Scuola

È iniziata la carestia degli insegnanti, ora c’è anche un appello su Facebook

La dirigente di un istituto di Torino, dopo vari tentativi, ha pubblicato un annuncio su Facebook. In molte provincie del Nord le graduatorie di istituto per le primarie sono esaurite. Così c’è chi assume pensionati, studenti e non abilitati. Colpa, anche, della mobilità. Ma non solo

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7 Febbraio Feb 2017 1206 07 febbraio 2017 7 Febbraio 2017 - 12:06

«AAA cercasi docenti di sostegno per la scuola primaria... Chi è in possesso del titolo di accesso di contatti in privato». Il post su Facebook l’ha scritto Maria Teresa Furci, dirigente di origini calabresi dell’istituto comprensivo di Corso Racconigi a Torino. Le graduatorie d’istituto sono esaurite e anche le domande di messa a disposizione da parte dei docenti. Così, con «una cattedra e mezzo rimasta vuota e il personale che non si trova in regione», la direttrice ha deciso di affidarsi ai social. «L’ultimo tentativo rimasto», dice, dopo una lunga ricerca anche tra le altre scuole, «con l’obiettivo di garantire i diritti di tutti i bambini».

In meno di 48 ore sono arrivate nella sua posta e nei commenti di Facebook «più di cento candidature da tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia», racconta la dirigente. I requisiti richiesti sono un diploma magistrale abilitante o la laurea in Scienze della formazione primaria. «Ma molte candidature non hanno i titoli necessari e sono state respinte. Quelle valide invece le abbiamo indirizzate alla segreteria scolastica, dove una commissione valuterà i titoli».

Per le supplenze brevi, davanti alla carenza di personale, la scuola di Corso Racconigi ha già “tamponato” con i tirocinanti. Ma ora si trova a dover far fronte a una cattedra vacante che si è aggiunta durante l’anno. Anzi una cattedra e mezzo, per un anno intero. E la dirigente è corsa ai ripari.

È l’arte di arrangiarsi, necessaria nella scuola italiana dle 2017. Soprattutto nelle regioni settentrionali, dopo la “cura” non riuscita della Buona Scuola e il caos del trasferimento di migliaia di docenti da Nord a Sud, quest’anno i presidi stanno aguzzando l’ingegno per coprire le cattedre rimaste vuote. La carenza di insegnanti, come ogni anno, riguarda soprattutto le materie tecnico-scientifiche, e pure il sostegno.

L’ufficio scolastico di Torino ha pubblicato diversi avvisi di istituzioni scolastiche per la ricerca di docenti. Le Graduatorie a esaurimento in teoria sono destinate a scomparire con le assunzioni. Mentre le graduatorie d’istituto, almeno per le primarie, sono già esaurite in quasi tutte le province del Nord.

L’annuncio apparso su Facebook

A Ravenna, in assenza di insegnanti, i bambini di diverse scuole elementari sono stati smistati in altre classi. I genitori hanno lanciato una petizione e il caso è arrivato in Parlamento tramite una interrogazione.

E le segreterie ormai sono disposte pure a chiudere un occhio sui titoli pur di avere un supplente. Altro che docenti scelti per merito. A Bergamo, si stanno arruolando anche studenti universitari e laureati non ancora abilitati all’insegnamento. E la stessa cosa stanno facendo a Treviso. A Brescia hanno chiesto aiuto addirittura a un’insegnante in pensione. E qualcuno ha lanciato pure qualche appello agli amici rimasti al Sud. Sembra un paradosso nella scuola italiana dei precari a vita, ma è quello che succede. Come negli anni Settanta, quando non c’erano insegnanti a sufficienza per coprire le aule affollate dai baby boomer, e si assumevano i laureandi. Stavolta, però, i bambini sono tutt’altro che in aumento, e i prof a disposizione ci sono. Ma non nei posti giusti.

Le ragioni sono diverse. «Per il sostegno, il motivo è che mancano gli insegnanti specializzati iscritti nelle graduatorie ad hoc», spiega Corrado Colangelo della Flc Cgil. I pochi che hanno fatto corsi di specializzazione sono già stati impiegati nelle supplenze. Corsi che, per giunta, si sono tenuti soprattutto nelle regioni meridionali, mentre in regioni come il Piemonte e la Lombardia se ne fanno pochi. Con il risultato che gli specializzati sono soprattutto al Sud. Esauriti gli insegnanti specializzati, poi, restano i “docenti di materia” in graduatoria, ma le queste graduatorie triennali, ormai vicine alla scadenza, si sono smagrite. Senza dimenticare che, dopo cinque anni, un insegnante di sostegno può transitare nel “posto comune”. «Ogni anno quindi c’è una fuoriuscita», aggiunge Colangelo.

Davanti alla scarsità di docenti, i presidi chiudono un occhio e assumono laureandi senza titoli. Come negli anni Settanta, quando non c’erano insegnanti a sufficienza per coprire le aule affollate dai baby boomer. Però, i bambini sono tutt’altro che in aumento, e i prof a disposizione ci sono. Ma non nei posti giusti

E i laureati in Scienze della formazione primaria, 1.979 nel 2015, non sono sufficienti a coprire il fabbisogno di alcune aree. In pochi ormai vogliono fare i mestri. Poi, quest’anno, va aggiunta la questione mobilità. Dopo il caos dell’algoritmo del ministero dell’Istruzione, con le assegnazioni provvisorie delle cattedre, molti docenti di ruolo, soprattutto meridionali, sono tornati nelle regioni d’origine. Ecco perché mentre al Sud i vincitori del concorsone (regionale) sono rimasti senza cattedra, molte cattedre al Nord invece sono rimaste scoperte e si deve ricorrere alle supplenze. Non solo: anche le cosiddette figure di potenziamento, da utilizzare in casi di emergenza, in alcune scuole non esistono.

Secondo un dossier di Tuttoscuola, maestri e prof che quest’anno hanno cambiato cattedra sono oltre 250mila. Anche se secondo Cisl Scuola, gli spostamenti effettivi su richiesta sarebbero ridotti a poco più di 70mila. Solo in Veneto, ci sarebbero settemila posti vacanti. Le graduatorie triennali saranno riaperte in primavera. E, a guardare le cifre, chi vorrà lavorare dovrà scegliere una provincia del Nord.

Intanto, quando si assenta un collega, i presidi tremano. Passano giornate a fare telefonate per cercare supplenti. E se le liste a disposizione sono esaurite, si ricorre al passaparola. O a Facebook, appunto, come ha fatto la preside Maria Teresa Furci.

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