Padova la media giornaliera è stata pari a 140. A Milano, seconda classificata, di 136. Repetita iuvant: in teoria sono permessi 35 sforamenti in un anno. Lo scorso anno Torino ha sforato 89 volte.

Fosse una mera questione statistica, o estetica, non ce ne preoccuperemmo granché. Il problema è che non lo è. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente nel 2012 sarebbero stati ben 84.400 i morti da polveri sottili e biossido di azoto. Nel 2005 erano 35mila. Per il 2015 se ne stimano circa 66mila. Numeri da brivido che potrebbero costarci cari, se l’Unione Europea deciderà di comminarci - anche questa è notizia dei giorni scorsi - una multa da un miliardo di euro per la nostra incapacità di evitare che tutto questo accada.

Certo, colpa della pioggia che non cade, delle montagne che cingono la valle del Po e non fanno circolare l’aria, di un industrializzazione che ci ha comunque reso ricchi, di quello che volete voi. E, certo, è vero anche che negli ultimi anni le cose sono migliorate, e non di poco. Uno studio dell’Università di Modena e Reggio Emilia mostra infatti che il Pm 2,5, il particolato ultrafine responsabile di gravi danni alla salute ben più del suo fratello maggiore Pm 10, è calato dell’8% all’anno. Merito di politiche di controllo delle emissioni, soprattutto relative al riscaldamento delle abitazioni, e del miglioramento delle tecnologie.

Il problema, semmai, è che si va avanti come se fosse un problema ordinario, che si può risolvere un passettino alla volta. Spiacenti, così non è. Perché l’Olanda, che non ha i nostri livelli di smog, ha approvato un’Agenda Energetica di taglio delle emissioni dell’85-90% entro il 2050, con relativa progressiva dismissione del gas, in favore della geotermia e del recupero energetico del calore di scarto dei processi industriali? Perché l’Irlanda, che di certo ha problemi di aria stagnante, ha tagliato di netto tutti i propri investimenti (8 miliardi l’anno) nei combustibili fossili?

Il problema, semmai, è che si va avanti come se fosse un problema ordinario, che si può risolvere un passettino alla volta. Spiacenti, così non è. Perché l’Olanda, che non ha i nostri livelli di smog, ha approvato un’Agenda Energetica di taglio delle emissioni dell’85-90% entro il 2050, con relativa progressiva dismissione del gas, in favore della geotermia e del recupero energetico del calore di scarto dei processi industriali? Perché l’Irlanda, che di certo ha problemi di aria stagnante, ha tagliato di netto tutti i propri investimenti (8 miliardi l’anno) nei combustibili fossili?

Peraltro, la consapevolezza ambientale non manca certo, in Italia. Come ha ricordato di recente la Fondazione Symbola abbiamo 385mila imprese che investono in tecnologie verdi e siamo il primo Paese al mondo per contributo fotovoltaico nel mix elettrico nazionale. Senza alcun obbligo, giova ricordarlo.

Allora, forse, è arrivato il momento di fare di più. Di incentivare con ancora più forza e determinazione gli investimenti eco-sostenibili di imprese e famiglie, soprattutto per tagliare le emissioni inquinanti degli edifici, che fanno da soli il 40% di tutto lo smog. Di spingere forte verso l’auto elettrica e una veloce “rottamazione” della mobilità a combustibile fossile. Di spingere all’adozione di tecnologie innovative come quelle dei concertatori solari luminescenti che trasformano le finestre in pannelli fotovoltaici. Di smetterla con le danze della pioggia e le micro-politiche locali e regionali per definire una strategia politica nazionale e continentale che davvero faccia dell’Italia e dell’Europa l’avanguardia ecosostenibile del pianeta.

Questa è la manovra che ci aspettiamo dal Palazzo. Questa è la nostra polizza vita. Il resto sono chiacchiere sul ponte del Titanic.

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