Viva il ragazzo che vendeva le merendine a scuola, abbasso l’Italia nemica dell’innovazione

Ricordate la storia? Bene, ora il ragazzo, dopo il 6 in condotta e la sospensione, è stato pure condannato a pagare 5mila euro. Una lezione fantastica, per capire cos’è l’Italia. Un Paese conservatore, in cui si insegna a non innovare

Merendine
13 Febbraio Feb 2017 1051 13 febbraio 2017 13 Febbraio 2017 - 10:51

Ci scuserete se per un giorno non parleremo di Renzi, Berlusconi o di quando si andrà a votare. Piuttosto ci piacerebbe riflettere sul caso del ragazzino di Moncalieri che vendeva illegalmente merendine a scuola, giusto ieri condannato a pagare 5mila euro di multa, più di quel che aveva guadagnato.

Ricapitoliamo per i distratti: le merendine erogate dai distributori automatici - di fatto monopolisti nel commercio di snack nella scuola - avevano un prezzo ritenuto eccessivo dagli studenti. Uno di loro, ha colto un’opportunità di mercato. Comprare le medesime merendine al discount e rivenderle con un ricarico minimo, di dieci o venti centesimi, ai compagni, che fino a quel momento le pagavano più o meno il doppio.

Risultato? Nel più classico dei processi di celebrità all’italiana, il ragazzo in questione è passato dall’essere considerato una specie di eroe del libero mercato - la Fondazione Einaudi gli ha offerto una borsa di studio - a finire attaccato e vilipeso dagli insegnanti (sospensione, lavoro coatto in un mercato, sei in condotta), dai suoi compagni di classe (“un illecito non vale una borsa di studio”), dai vigili che gli hanno comminato una multa superiore, per importo, a quel che aveva ricavato.

Una lezione fantastica, per gli studenti di quella scuola. Che hanno capito che in Italia abbiamo uno spirito imprenditoriale ancestrale, capace di vedere opportunità di mercato ovunque. Che quello spirito non si impara a scuola, ma che anzi la scuola lo castra sul nascere, con punizioni esemplari, perché il denaro è lo sterco del diavolo. Che i giovani, le principali vittime dello status quo, sono nel contempo i più strenui difensori del medesimo

Una lezione fantastica, per gli studenti di quella scuola. Che hanno capito che in Italia abbiamo uno spirito imprenditoriale ancestrale, scritto nel Dna, capace di vedere opportunità di mercato ovunque. Che quello spirito non si impara a scuola, ma che anzi la scuola lo castra sul nascere, con punizioni esemplari, perché il denaro è lo sterco del diavolo. Che i giovani, le principali vittime dello status quo, sono nel contempo i più strenui difensori del medesimo. Che mentre altrove si celebra la genialità di chi rompe le rendite di posizione, creando nuove opportunità di mercato, da Uber a Airbnb, da Amazon a Zalando, da Paypal a Tesla, da noi si punisce più e più volte, caso mai a qualcuno venga in mente di riprovarci. Che la differenza tra informalità e illegalità non l’abbiamo ancora imparata. E che, in ogni caso, preferiamo punire la prima anziché la seconda.

Ce la meritiamo, l’Italia.

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