Quesiti linguistici

Scrutatore o scrutinatore? Risponde la Crusca

Per riferirsi a chi fa parte di una commissione elettorale si può utilizzare indifferentemente scrutatore e scrutinatore. Ma uno dei due è più preciso dell’altro

Urne

(Getty Images/ LEON NEAL)

4 Febbraio Feb 2017 0838 04 febbraio 2017 4 Febbraio 2017 - 08:38

Tratto dall’Accademia della Crusca

Possiamo rispondere ai nostri lettori che non esiste differenza sostanziale tra i termini scrutatore e scrutinatore, che sono entrambi nomi d’agente deverbali, formati con il suffisso -tore (le forme femminili sono scrutatrice e scrutinatrice).

Il sostantivo-aggettivo scrutatore designa, in primo luogo, chi «esamina o studia un fatto, una circostanza, una scienza, una dottrina, una verità, in modo analitico e profondo per scoprirne e conoscerne le ragioni più segrete e meno evidenti» (GDLI, s.v.). A partire da questo significato, si è sviluppata l’accezione burocratica del termine, che indica il «componente di un ufficio elettorale addetto a eseguire le operazioni di scrutinio» (GRADIT), visto che queste ultime vanno (o andrebbero) svolte con particolare cura e attenzione, come si ricava da quanto scrive il Tommaseo-Bellini (s.v.): «il senso oggidì più noto e usitato è l’uffizio che assegnasi nelle assemblee pubbliche a quelli che raccolgono i voti, e ne accertano la regolarità, e ne deducono o aiutano a dedurre la validità delle deliberazioni, tenendo dietro alle circostanze essenziali dell’atto».

Il termine scrutatore – documentato fin dal Trecento – è un deverbale di scrutare (dal verbo deponente latino scrutari che, in epoca classica esprimeva appunto l’attività di osservazione attenta, di ricerca; già in latino troviamo scrutator ad indicare il ricercatore di un fenomeno, l’osservatore).

Nel latino tardo si usò, derivandolo da scrutari, un altro verbo, scrutinare, che passò anch’esso nel volgare, da cui il sostantivo scrutinatore. Anche quest’ultimo, documentato dal Seicento, nella lingua letteraria indica colui «che osserva, che indaga, che esamina con grande attenzione e curiosità (e, talvolta, con eccessiva pedanteria e severità) fatti, fenomeni, circostanze», oppure chi è uno studioso, un cultore di una disciplina (GDLI, s.v.), come risulta da questo contesto di Francesco Scannelli (Il microcosmo della pittura, 1657): «Non mancano gli scrutinatori de’ nostri tempi far palese per qualità singolari ed impareggiabili il dissegno di Raffaello come il colorito di Tiziano». Oggi scrutinatore indica prevalentemente lo scrutatore elettorale: «Qualche presidente di seggio, o gli scrutinatori comunisti, a volte non vogliono restare fessi» (Leonardo Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra, 1975), ma si può riferire anche a chi compie uno scrutinio scolastico.

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