L’Europa s’è desta, ma in Italia i sovranisti hanno già vinto (o quasi)

Ci sono spazi immensi, di movimento e di manovra, per quelli che credono in un'Europa presente e viva. L'alternativa, occorre dirselo, non è affatto piacevole

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ANDREI PUNGOVSCHI/AFP/Getty Images

6 Febbraio Feb 2017 1105 06 febbraio 2017 6 Febbraio 2017 - 11:05

I rumeni che sventolano le bandiere a dodici stelle mentre protestano contro il loro governo. La Merkel che vuole l’Europa a due velocità e che viene insidiata nei sondaggi non da Alternative fur Deutschland, ma dalla rediviva Spd di Martin Schultz, più europeista di lei. Emmanuel Macron e i suoi che scandiscono “Europe! Europe!” mentre la Le Pen annuncia l’uscita dall’Euro e il referendum sull’Unione se andrà all’Eliseo.
Tutto in poche ore, nello spazio di un weekend. Abbastanza per capire, a chi ancora non l’avesse capito, che il Vecchio Continente è in ebollizione, come ai vecchi tempi. E che l’oggetto del suo ribollire è proprio l’idea stessa che ne ha sopito per settant’anni gli ardori. Quell’Europa unita che doveva eliminare - o perlomeno mitigare - le occasioni di conflitto nel nome della fratellanza e del mercato unico. E che oggi, nel 2017, diventa la faglia di una nuova grande polarizzazione.

Non sappiamo come finirà, e forse il bello è tutto qua. Non sappiamo se ad arrivare trionfale a Parigi sarà Marine o Macron o Fillion, o un suo sostituto, o perché no, il socialista-socialista Benoit Hamon. Non sappiamo se Angela Merkel riuscirà a fare il quarto mandato o se il rivale socialdemocratico Martin Schutz completerà la sua inaspettata rimonta. E non sappiamo come finirà in Olanda, dove tutti i sondaggi danno in testa il Partito delle Libertà di Geert Wilders, antieuropeista, anche se non abbastanza per conquistare la maggioranza assoluta dei seggi.

La confusione sembrerebbe regnare ancor più grande sotto il cielo italiano. Dove tuttavia, paradossalmente, le cose sembrano invece molto chiare. Da noi, infatti, non sembra esserci argine alcuno all’egemonia culturale sovranista che si è impossessata, centimetro dopo centimetro, di quello che fino a un decennio abbondante fa, era il Paese più europeista del Vecchio Continente.

Spieghiamo: la destra di Salvini e Meloni è sovranista per definizione. Da sempre contro la moneta unica, oggi può rinfacciare all’inazione europea pure l’emergenza migranti di questi mesi. Il leader della Lega Nord, non da ieri, ha già annunciato un referendum per uscire dall’Euro in caso di vittoria alle prossime elezioni. Percentuale nei sondaggi: 17% circa, sommando Lega e Fratelli d’Italia, cui si somma, pur con qualche ambiguità in più, il Movimento Cinque Stelle, che oggi vale circa il 27%, stando ai sondaggi,. Totale: 43% circa. Cui non fanno argine né il blando europeismo di Silvio Berlusconi - ancora convinto di essere caduto per mano di un complotto franco-tedesco, vero o presunto che fosse -, né tantomeno quello del Partito Democratico di Matteo Renzi, le cui stoccate contro l’Europa tecnocratica, filo-tedesca e anti-italiana hanno ormai assunto cadenza quotidiana.

È successo abbastanza per far capire, a chi ancora non l’avesse capito, che il Vecchio Continente è in ebollizione, come ai vecchi tempi. E che l’oggetto del suo ribollire è proprio l’idea stessa che ne ha sopito per settant’anni gli ardori: l'Europa unita

Un ottimista potrebbe pensare che ci sarebbero praterie, in uno scenario simile, per chi volesse riunire il popolo europeista italiano, un po’ come ha fatto Macron in Francia. Resta da capire, ovviamente, se questo popolo ci sia, effettivamente. Se c’è anima viva, in Italia, convinta che la palude in cui ristagna la nostra crescita economica non sia esclusivamente né principalmente figlia della moneta unica e dell’impossibilità di svalutare, bensì di una giustizia lenta e inconcludente, di una scuola pre-moderna, di una burocrazia elefantiaca, di infrastrutture da terzo mondo, di vent’anni di inazione mentre il mondo cambiava e noi pensavamo che la globalizzazione e l’economia della conoscenza fossero chiacchiere da intellettuali classici, che la nostra felice anomalia prevedesse anche la perpetrazione dei nostri vizi, che ce la saremmo comunque cavata, grazie al nostro sempiterno stellone.

O qualcuno che pensi che rendere più moderna, efficiente e meno costosa la Pubblica Amministrazione - anche al Sud, soprattutto al Sud - non produca esclusivamente effetti recessivi. O, ancora, qualcuno che ritiene che i problemi vadano affrontati qui e ora, non rimandati a domani, spingendo in su il debito e in là la sua scadenza. Qualcuno, in definitiva, che non pensi che l’Europa - giustamente criticabile finche volete, intendiamoci - attenti esclusivamente alla nostra sovranità ricordandoci che dobbiamo snellire e rendere più efficiente il nostro apparato statale senza aumentare il nostro debito pubblico. Ma ci ricordi, oltre ai patti che abbiamo firmato, pure l’unico sentiero di sviluppo sostenibile che abbiamo a disposizione.

Delle due, una. O questa narrazione riesce a trovare uno spazio di rappresentanza e una leadership efficace per esprimersi e far valere il proprio potenziale, oppure non abbiamo scampo, chiunque vinca: siamo destinati a morire sovranisti e, probabilmente, a tornare sovrani. Dei nostri debiti, dei nostri alibi, del nostro solitario stellone. Che ce la mandi buona, pure stavolta. Amen.

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