Famiglie mancate

Le adozioni internazionali schiacciate nella guerra tra bande della politica

In Senato, a 48 ore di distanza, si sono tenuti due appuntamenti contrapposti. In mezzo ci sono i genitori. Un centinaio di coppie in attesa di adozione si sono riunite nel comitato “Family for children”. “Siamo schiacciati in una guerra fra bande politiche”, dicono

Adoption

(Getty Images/Mario Tama)

11 Febbraio Feb 2017 0830 11 febbraio 2017 11 Febbraio 2017 - 08:30

Due fazioni politiche contrapposte. E schiacciati al centro ci sono i genitori adottivi, aspiranti tali e i bambini. Il mondo delle adozioni internazionali in Italia è diviso da tempo. Uno scontro che si è palesato in Senato nei giorni scorsi, con due appuntamenti tenuti a 48 ore di distanza. Uno, il 7 febbraio, organizzato su iniziativa del senatore Maurizio Romani, a cui ha preso parte anche la contestata vicepresidente della Commissione adozioni internazionali (Cai) Silvia Della Monica, ex magistrato e senatrice renziana, accusata da operatori e famiglie di aver trasformato la Cai in un ente fantasma e monocratico. L’altro, il 9 febbraio, con la presenza del senatore Carlo Giovanardi (che della Cai è stato presidente) e dell’avvocato e commissario Cai Simone Pillon.

Noto per le sue posizioni contro le teorie gender e le adozioni gay, Pillon non è un commissiario qualunque, ma il commissario al centro dello scontro interno alla Cai. La Commissione in Italia rappresenta l’ente garante della correttezza delle adozioni internazionali in Italia. Ma come ha ripetuto più volte Silvia Della Monica, la commissione non si è riunita negli ultimi tre anni (tranne che per la riunione di insediamento del 27 giugno 2014) perché uno dei suoi membri è in conflitto d’interessi. Ovvero Pillon, esponente del Forum delle famiglie, di cui fa parte come socio fondatore anche l’Aibi, Amici dei bambini, l’ente autorizzato finito sotto accusa per presunte gravi irregolarità nelle adozioni in Congo in una nota inchiesta di copertina dell’Espresso. La battaglia tra Pillon e Della Monica va avanti da tempo. L’avvocato lo scorso 30 gennaio ha chiesto nuovamente la convocazione della Commissione, senza ricevere risposta. Una provocazione, secondo Della Monica. Ma il Forum fa parte per legge della commissione. Nominare un altro membro creerebbe lo stesso problema. L’unica soluzione potrebbe essere che Aibi si ritiri dal Forum. Ipotesi improbabile.

Il prossimo 13 febbraio scadranno le cariche dei commissari, e anche della vicepresidente. Mentre la presidenza, da maggio 2016 occupata dall’ex ministra Maria Elena Boschi, dopo la caduta del governo Renzi è rimasta vuota. E gli animi, in vista del rinnovo, si stanno riscaldando.

Il prossimo 13 febbraio scadranno le cariche dei commissari, e anche della vicepresidente. Persino le famiglie sono divise. E i 63 enti privati autorizzati alla gestione delle adozioni sono distribuiti nelle due fazioni. Tra chi si augura che Silvia Della Monica venga riconfermata e chi no.

«Siamo schiacciati in una guerra fra bande politiche», dice Giovanni Verduci, uno dei genitori invitati alla conferenza del 9 febbraio riuniti nel comitato “Family for Children”, composto da un centinaio di famiglie che si erano affidate a diversi enti per adottare un bambino, senza mai riuscirci. Molte di loro avevano dato l’incarico a Enzo B, l’ente sotto inchiesta a Torino con l’accusa di aver truffato le famiglie con la speranza di adottare bambini dall’Etiopia. «Quello che sappiamo», dicono, «è che insieme totalizziamo un milione di euro già pagati agli enti, circa diecimila euro a coppia, ma non sappiamo come li abbiano spesi. Noi chiediamo alla Cai di sapere almeno questo».

Già nel 2011 l’Etiopia aveva dato notizia della forte riduzione del numero di adozioni, ma le famiglie non sarebbero mai state avvisate, continuando a sborsare soldi. Nell’incontro del 7 febbraio Silvia Della Monica ha dichiarato che più che chiedersi perché alcune adozioni in Etiopia non sono state portate a termine bisognerebbe chiedersi perché alcune si sono invece concluse, lasciando intendere l’esistenza di irregolarità. Ma le famiglie di “Family for Children”, che più volte hanno criticato la Cai per la mancata assistenza, a quel convegno non sono state neanche invitate.

«Abbiamo provato più volte a metterci in contatto con Silvia Della Monica, senza riuscirci, abbiamo scritto a diversi politici. Abbiamo inseguito la Boschi», racconta Verduci. Ma con il referendum costituzionale alle porte non c’era spazio per le aspiranti famiglie adottive. «Le famiglie sono tuttora alla ricerca di un interlocutore con cui parlare. Ma la Cai in questo momento sta agendo come ente monocratico e non risponde».

«Siamo schiacciati in una guerra fra bande politiche. Quello che sappiamo - dicono - è che insieme totalizziamo un milione di euro già pagati agli enti, circa diecimila euro a coppia, ma non sappiamo come li abbiano spesi»

Difficile immaginare le adozioni internazionali possano avere un colore politico. Ma in questo scenario persino le famiglie sono divise. E i 63 enti privati autorizzati alla gestione delle adozioni sono distribuiti nelle due fazioni. Tra chi si augura che Della Monica venga riconfermata e chi no.

L’ipotesi più probabile, dicono i più informati, è che la poltrona di Silvia Della Monica salti. Ad aprile 2014, l’ex magistrato, è stata scelta da Renzi anche come presidente della Cai, sommando le due cariche. Quando si insediò, si racconta che Della Monica batté i pugni sul tavolo dicendo “la commissione sono io”. Fatto sta che, dopo la riunione di insediamento di giugno 2014, rimasta pure a metà e mai riconvocata, la commissione non si è più riunita. Il motivo, ha ripetuto Della Monica, è stato il conflitto di interessi di Pillon e l’emergere delle irregolarità in Congo. Ma tra uscite obbligate e uscite volontarie, dei 35 commissari della Cai, ne sono rimasti in carica ormai meno di una decina. La critica che fanno è di una gestione troppo autoritaria. Tant’è che dopo le polemiche per quella che gli enti e le famiglie definiscono la «politica delle porte chiuse», a maggio 2016 il governo per mettere una toppa nominò Maria Elena Boschi alla presidenza. Ma tra le due non scorre buon sangue.

In mezzo a questo marasma, è esploso lo scandalo delle adozioni in Congo. Della Monica dice di essere rimasta in silenzio per tutto questo tempo per assicurarsi che i bambini congolesi bloccati arrivassero in Italia. Ma le famiglie non ci stanno. «Ho telefonato più volte alla Cai per denunciare i dubbi sull’operato del mio ente», racconta Karen Hague, una delle componenti di “Family For Children”, «ma mi veniva sempre risposto che la Della Monica era impegnata a risolvere la questione Congo. Ma non ci sono solo le adozioni Congo!». E anche alcune delle famiglie che hanno portato a termine l’adozione in Congo si sono schierate contro Della Monica. Che nella conferenza del 7 febbraio ha ipotizzato che alcuni bambini sarebbero stati condotti in Italia sebbene avessero genitori nella loro terra d’origine. «In questa indeterminatezza», dicono dal Comitato Genitori Rdc, «si lascia la possibilità a tutti i figli giunti dalla Rdc di ritenere di essere frutto non già di una adozione ma di una ruberia». Per questo hanno chiesto l’intervento del Garante dell’infanzia perché si faccia chiarezza sulle adozioni concluse.

Da “Family For Children”, in mezzo alla lotta politica, come ultima spiaggia si appellano invece al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per «rimettere in moto la macchina della Commissione adozioni internazionali», dicono. «Non apparteniamo a nessuno schieramento politico. La Cai è un organismo statale pagato dai contribuenti. Noi siamo obbligati a rivolgerci agli enti per l’adozione internazionale e la Cai deve garantirne la correttezza, adempiendo ai suoi doveri». Il prossimo 13 febbraio la commissione scadrà. Si avranno poi a disposizione altri 45 giorni per capire quale sarà il destino delle adozioni internazionali in Italia.

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